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Le merci viaggiano
a bordo della sostenibilità

Settant’anni di storia (e tre generazioni) con un unico denominatore: essere sempre all’avanguardia. Che per Smet, una delle più grandi aziende italiane di autotrasporto merci, significa attenzione all’ambiente

Sergio Luciano

«La sostenibilità è la nostra dimensione operativa quotidiana», dice Domenico De Rosa (nella foto), presidente ed amministratore delegato di Smet, una delle più grandi aziende italiane di autotrasporto merci. «Direi che lo è da sempre, è nel nostro dna», prosegue, ed è inevitabile andare col pensiero alla livrea bianca con il marchio bianco in campo rosso dei semirimorchi e delle motrici del gruppo, una flotta ricca di ben 4000 unità di carico presente in 34 sedi tra Italia (20) ed estero. «Per questa nostra vera e propria vocazione alla sostenibilità ci siamo posti all’avanguardia e intendiamo restarvi nell’adozione di tutte le tecnologie e le formule organizzative necessarie per applicarla ed accentuarla».

E qui De Rosa lancia un’offerta di quelle che spiazzano, senza precedenti nel settore: «L’innovazione viaggia sulle gambe delle persone», spiega, «e quindi da sempre noi siamo protesti alla massima qualità professionale delle nostre risorse, che formiamo ed aggiorniamo costantemente, con ottimi risultati. Ecco: quel che oggi io voglio dire forte e chiaro al nostro settore è che se qualche operatore ritiene di avere un’idea innovativa, di aver trovato la soluzione ad un problema, una qualunque efficace miglioria da introdurre nel mondo della logistica sostenibile, ci cerchi, si rivolga a noi con fiducia, perché se verrà da noi con la sua idea, siamo aperti e pronti a sostenerlq con tutto il nostro supporto tecnico ed anche economico. Siamo determinati a investire sulle buone idee e a dare tutto il supporto tecnico necessario affinché queste idee vengano verificate ed applicate nel business».

Una vera call-to-action che fa pensare allo stile della Silicon Valley. Come mai?

Gliel’ho detto: per noi innovare è un imperativo categorico. Lo facciamo, lo faremo, lo faremo insieme con chi ci porterà idee.

Ma sia sincero: la sostenibilità non è un costo che qualche volta preferireste non avere?

Sincerissimo: lei si sbaglia, la sostenibilità non è un costo, è un fondamentale elemento di valore economico. La nostra politica gestionale si fonda da 15 anni su protocolli di sostenibilità che prescrivono metodi, pezzi e priorità. Anche la nostra spinta verso l’intermodalità – sia ferroviaria che marittima – è un elemento chiave di questi nostri protocolli che prevedono il ricorso costante a modalità alternative alla strada e per l’impiego dei mezzi stradali alimentazioni alternative al gasolio. Sono scelte, queste, che fanno parte di un più complesso disegno strategico del nostro gruppo che è stato impostato e viene annualmente aggiornato proprio in rapporto con l’evoluzioni delle tecnicologie: noi stimoliamo i produttori di trattori e semirimorchi alla ricerca e all’applicazione di nuove soluzioni, sempre più sostenibili. Anche per i rimorchi abbiamo chiesto con forza che i produttori ne diminuissero il peso, perché abbassondo la tara si aumenta la capacità di carico utile a parità di consumi.

Insomma, una vera e propria visione strategica. Ma paga in termini competitivi?

La nostra azienda è stata pioniera sul tema della sostenibilità che oggi è un elemento distintivo in tutto e verso tutti, non esiste un’altra azienda nel settore che abbia la nostra stessa attenzione alla sostenibilità e che l’abbia strutturata in maniera altrettanto organica. Decliniamo in chiave sostenibile ogni singolo aspetto, dagli uffici amministrativi paper-free, alla tecnologia digitale che tramite una piattaforma proprietaria ed una app diminuisce al minimo i viaggi a vuoto dei nostri mezzi. E siamo stati pionieri, insieme al gruppo Grimaldi, nelle Autostrade del mare.

