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Differenziare carta e cartone:
ora la sfida è sulla qualità

I volumi di raccolta differenziata sono in crescita in tutta Italia, ma restano da sconfiggere alcuni “vizi” per sostenere un’economia circolare realmente efficace per imprese, Comuni e cittadini

Paola Belli
Differenziare carta e cartone: ora la sfida è sulla qualità

Due nuovi impianti già inaugurati a Mantova e ad Avezzano. Una terza cartiera pronta ad aprire i battenti in Piemonte. Poco meno di 100 milioni di euro erogati nel 2018 a 5.506 comuni italiani. E soprattutto una vera e propria foresta urbana (il macero) trasformata in materia prima seconda destinata alla produzione di nuova carta e cartone. A voler azzardare una metafora, si potrebbe dire che se la salvezza del pianeta dipendesse esclusivamente dalla nostra capacità di differenziare e riciclare carta e cartone, si potrebbe già cominciare a comprare lo spumante per festeggiare. Purtroppo non è così, ma i numeri del settore sono talmente positivi da non lasciare spazio a interpretazioni.

Fare una corretta raccolta differenziata conviene perché riduce drasticamente la presenza di discariche sul territorio

Rispetto a 20 anni fa, la quantità di carta che i cittadini italiani avviano a riciclo è aumentata del 239%: in una parola, è più che triplicata. Da 1 milione di tonnellate, a oltre 3,4 milioni. 

Il che significa che dal 1998 ad oggi, ben 52 milioni di tonnellate di carta e cartone sono state sottratte alle discariche e avviate a una delle 55 cartiere attualmente presenti in Italia. 

Una buona pratica entrata ormai nelle abitudini consolidate della stragrande maggioranza degli italiani, che, da nord a sud, hanno metabolizzato una verità incontrovertibile: fare una corretta raccolta differenziata conviene a tutti. Conviene al territorio e all’ambiente, visto che si riduce drasticamente la presenza di discariche e si limita il ricorso a materie prime vergini; fa bene all’economia, visto che quella circolare sta facendo passi da gigante contribuendo anche a creare nuovi posti di lavoro; fa bene ai Comuni che dalla vendita dei materiali raccolti ricavano risorse fondamentali per far quadrare i loro bilanci e sviluppare politiche ambientali. 

Secondo Comieco nei contenitori dell'indifferenziata finiscono 600mila tonnellate di carta che potrebbero essere riciclate

Certo, lungo lo stivale le differenze territoriali ci sono e sono ancora piuttosto marcate, ma gli ultimi dati messi a disposizione da Comieco, il Consorzio nazionale per il riciclo di carta e cartone, raccontano di un trend positivo che sta interessando anche le regioni del sud, storicamente più indietro per quanto riguarda la propensione al riciclo. Non è un caso, infatti che lo scorso anno sia stata proprio la Sicilia la regione a far registrare l’incremento più significativo nella raccolta di carta e cartone: un + 31,5%, che fa impallidire il +3,9% registrato a livello nazionale. Ovviamente però la strada da fare per gli isolani resta ancora lunga, visto che ciascun abitante della Trinacria raccoglie in media 29 chilogrammi di carta l’anno, mentre nello stesso periodo di tempo un emiliano avvia a riciclo 90 chilogrammi di carta e cartone. Al di là dei freddi numeri, tuttavia, quello che appare chiaro è che la fase uno dell’operazione riciclo può considerarsi conclusa con successo: in termini quantitativi, gli italiani fanno un’ottima raccolta differenziata di carta e cartone. A questo punto, si apre la fase due. Per i prossimi anni, la parola d’ordine sarà: qualità della raccolta differenziata. 

I primi ad esserne consapevoli sono gli imprenditori del settore che infatti, dopo aver visto moltiplicarsi i volumi di macero in ingresso nei loro impianti negli ultimi anni, ora chiedono di fare due ulteriori passi avanti. Il primo è piuttosto semplice e per certi versi scontato: dare la caccia agli sprechi. Secondo i calcoli di Comieco, all’interno dei contenitori dell’indifferenziata si nasconderebbe un vero e proprio “tesoretto”: 600mila tonnellate di carta e cartone che potrebbero essere avviate a riciclo e che invece, per pigrizia o scarsa informazione, vanno in fumo. 

