VITA DA MANAGER

Attenti a non scoppiare
per la sindrome da burnout

È lo step successivo al cosiddetto workhaolism e si presenta all’improvviso. Ecco quali sono i campanelli d’allarme e come far fronte a un disagio che colpisce chi in azienda ha un ruolo di responsabilità

Vincenzo Petraglia
Attenti a non scoppiareper la sindrome da burnout

Carichi di lavoro sempre più pesanti, performance richieste sempre maggiori, maggiori difficoltà a staccare veramente la spina (complice la tecnologia che ci rende sempre connessi)? Sono l’anticamera della cosiddetta sindrome del burnout (dall’inglese “bruciato, scoppiato, esaurito”). Una condizione che si presenta inizialmente come uno stato di logorio psicofisico con stanchezza cronica e poi determina importanti cali di concentrazione, demotivazione, esaurimento delle energie interiori, disinteresse e inefficenza nell’attività lavorativa e nella gestione delle relazioni, lavorative e non, depressione. Un’epidemia che si sta diffondendo a macchia d’olio e che riguarda sempre più manager, sui quali grava in genere un forte carico di responsabilità e stress appunto. Secondo una ricerca dell’inglese Willis Towers Watson, il 42% dei professionisti dichiara di aver sofferto di un forte stress o di problemi di salute mentale, e ben uno su tre incolpa il lavoro di avere un impatto negativo sul proprio equilibrio psicofisico. Il 41% di essi sembrerebbe però non farne parola con nessuno in ufficio per il timore di vedere compromesse le proprie possibilità di carriera. Il 38%, invece, non ne parlerebbe perché ritiene che colleghi e superiori non capirebbero il loro disagio. Non stupisce, dunque, che l’Organizzazione mondiale della sanità abbia da poco riconosciuto ufficialmente il burnout come una vera e propria sindrome conseguenza di stress cronico da lavoro, spesso dovuta alla continua lotta per ritagliare dalle ore di lavoro i propri spazi.

I sintomi

I fattori scatenanti possono essere diversi. Il sovraccarico di lavoro, che può essere non solo un carico di lavoro eccessivo, ma anche una tipologia di lavoro inadatta alla persona o un carico emotivo troppo pesante giocano un ruolo importante. «Anche se poi», spiega Maria Angela Chiorazzi (nella foto), psicologa e counselor, «dipende da persona a persona, da come cioè l’individuo è in grado di far fronte allo stress cui è sottoposto. C’è chi tende alla frustrazione e chi invece risponde allo stress in modo più positivo e innovativo. Il più delle volte, comunque, dipende dalla difficoltà di filtrare adeguatamente le proprie emozioni negative, figlia di una condizione psicofisica precaria, che restituisce una visione distorta della realtà». Anche una remunerazione non adeguata al tipo di impegno e lavoro che si fa, o la mancanza di un adeguato sistema di ricompensa e di riconoscimento, o il non sentirci attivi, coinvolti e partecipi fino in fondo (la non partecipazione produce demotivazione), possono giocare un ruolo importante, che a cascata provocano un crollo del senso di appartenenza al contesto lavorativo e la sensazione di non avere il giusto controllo sul proprio lavoro. «I sintomi dello stress da lavoro», continua la psicologa, «sono molteplici: scarsa voglia di alzarsi la mattina, scarsa concentrazione, stanchezza cronica, eccesso di cinismo al lavoro, scarsa energia e insufficiente produttività, mancanza di soddisfazione una volta raggiungenti gli obiettivi prefissati, svogliatezza, nausea, cambiamento nelle abitudini alimentari o del sonno, insonnia, abuso di tranquillanti e di farmaci, assenteismo dal posto di lavoro, forte senso di angoscia e di ansia, con possibilità di sfociare in attacchi di panico, cattivo umore, crisi di pianto e isteria. Anche sul piano fisico si possono registrare disturbi gastrointestinali, coliti, cistiti, disordini alimentari, disturbi dermatologici, mal di testa, frequenti raffreddori e influenze, mal di schiena o altri dolori fisici. Sintomi che possono dar vita a vere e proprie malattie croniche».

