apprOFONDIMENTI

Robot e AI creeranno lavoro
se sapremo lavorare con loro

Secondo uno studio di PwC entro il 2022 le nuove tecnologie azzereranno 75 milioni di posizioni, ma ne genereranno 133 milioni: 58 in più. La partita per essere dalla parte giusta del campo è ancora tutta da giocare

Giovanni Andrea Toselli *
Robot e AI creeranno lavorose sapremo lavorare con loro

COSTRUIRE CULTURA D’IMPRESA

Inizia con questo articolo, firmato dal “territory senior partner” di PwC Italia Giovanni Andrea Toselli, una collaborazione tra il colosso della revisione contabile e della consulenza ed Economy. Nei prossimi numeri, pubblicheremo altri otto interventi, di altrettanti autori PwC, che svilupperanno i temi indicati nel box della pagina accanto. Il senso profondo di quest’iniziativa editoriale - ovviamente multimediale, perchè gli articoli saranno disponibili in modalità free da subito anche sul web - è quello di aprire un dibattito sulla cultura d’impresa, vista dall’ottica di un gruppo globale della consulenza che la vive e la pratica quotidianamente nel mondo e in Italia. Un modo per contribuire a creare valore per il sistema Paese. (s.l.) 


Tecno-ottimisti sì, tecno-fanatici no. Siamo convinti che la rivoluzione digitale creerà nuovi posti di lavoro, più di quanti ne abbia resi superflui o si accinga a rendere tali: ma la transizione tra il vecchio e il nuovo mondo del lavoro sarà lunga e complessa, e va gestita. 

Secondo un recente studio PwC dal titolo «Will Robots Steal Our Jobs» entro il 2035, robot e intelligenze artificiali saranno in grado di sostituire il 39% dei posti di lavoro attualmente esistenti in Italia. Ma, a determinate condizioni, potranno indurne la creazione di molti di più.

La percentuale di adulti con competenze linguistiche o matematiche insufficienti è del 39% contro il 26,3% della media Ocse

Gli effetti di questa vera e propria rivoluzione non si avvertiranno comunque allo stesso modo in tutti i settori e livelli professionali: solo il 16% dei laureati rischia di veder scomparire il proprio posto di lavoro, contro il 45% dei lavoratori che non hanno completato un ciclo di studi superiori. E comunque, al 2022, nel mondo i posti azzerati dal digitale si calcolano in 75 milioni, mentre quelli nuovi creati dalle stesse tecnologie saranno 133 milioni, 58 in più. La partita per essere dalla parte giusta degli effetti del digitale, la parte di questi 133 milioni di nuovi occupati tecnologici, è una partita tutta da giocare.

L’Italia – che pure annovera numerosimi brillanti talenti, nel digitale - parte però molto svantaggiata su un fronte: quello della formazione. La percentuale di adulti (16-55 anni) con competenze linguistiche o matematiche insufficienti è del 39% contro il 26,3% della media Ocse, ad esempio. La percentuale di Neet è tra le più alte d’Europa, 28,9% contro 16,5%.

Va chiuso il gap infrastrutturale digitale di cui soffre l’Italia, incrementando la possibilità di  avviare attività on-line

Dobbiamo renderci conto, ed affermare forte e chiaro, che senza adeguati investimenti in formazione, l’Italia rischia di spostarsi verso il basso nelle catene globali del valore. Ed è purtroppo quanto sta accadendo oggi.

Tra il 2006 e il 2016 i lavori a basse competenze sono cresciuti del 5,2%, quelli ad alte sono scesi dell’1% e quelli a medie competenze sono diminuiti del 4%. Solo l’8,1% degli italiani in età da lavoro è impegnato in un percorso di apprendimento permanente. Il 40% delle aziende sopra i 10 addetti non offre loro nessun programma di formazione professionale.

Inoltre, l’Italia risulta il quart’ultimo Paese dell’area Ocse per numero di laureati (il 18,7% della popolazione tra i 25 e i 64 anni, contro una media Ocse del 36,9%).

Nel secolo dell’economia della conoscenza, l’Italia non può permettersi un deficit di competenze così grave.

Ma non è l’unico gap nocivo, se ci si pone nell’ottica di individuare i presupposti necessari per agganciare lo sviluppo digitale. Ce n’è almeno un altro, altrettanto grave: il gap infrastrutturale.

La logistica – che è un settore trasversale, abilitante di ogni sviluppo commerciale e industriale – è al 19° posto nella graduatoria mondiale delle performance di sistema, guidata dalla Germania.

La banda larga scarseggia. La percentuale di famiglie con connessione a banda larga è del 53,8% con il picco della Lombardia al 63,2% e il record negativo della Calabria, ferma al 39,6%. Secondo il Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, il nostro Paese è quart’ultimo, il che c’inchioda a un ritardo medio assai grave sia sulla connettività – come s’è visto dai dati specifici – sia sugli altri parametri-chiave misurati dalla Commissione, ovvero il capitale umano digitale, i servizi pubblici digitali, il tasso di utilizzo dei servizi web e l’integrazione delle tecnologie digitali nel sistema.

Contrastare e anche rapidamente migliorare questo quadro così critico è possibile, ma alla condizione di muovere subito, e insieme, sei leve di polita settoriale e sistemica. Le leve settoriali incentrate sull’istruzione e sulla connessione di essa con il mercato del lavoro devono ridurre l’età di avvicinamento allo studio dell’Ict, il grado di utilizzo dell’Ict da parte dei formatori e la disponibilità di dispositivi digitali per la formazione. Le leve trasversali devono puntare a chiudere il gap infrastrutturale digitale di cui il Paese soffre, incrementando la possibilità di avviare attività on-line e agevolando l’accesso a contenuti on-line di buona qualità, a tutti i livelli.

Rispetto a tutto ciò, PwC Italia ha in corso una collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà volta a mettere a punto una proposta di legge che intervenga su questi fronti. I punti su cui la proposta di articolerà saranno volti a sostenere il capitale umano 4.0 introducendo l’iper-ammortamento appunto per le spese in formazione digitale avanzata. Inoltre, la legge ha l’obiettivo di avviare una sperimentazione triennale volta a consentire alle scuole medie di tutta Italia di introdurre le non-cognitive skills – come amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale - su base volontaria e sperimentale, all’interno della didattica della scuola secondaria di primo e secondo grado. Obiettivo è sviluppare negli studenti abilità e competenze quali flessibilità, creatività, attitudine al problem-solving, capacità di giudizio, capacità di argomentazione e di interazione.

Rispetto a tutto ciò, PwC Italia ha in corso una collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà volta a mettere a punto una proposta di legge che intervenga su questi fronti. I punti su cui la proposta di articolerà saranno volti a sostenere il capitale umano 4.0 introducendo l’iper-ammortamento appunto per le spese in formazione digitale avanzata. Inoltre, la legge ha l’obiettivo di avviare una sperimentazione triennale volta a consentire alle scuole medie di tutta Italia di introdurre le non-cognitive skills – come amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale - su base volontaria e sperimentale, all’interno della didattica della scuola secondaria di primo e secondo grado. Obiettivo è sviluppare negli studenti abilità e competenze quali flessibilità, creatività, attitudine al problem-solving, capacità di giudizio, capacità di argomentazione e di interazione.

* territory senior partner, PwC Italia

 

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