PIACERI

Puni, il grande
whisky italiano

Da febbraio 2012 anche il Belpaese ha la sua distilleria in perfetto stile scozzese: si trova in Val Venosta, a Glorenza, e il fondatore, Albrecht Ebensperger, le ha dato il nome del torrente che attraversa la valle

Claudio Riva*

Seguendo il successo del single malt, molte nazioni che non era tradizionalmente produttrici di whisky hanno visto nascere le prime distillerie. Dalla Scozia, dall’Irlanda, dagli Stati Uniti e dal Canada la distillazione del cereale ha invaso il mondo, arrivando quasi un secolo fa in Giappone e più recentemente in Francia, Germania, Svezia, Inghilterra, Belgio, India, Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica e Taiwan.

Dal febbraio 2012 anche l’Italia ha la sua prima distilleria di whisky in perfetto stile scozzese. Siamo in Val Venosta, esattamente a Glorenza, qui Albrecht Ebensperger - costruttore edile e grande appassionato di single malt - decide di porre la prima pietra della distilleria Puni. La Val Venosta oggi è famosa per le mele, ma ha una grande tradizione nella coltivazione del cereale, l’ampia e soleggiata vallata ospitava quello che era chiamato il granaio del Tirolo. Siamo nel cuore delle Alpi, il panorama è dominato dal massiccio dell’Ortles che sfiora i 4000 metri e regala alla distilleria una location in perfetto stile Highlands scozzesi. L’acqua che ne fuoriesce è tanto importante da avere condizionato il nome stesso della distilleria, il rio Puni è il vivace corso d’acqua che attraversa l’alta Val Venosta.

La distilleria si è fatta riconoscere con una forte identità da design italiano ancor prima di avere rilasciato il suo primo imbottigliamento – per normativa europea un whisky può essere chiamato tale solo dopo tre anni di maturazione in legno. Lo stile moderno dell’edificio, opera del rinomato architetto altoatesino Werner Tscholl, in realtà è un omaggio al passato: un cubo costruito con una scacchiera di mattoni rossi che richiama la trama utilizzata nei fienili locali. Gli alambicchi sono stati costruiti dalla scozzese Forsyths, produttore di quasi la totalità dei potstill che producono scotch whisky, il setup degli impianti e il training sono stati fatti da personale scozzese. La bottiglia, unica nel suo genere, ha portato alla distilleria Puni il suo primo riconoscimento, il migliore design al mondo assegnato dal World Whiskies Awards 2016.

Contrariamente alle distillerie di malto scozzesi che usano 100% malto d’orzo come materia prima, la distilleria Puni ha inizialmente voluto dare un carattere più alpino al suo whisky inserendo nella ricetta di cereali una parte di segale di montagna prodotta localmente, una varietà antica che viene coltivata sopra i 1000 metri, che è tutelata dai presidi Slow Food e che conferisce al whisky un carattere unico. Anche per la maturazione la distilleria ha desiderato mettere la propria firma. Parte delle botti matura nei bunker militari sotterranei della seconda guerra mondiale, luoghi che per temperatura e umidità sono in grado di affinare più lentamente l’acquavite di cereale e quindi di garantire risultati di qualità superiore. Tra le botti troviamo scelte tradizionali, le american barrel ex-bourbon e le spagnole ex-sherry, ma anche una percentuale significativa di botti ex-marsala e di botti ex-vino dell’Alto Adige per marcare ulteriormente lo stile italiano.

Il loro primo whisky italiano è stato rilasciato il 29 ottobre 2015. Due gli imbottigliamenti. Il Puni Nova, ottenuto con una maturazione piena in botti ex-bourbon per 3 anni con un piccolo affinamento in barrique francese da vino (quindi tostata) – per questo motivo viene dichiarato l’utilizzo di rovere americano e di rovere europeo. È un whisky diverso, impensabile poter produrre uno stile da scotch whisky al di fuori della Scozia, la piccola componente di segale e la maturazione in legno francese conferiscono al malto struttura e quel pizzico di spezia/tannino necessario per rendere il giovane whisky più complesso, più strutturato. I sentori di miele, di frutta tropicale, di vaniglia sono arricchiti da una nota resinosa, quasi balsamica. Il Puni Alba è invece caratterizzato da una maturazione in un mix di botti ex-Marsala ed ex-Islay (quelle che hanno contenuto i super torbati scozzesi). Quindi qui c’è più Italia, c’è un poco del nostro sole. La vinosità, la tannicità, la masticabilità della botte di Marsala sono molto evidenti e restano avvolte dalla nota torbata che non è proprio quella torbata di Islay ma diventa una elegante nota affumicata di tabacco e di chiodo di garofano.

Alle prime edizioni del 2015 sono seguiti altri rilasci in serie limitata. Oggi la gamma è arricchita dal Puni Sole (il loro primo 4 anni, 2 anni in ex-bourbon e 2 anni in ex-sherry PX con note di uvetta e arancio), dal Puni Gold (5 anni di maturazione esclusiva in botti ex-bourbon di primo uso per intense note di pasticceria) e dal Puni Vina Marsala Edition (5 anni di maturazione con forte contributo di botti ex-Marsala). Pochi anni di esperienza sono stati sufficienti per delineare il carattere del whisky italiano. Nel 2019 la distilleria ha fatto un ulteriore salto di qualità grazie all’installazione di una propria linea di imbottigliamento che consentirà di allargare la gamma delle edizioni speciali, ma non solo. Il 25 aprile, in visita con un nutrito gruppo di soci di Whisky Club Italia, il distillatore Lena mi ha concesso l’onore di tagliare le teste e le code della loro prima distillazione 100% italiana. Hanno infatti dato il via alla produzione di lotti di whisky ottenuti da malto d’orzo italiano, orzo tutto prodotto e maltato in Italia. Lotti che tra qualche anno daranno vita al primo whisky 100% italiano, dall’orzo all’imbottigliamento, un vanto per la distilleria, un risultato perseguibile solo se sei davvero micro e artigianale, basti pensare che solo un paio tra le oltre 150 distillerie scozzesi possono vantarsi di produrre un whisky 100% scozzese.

La situazione in Italia è in velocissima evoluzione. I segnali parlano di nuove distillerie che stanno nascendo prevalentemente nel Centro-Nord Italia, l’energia della micro-distillazione sembra finalmente essere in procinto di attraversare le Alpi e di contagiare la passione degli Italiani, la stessa passione che ha portato in un paio di decenni alla nascita di quasi un migliaio di micro-birrifici. E proprio questi birrai artigianali stanno avvicinandosi per primi al mondo della distillazione. E se hai a che fare tutti i giorni con il malto è naturale che inizialmente produrrai vodka e gin ma che in silenzio inizierai ad accumulare botti di whisky che prima o poi verranno imbottigliate e renderanno l’offerta di whisky italiano più ricca e intrigante. Ne riparleremo tra qualche anno!


* fondatore di Whisky Club Italia

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