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Il governo del cambiamento alle prese con la lista della spesa che non cambierà nulla

Franco Tatò
Il governo del cambiamento alle prese con la lista della spesa che non cambierà nulla

Il ministro Lorenzo Fioramonti

Da anni non si fa che parlare di riforme e cambiamenti, assolutamente necessari per condurre finalmente il paese nella modernità. Di cambiamenti effettivi però se ne vedono pochi o addirittura nessuno, e anche le più arzigogolate spiegazioni non ci fanno capire perché.
 
Il nuovo governo, il cosiddetto Conte 2, è formato da una coalizione tra un movimento del cambiamento e un partito progressista, eppure fin dal metodo di formazione non si è rinnovato alcunché, ci si è seduti ordinatamente o meno ai tavoli, manuale Cencelli alla mano, e si  sono scelti i ministri come si faceva nella prima Repubblica. 

Direi che, visto il metodo usato, poteva andare anche peggio. Il governo attuale comprende infatti alcuni ministri competenti dai quali possiamo attenderci che perlomeno evitino i disastri o le figuracce dei Toninelli. Il fatto è che i programmi dei governi italiani continuano ad essere  concepiti come liste della spesa o come i budget delle piccole imprese, poveri di visione delle priorità effettive e degli elementi qualitativi atti a mobilitare tutta la compagine governativa per il raggiungimento degli obiettivi con una molteplicità di provvedimenti coordinati al di fuori e al di sopra dell’approccio necessariamente burocratico di singoli ministeri. Ricordo che un mio predecessore alla guida di un’azienda abbastanza importante, infastidito dalle proteste dei clienti per i ritardi nelle consegne  o per la  mancanza di parti di ricambio, ebbe l’idea innovativa di costituire un ufficio apposito con la responsabilità di occuparsi del problema. Il risultato fu un moltiplicarsi dei problemi perché ci si dedicò agli aspetti formali e alle procedure per discutere delle lagnanze  invece di dedicarsi alla rimozione delle cause dei problemi, cosa che esulava dalle responsabilità dell’ufficio reclami, che dal moltiplicarsi dei reclami diventava sempre più inutilmente importante. 

Il governo del cambiamento progressista continuerà a occuparsi di quota 100 e di reddito di cittadinanza senza avallare vere riforme

Quando questo ufficio venne chiuso, nessuno se ne accorse: qualche miglioramento si ottenne quando il responsabile dell’impresa si occupò in prima persona della rimozione delle cause del disagio dei clienti, mobilitando e focalizzando tutte le funzioni dell’azienda su questo obiettivo. Se, guardando i molteplici problemi del nostro paese, dovessi nominare due temi prioritari, lasciando ad altri discutere di quota 100, di reddito di cittadinanza, degli 80 euro e così via, direi che dobbiamo concentrarci sul ritardo nella digitalizzazione e nell’alfabetizzazione informatica come primo tema, e sulla riforma radicale della scuola, vero disastro della nazione e principale ostacolo per la soluzione degli altri problemi. L’approccio tradizionale sarebbe quello di affidare ad un apposito  ministero la loro soluzione, soluzione analoga alla costituzione dell’ufficio reclami, fatta la quale possiamo rilassarci in attesa dei risultati. Questa soluzione è già stata tentata in Italia una prima volta affidando il problema dell’economia digitale a Lucio Stanca, persona  validissima e di grande  esperienza, e una seconda volta con il vicepresidente di Amazon Diego Piacentini, risultato:  molte idee rimaste nei cassetti dei ministeri e pochi fatti. Non dobbiamo stupirci troppo perché gli stessi risultati sono stati ottenuti in Francia, in Germania e altrove, proprio perché si tratta di un errore di metodo. In Estonia si è partiti da zero, senza funzioni specializzate, con tutto il governo impegnato nella realizzazione dello stato digitale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. 

I programmi dei governi italiani continuano ad essere concepiti come i budget delle piccole imprese

In Italia, il ministero dell’Istruzione è stato trasformato in un ministero per la riforma della scuola con risultati sempre peggiori. Un episodio di vita vissuta ci aiuterà a capire. Quando, anni fa, mi occupavo dell’Enciclopedia Italiana, dopo avere reso disponibili in Rete i contenuti enciclopedici, decidemmo di dedicarci alla scuola, agli allievi e agli insegnanti. Per prima cosa si organizzarono delle ripetizioni on-line per studenti, fatte da insegnanti di prim’ordine a prezzi veramente competitivi. Fu un flop, perché vennero boicottate dai genitori degli allievi che preferivano pagare 30 euro all’ora in nero nella speranza che gli insegnanti avrebbero avuto un occhio di riguardo in sede di valutazione e gli insegnanti che incassavano lo sapevano benissimo.Ancora più interessante il caso dell’intervento per migliorare l’isegnamento. Ritenendo, credo a ragione, che uno dei principali problemi della scuola italiana sia la disparità del livello di insegnamento tra il nord e il sud, si pensò di realizzare delle lezioni in video secondo i programmi ministeriali per tutte le materie, affidate ad insegnanti di alto livello e consultabili in streaming sia dagli allievi che dagli insegnanti in versioni apposite: lezioni di uguale livello da Bolzano a Caltanisetta. Trattandosi un progetto piuttosto costoso e di sicuro interesse nazionale, pensammo di rivolgerci al ministero perché mettesse a disposizione gli insegnanti a garanzia di un’esecuzione corretta del programma. Così mi recai ingenuamente dal direttore generale competente con la nostra proposta. L’idea fu respinta con un certo fastidio perché avrebbe violato la libertà individuale dell’insegnante. Cioè in Italia l’insegnante è libero di avere allievi ignoranti. Credo che questo racconto spieghi bene perché anche un governo del cambiamento progressista non cambierà proprio niente delle cose essenziali, ma continuerà ad occuparsi di quota 100 e  reddito di cittadinanza.

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