comunicare l'impresa

Il debutto di Facebook
nell’influencer marketing

Redazione Web
Il debutto di Facebook nell’influencer marketing

Le statistiche parlano chiaro: nell’influencer marketing, secondo il Bmca, nel 2019 sono stati investiti circa 5,6 miliardi di dollari a livello globale. Ma non è finita qui: si prevede infatti che nel 2020 il budget dedicato subirà un’ulteriore impennata, per un valore pari a 16 miliardi di dollari. Anche in Italia lo sviluppo sembra inarrestabile, basti pensare che l’8% degli investimenti digital è stato proprio indirizzato in questo settore: la crescita rispetto agli anni precedenti è stata di 241 milioni di euro secondo quanto dichiarato dall’Osservatorio Branded Entertainment.

Il successo dell’influencer marketing è quindi sotto gli occhi di tutti, quello che è meno chiaro però è quanto di questo business sia generato e finisca direttamente nelle tasche dei social network, canali imprescindibili per l’innesco e l’alimentazione del meccanismo.

Qualsiasi attività di digital PR deve essere sempre delineata a partire dagli obiettivi stabiliti con il cliente: come in una caccia al tesoro, le sue indicazioni costituiscono il primo indizio, il più significativo, che fornisce gli elementi per proseguire verso la meta. Il resto lo fa l’agenzia, andando a scovare l’influencer più idoneo, quel professionista che rispecchia le peculiarità del brand e che riesce a trasmetterli in modo autentico e naturale. È forse scontato, ma allo stesso tempo doveroso riflettere sul fatto che, per facilitare la scoperta del “tesoro”, parte del lavoro spetta anche all’influencer: quale agenzia si soffermerebbe mai su un profilo poco curato e non attento alla community? Il social diventa quindi un vero e proprio biglietto da visita, ciò che dà il via alla collaborazione tra influencer e agenzia.

La domanda sorge spontanea: i social network cosa ci guadagnano da questo tête-à-tête? Non siamo certo gli unici ad aver notato la crescita esponenziale del fenomeno dell’influencer marketing: se i brand continuano ad investire in nuovi progetti e collaborazioni, perché rimanere esclusi dal giro e non attingere a tale fonte di guadagno? Questa la riflessione che ha spinto Mark Zuckerberg e i suoi collaboratori alla messa in cantiere di un motore di ricerca del tutto inedito: Branded Content Matching. Come funzionerà? L’influencer potrà iscriversi liberamente alla piattaforma caricando in portfolio contenente lavori svolti, eventi ai quali ha preso parte, performances e altre informazioni utili ad attestare il suo talento e la sua professionalità. Il suo “curriculum” verrà così archiviato e aggiunto a quello degli altri candidati: Facebook infatti andrà ad elaborare i profili raccolti e a compilare di volta in volta una lista di creators e engagers scelti ad hoc in base alle richieste specifiche del brand, che potrà consultare direttamente la piattaforma e vedersi restituire un ensemble di profili in perfetta affinità con il target indicato. Chi meglio di Facebook, con il suo ricco bagaglio di dati potrà garantire sulla selezione dei collaboratori Su come avverranno i pagamenti non abbiamo ancora notizie certe, ma possiamo prevederlo: il brand se la vedrà direttamente col social network, pronto a sfoderare un report dei risultati ottenuti, mentre gli influencer verranno retribuiti da Facebook. Che sia la Libra la moneta scelta? Sicuramente gli scambi diventerebbero molto più veloci e dinamici, e sarebbe più semplice ricompensare l’attività in base al numero di clic ottenuti.

Branded Content Matching rappresenta una bella opportunità per chi aspira al ruolo di ambasciatore di un brand: dato che chiunque potrà iscriversi infatti, sarà più facile per gli utenti mettersi in gioco e ottenere visibilità. Ma c’è un altro lato della medaglia: se pagati per ogni clic ricevuto, i motivi di lucro potranno portare gli influencer a condividere qualsiasi contenuto indicatogli, a prescindere dall’autenticità dello stesso. Questo comporterebbe a sua volta la diffusione di notizie di qualsiasi genere, magari anche false, che solo il social a quel punto potrà interrompere, mettendo fine al processo di cui abbiamo parlato.

Quello che sta proponendo Facebook è sicuramente un approccio interessante e innovativo che però rischia di perdere di vista elementi essenziali, primo fra tutti quello umano: perché mai nessun algoritmo potrà garantire contenuti inediti e di valore, frutto dello scambio e del rapporto diretto tra agenzia e influencer. 

Alessandro Cola

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400