Il secondo passo riguarda appunto la qualità del materiale raccolto nelle città. Ci sono infatti alcuni “vizi” duri a morire che influenzano il buon esito del ciclo del riciclo di carta e cartone. Se ormai a nessuno verrebbe in mente di gettare il giornale nell’indifferenziato, sono ancora molte le persone che gettano nel contenitore della carta gli scontrini, i fazzoletti sporchi o la carta oleata, o il sacchetto non cellulosico con cui si porta la carta e il cartone al cassonetto.  L’incidenza di questi vizi è praticamente trascurabile se si tiene conto del settore commerciale, dove solo lo 0,7% di materiale raccolto diventa scarto. Ma la percentuale sale a oltre il 3,3% se si perdono in considerazione le famiglie.  La presenza di queste impurità all’interno del materiale raccolto, ha due tipi di effetti negativi. Uno economico e uno ambientale. 

Maggiore è l’incidenza degli scarti, infatti, maggiori sono i costi di gestione per le imprese e, di conseguenza, minore è il corrispettivo economico che viene pagato alle pubbliche amministrazioni e alle aziende ex municipalizzate che si occupano di raccolta differenziata. Nel 2018 il Consorzio ha corrisposto, direttamente o tramite soggetti delegati, a 5.506 comuni in convenzione 97 milioni di euro, destinati ad aumentare esponenzialmente nell’anno in corso, visto il rientro in convenzione di importanti realtà di grandi dimensioni. Risorse fondamentali per gli enti locali, perennemente alle prese con equilibri di bilancio tutt’altro che stabili, che dunque hanno tutto l’interesse a svolgere un lavoro di sensibilizzazione dei loro cittadini, per garantirsi un prodotto di qualità sempre migliore e dunque più redditizio. L’altro effetto negativo, come detto, è ambientale. Queste piccole imperfezioni nella raccolta finiscono per compromettere la qualità del materiale da riciclare e lo rendono meno adatto a vivere fino in fondo le sue 7 vite (tante sono le volte in cui la carta può essere efficacemente riciclata). Un intoppo all’interno del meccanismo dell’economia circolare di carta e cartone, oggi particolarmente attiva e vivace visto che sono sempre più numerose le aziende che investono sul packaging sostenibile, come mezzo per migliorare la loro reputazione green. E non potrebbe essere diversamente, vista l’esplosione anche in Italia del fenomeno dell’e-commerce che nel 2018 ha determinato un via vai di pacchi e pacchetti in viaggio da nord a sud e viceversa: stando alle cifre diffuse dall’Osservatorio eCommerce B2C della School of management del politecnico di Milano, stiamo parlando di 260 milioni di spedizioni registrate in un anno, per un valore complessivo delle merci di 15,2 miliardi di euro. 

Una rivoluzione nei consumi degli italiani di cui si trova traccia visibile in tutte le città nei giorni del ritiro della carta porta a porta. Gli imballaggi di cartone rappresentano ormai il 35% dei rifiuti in cellulosa prodotti dalle famiglie italiane e sono di ottima qualità, facili da avviare a riciclo e dunque trasformabili in nuovi imballaggi e oggetti da reintrodurre sul mercato. Ecco perché, proprio in seguito al boom degli acquisti on line, nell’ultimo anno e mezzo sono state inaugurate due nuove cartiere una ad Avezzano, in Abruzzo, e una a Mantova, mentre entro l’anno dovrebbe avviare la produzione un nuovo impianto a Verzuolo, in Piemonte. Obiettivo: lavorare oltre 1,2 milioni di tonnellate di cartone proveniente anche dai pacchi acquistati su internet.

Vincere la sfida della qualità della raccolta nei prossimi anni è nell’interesse di tutti. Dell’ambiente, degli imprenditori del settore, dei sindaci, dei dirigenti delle aziende pubbliche. Ma soprattutto dei cittadini.

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