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Pubblicità in offerta speciale
grazie al bonus

Marina Marinetti
Pubblicità in offerta speciale grazie al bonus

Il presidente di Fieg Andrea Riffeser Monti

Non è solo una questione di immagine: chi investe su giornali, tv, e radio gode di un credito d'imposta pari al 75% della spesa incrementale rispetto all'anno precedente. Ma c'è tempo solo fino al 31 ottobre

C'è una differenza fondamentale tra il web e la carta: su internet si trova solo quello che si sta cercando, mentre sui giornali si legge ciò che interessa, ma non si immaginava di voler sapere. È la struttura stessa del web, a causa della profilazione dell’utente, che ci propone esclusivamente contenuti che secondo il sistema sono adatti a noi. Sceglie per noi, in sostanza. Così, se avete cercato informazioni su un’aspirapolvere, per mesi vi verranno proposte pubblicità di aspirapolveri. Anche se l’avete già acquistato. La carta stampata, invece, ci propone informazioni (e pubblicità) che potrebbero interessarci, anche se magari non le stavamo cercando. È il valore della proposta, della novità, della scoperta. Ecco perché apparire sui giornali (ma anche in radio e in televisione) è il modo migliore per farsi conoscere. E poi, conviene, grazie al Bonus pubblicità.

Aziende, ma anche liberi professionisti e organizzazioni no profit che acquistano spazi su quotidiani e periodici, sia nazionale che locali, e sulle emittenti radiotelevisive locali, infatti, possono usufruire di un credito di imposta del 75% sul valore incrementale dell’investimento. È la legge 81 del 6 agosto scorso (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 188 del 12 agosto) a rinnovare ufficialmente il Bonus pubblicità. Sul rinnovo del Bonus non c’era alcuna assicurazione, anzi. Così, Andrea Riffeser Monti, Presidente della Fieg, la Federazione italiana editori giornali, esprime «Soddisfazione per l’approvazione della norma che assicura, per il 2019 e gli anni seguenti, la copertura degli oneri necessari per la concessione del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica. Diventa così strutturale il finanziamento di una misura che incoraggia imprese e lavoratori autonomi ad utilizzare i giornali per pubblicizzare prodotti e servizi». Già, perché la norma prevede le modalità per finanziare non solo l’agevolazione fiscale per l’anno 2019, ma anche quella per gli anni successivi. A finanziare l’operazione sarà il Fondo per il pluralismo e l’informazione e il limite complessivo delle risorse disponibili verrà determinato annualmente con un Dpcm di riparto dello stesso Fondo. Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà essere emanato entro la fine di marzo di ogni anno.

Attenzione, però: non c’è tempo da perdere: la finestra temporale per presentare una dichiarazione di prenotazione relativamente al 2019 si apre il 1 ottobre e si chiude il 31 del mese. E l’unico canale ammesso è il servizio Entratel - Fisconline dell'Agenzia delle Entrate. Rispetto ai precedenti sgravi del 2017 e del 2018 il credito d’imposta viene concesso nella misura unica e massima del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati: in pratica va calcolato sulla differenza tra l'investimento effettuato nel 2019 e quello relativo al 2018. Per beneficiare dello sgravio è indispensabile che l’investimento pubblicitario effettuato superi almeno dell’1% il valore degli investimenti in pubblicità effettuati nel 2018 sugli stessi mezzi di informazione. Che ovviamente vanno intese non come singole testate giornalistiche o radiotelevisive, ma come canale informativo: stampa oppure emittenti radiotelevisive. Ma attenzione a scegliere il canale giusto: per l'accesso al credito d’imposta, gli investimenti pubblicitari devono riguardare esclusivamente testate giornalistiche iscritte presso il competente Tribunale e dotate di direttore responsabile. E sono escluse le spese per spazi destinati a servizi particolari, come televendite, servizi di pronostici, giochi o scommesse, ma anche messaggerie e chat-line con servizi a sovraprezzo. E se nel 2018 non avete fatto pubblicità? Tanto peggio: non avete diritto a nessun bonus. Ma si può sempre rimediare: il provvedimento stabilizza il Bonus, infatti, rendendolo disponibile anche per il futuro.

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