Scarsa concentrazione, stanchezza cronica e produttività insufficiente sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione

In genere chi è colpito da burnout manifesta una sensazione di fallimento, non ha più voglia di recarsi ogni giorno sul posto di lavoro, prova rabbia e risentimento o, al contrario, indifferenza e scoraggiamento, si sente stanco ed esaurito, prova negatività e senso di colpa, è incapace di concentrarsi e perde in positività per se stesso, i colleghi, le persone con cui si interfaccia quotidianamente. Ha spesso un atteggiamento distaccato e apatico nei confronti degli altri, non di rado ritenuti responsabili dei propri mali.


Le persone più a rischio

Fra i più vulnerabili a questo crollo psicofisico, coloro che investono nel lavoro in modo sproporzionato, i cosiddetti workaholic. Anche chi ha una vita privata insoddisfacente o è troppo idealista e perfezionista rischia più di altri. Come pure giocano un ruolo importante il bisogno di voler tenere tutto sotto controllo, l’impulsività, l’eccessiva introversione o estroversione, la pulsione ossessiva al raggiungimento di uno scopo o la tendenza a porsi obiettivi irrealistici, l’iperattività, l’eccessivo zelo nel fare le cose. «Spesso a pesare nello stress, non è tanto il carico di lavoro in sè», spiega Chiorazzi, «ma il non equo rapporto tra lo sforzo richiesto e la compensazione ricevuta non solo in termini economici ma anche come soddisfazione e riconoscimento sociale. Un’altra causa scatenante lo stress è talvolta il work-family conflict, ossia una forma di conflitto interruolo, nel quale le pressioni provenienti dal dominio lavorativo o dalla famiglia sono mutualmente incompatibili».

Lo stress determina complesse reazioni somatiche che portano a una modificazione del substrato biologico dell’organismo


Le vie d’uscita

Cosa fare, dunque, se si soffre di burnout? Fondamentale riflettere sui propri reali obiettivi. È indispensabile individuare una gerarchia delle priorità ristabilendo un nuovo equilibrio fra doveri professionali ed esigenze della propria vita al di fuori del lavoro, in considerazione dei propri limiti e bisogni personali e di salute e benessere psicofisico. Se un lavoratore soffre di burnout, il datore di lavoro o il suo diretto responsabile è bene che si preoccupi di verificare cosa non va nell’organizzazione lavorativa e, se ci sono degli stressor modificabili, provare a cambiarli. Ne vale della salute e dell’efficienza delle persone, ma anche dell’azienda. Quando il problema è all’interno dell’individuo, bisogna capire da dove proviene il disagio, quali sono le sue radici, legate anche alla storia individuale e al modo di affrontare le emozioni. Per cui potrebbe risultare sufficiente, se lo stressor per esempio è l’eccessiva mole di lavoro, ridurre l’orario di lavoro o prendersi una vacanza, oppure rendesi necessario il supporto di uno psicoterapeuta che possa aiutarlo a comprendere come è arrivato a quel punto e a modificare il suo atteggiamento. Svariati sono i percorsi che si possono seguire. Fra questi anche l’ipnosi. «Uno strumento», spiega Chiorazzi, «utilizzato all’interno di un percorso di psicoterapia che può avere i benefici delle psicoterapie con il vantaggio di una durata relativamente breve. Lo stress determina delle complesse reazioni somatiche che possono portare ad una modificazione del substrato biologico (cioè dei cambiamenti come quelli a livello ormonale) dell’organismo, modificazione che risulta essere una potenziale causa di malattie. Il corto circuito tra questo meccanismo mente-corpo può essere “interrotto” attraverso la modifica dei sistemi di apprendimento più inconsci, che sono di più facile accesso quando si è in uno stato di trance ipnotica. La psicoterapia ipnotica è un processo di apprendimento per il paziente, una rieducazione in sintonia con il proprio profilo psicologico-esperienziale ed è volta a rinforzare le risorse e le capacità di adattamento e risposta allo stress proprie di ciascun individuo». La prevenzione, però, è la strategia più auspicabile, evitando che così un disagio o un problema possano ingigantirsi nel tempo: porsi obiettivi realistici, variare la routine, ritagliarsi delle pause (prendersi un break ogni tanto rende più lucidi e rigenera le energie), separare lavoro e vita privata, fare sport, che libera la mente e scarica lo stress, apprendere e praticare qualche tecnica di rilassamento.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400