QUI PARIGI, APPUNTI DALLA DEFENSE

Il pronto soccorso di Stato
per le aziende in difficoltà

Oltralpe il Comité interministériel de restructuration impegna competenze e risorse dello Stato per salvare le imprese dal default. Con regole di ingaggio ben definite e consolidate da quasi trent’anni

Giuseppe Corsentino
Il pronto soccorso di Stato per le aziende in difficoltà

Il paragone più ricorrente sui media francesi è quello con le “urgences”, i pronto-soccorso ospedalieri. Solo che in questo caso il malato bisognoso di cure immediate è un’azienda di media taglia (almeno 400 dipendenti) la cui sopravvivenza può essere indispensabile per la salute del distretto in cui opera, per il valore economico che produce e per l’occupazione che garantisce sul territorio. Ecco perché questo speciale “pronto soccorso” aziendale sta nel grande palazzo del Ministero dell’Economia, a Bercy, sulla Senna, ha uno staff di esperti di politica industriale e risponde direttamente al sottosegretario Agnès Pannier-Runacher, una giovane enarca con esperienza aziendale (ha guidato la Compagnie des Alpes, la società pubblica che gestisce le stazioni sciistiche francesi) che il ministro Bruno Le Maire ha voluto al suo fianco in questa fase delicata dell’economia, alla vigilia - a quanto pare - di una timida ripresa (a differenza di Italia e Germania con l’encefalogramma della crescita piatto) dopo un durissimo decennio (post 2008) di stagnazione. Segno che il malato non è affatto guarito e che le aziende bisognose delle cure immediate del Ciri (così si chiama l’infermeria di Bercy, Comité interministériel de restructuration industrielle e già il nome fa capire quale sia il suo ruolo, diciamo, trasversale) non sono poche. L’anno scorso i dossier industriali arrivati sui tavoli del Ciri sono stati 58 e hanno riguardato altrettante aziende con 90.308 dipendenti, mentre nel 2017 le aziende in crisi che hanno bussato alla porta del Ciri erano state 43 con 72.508 dipendenti.

Certo, non tutti i dossier si sono conclusi positivamente perché, nelle fasi dure del ciclo (anche se le prospettive per il 2020 fanno ben sperare così come il calo, seppure solo dell’1%, dei fallimenti nel 2018) neanche i medici e gli infermieri del Ciri fanno miracoli. Anche se, dice con orgoglio tipicamente francese la sottosegretaria, il Ciri rappresenta “le visage de l’Etat”, il volto di uno Stato che ci mette la faccia, è il caso di dire, e impegna competenze e risorse per salvare anche solo un’azienda dal default (con tutto quel che segue).

Per spiegarlo a un lettore italiano, va detto che il Ciri (la cui guida è affidato a un altro grand commis, un ingegnere uscito dall’Ecole des Mines del Politecnico) non funziona come i “tavoli di crisi” del nostro Ministero dello sviluppo economico dove i vari Calenda, Di Maio, Patuanelli, in ordine d’entrata governativa, o fanno la voce grossa con le imprese in difficoltà (soprattutto a favore di telecamere nel grande androne mussoliniano di via Veneto, Roma) oppure le blandiscono con la promessa di nuovi finanziamenti e cassa integrazione a zero ore. Il Ciri (www.tresor.economie.gouv.fr) è diverso: ha regole d’ingaggio ben precise e consolidate da quasi trent’anni di attività (è stato creato nel lontano 1982, inizio dell’era mitterandiana) e si muove seguendo il percorso che farebbe un consulente aziendale incaricato di ristrutturare un’azienda in difficoltà. Come spiega ancora una volta la nostra sottosegretaria Pannier-Runcher “lo Stato non è né un creditore né un azionista né un finanziatore di ultima istanza, ma solo un facilitatore di processi”.

La cura Ciri inizia con l’analisi approfondita dei problemi che hanno portato l’azienda sull’orlo del fallimento; continua mettendo a punto un business plan che potrà essere supportato - eccoci al terzo passaggio - da un piano finanziario sostenuto, per esempio, dalla filiale di una banca pubblica come la Bpi che fa capo alla Banque Postale.

Non solo: il Ciri può anche aiutare a cercare sul territorio un nuovo socio o un’altra società con cui allearsi (e per questo il Comité lavora in collaborazione con i Crp, Commissaires aux restructurations et à la prévention des entreprises en difficulté, che hanno competenza sulle aziende di taglia inferiore, sotto i 400 dipendenti), oppure convincere le banche ad accordare una proroga ai crediti già erogati magari sulla base di un nuovo piano di ristrutturazione. Insomma, né più né meno del lavoro di una società di consulting con l’appendice di un investment banking.

Funziona? Sui 58 dossier del 2018, 22 hanno avuto esito positivo, 33 sono ancora in fase istruttoria e solo tre si sono conclusi negativamente, con il default dell’azienda. Il Ciri non fa nomi. Si sa solo che da quando è scoppiato il Dieselgate (che ha coinvolto pesantemente le case automobilistiche francesi, non solo le tedesche) molte aziende della filiera automotive, che rappresentano il 10% del pil industriale francese, hanno fatto ricorso alle cure del Ciri. E così l’agro-alimentare (a Bercy ci si vanta di aver salvato Doux, uno dei maggiori allevatori di polli) e la grande distribuzione che rappresenta ormai il 34% degli interventi. Perché i supermercati fanno fatica, come si sa, e allora non resta che correre al Ciri per le prime cure.

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