Cioè?

Insieme, siamo stati coloro che hanno scomposto il paradigma del trasporto e della logistica, siamo stati autori di un cambio di mentalità. Abbiamo dimostrato al mercato che il mezzo su gomma può coprire in modo ottimale l’ultimo miglio, viaggiando a costi molto inferiori lungo le dorsali marittime del nostro Paese come pure sui treni per molte altre lunghe percorrenze. Anche questa è una scelta che non determina costi, al contrario ne comprime molti.

Poi c’è la scelta forte del Lng, il gas naturale liquefatto.

Certamente: l’Lng è un combustibile eccellente, ne siamo stati early adopter nel 2014 ed entro il 2022 vogliamo eliminare dalla nostra flotta i diesel. Poi lavoriamo sull’idrogeno e sull’elettrico, e proprio in settembre concluderemo un nostro studio sul veicolo industriale elettrico.

E sono in arrivo nelle vostre rimesse alcuni nuovissimi veicoli Iveco naturalpower…

Sì, è l’ultimo trattore Iveco S-Way, con prestazioni ecologiche eccezionali, che verrà consegnato a noi come primo cliente in assoluto. Un ulteriore tassello nella strategia di sostenibilità dell’azienda.

I vostri camionisti sono contenti di tutta questa innovazione?

Il loro mestiere è cambiato. Ora si guida entro un raggio di 500 chilometri. Le merci viaggiano non solo su gomma, ma anche su treni, navi e aerei. Abbiamo intenzione di assumere 100 autisti che oltre alle capacità tecniche abbiano dimestichezza con la tecnologia digitale. E poi la formazione, costante. Abbiamo in particolare una scuola di formazione per candidati under 35, se si investe nella forza giovani i risultati saranno molto vantaggiosi. A volte ci capita di riscontrare una certa diffidenza di base e allora la nostra missione è puntare a sviluppare la passione nell’attività che svolgiamo, questo certamente fa la differenza tra un lavoro e un altro.

E poi le donne: siete molto attenti alla parità di genere?

Nel dicembre scorso abbiamo assunto la nostra prima donna camionista, la romena Dorica Cornea, un segnale importante che abbatte una “discriminazione” del passato. Guidare un tir da 44 tonnellate resta uno sforzo fisico notevole, a prescindere dal sesso. Comunque il nostro è stato un gesto importante, che non è passato inosservato, abbiamo già ricevuto oltre dieci candidature al femminile.

Torniamo all’innovazione, parlando invece di regole. Avete aderito sin dalla fondazione all’attività di Alis, l’Associazione per la logistica intermodale sostenibile presieduta da Guido Grimaldi. Perché?

Alis è nata dalla volontà di promuovere il trasporto intermodale in Italia, una volontà promossa certamente dal gruppo Grimaldi, ma da subito condivisa da un certo numero di aziende tra cui noi, fondatrici convinte della nuova associazione che non a caso oggi associa 1400 imprese di tutte le attività che afferiscono al mondo della logistica e che ha appena ottenuto dignità di controparte contrattuale nazionale. L’Alis sta facendo molto nel promuovere le regole adatte all’intermodalità sostenibile e farne conoscere i vantaggi alle aziende italiane che operano nel settore dell’autotrasporto.

E cosa riserverà il domani di Smet?

Sviluppo e ancora sviluppo. In Italia, ma anche all’estero, dove già operiamo in Spagna, Portogallo, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Romania, Tunisia e Malta. Ci orienteremo verso altri quadranti, svilupperemo altri mercati, dalla Polonia alla Repubblica Ceca... La nostra azienda ha oltre 70 anni di storia, tre generazioni, sempre all’insegna della crescita sostenibile, centrata sulle persone e guidata dal quartier generale che resta a Salerno, anche se il grosso delle funzioni centrali è a Roma. Alla guida dell’azienda si sono succedute tre generazioni di De Rosa. Mio nonno, di cui eredito il nome di battesimo, fu il fondatore, io conto di essere degno di questa bella storia.

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