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Con il robot in azienda il ritorno
è assicurato

Il recupero dell'investimento negli impianti realizzati dalla giapponese Fanuc è tra i 12 e i 18 mesi. E ora la succursale italiana ha investito 25 milioni di euro per realizzare un nuovo stabilimento a Lainate

Marco Scotti
Il recupero dell'investimento negli impianti realizzati dalla giapponese Fanuc è tra i 12 e i 18 mesi. E ora la succursale italiana ha investito 25 milioni di euro per realizzare un nuovo stabilimento

Puntare una fiche da 25 milioni di euro per la costruzione di un nuovo stabilimento in Italia proprio nel momento in cui la conclusione della stagione degli incentivi 4.0 fa crollare gli ordinativi delle macchine utensili può sembrare una scelta poco lungimirante. Se però a farla è una multinazionale nipponica con una storia più che sessantennale alle spalle che – per di più – lo scorso anno ha registrato un fatturato da 6,8 miliardi in crescita del 35,5%, c’è sicuramente da darle credito. L’impresa in questione è la giapponese Fanuc (acronimo di Factory Automation NUmerical Control), nata nel 1958 dall’ingegno di Seiuemon Inaba, uno dei pionieri del controllo numerico che è, ancora oggi, la base su cui poggiano i più moderni macchinari. Sì, perché Fanuc è il più importante produttore mondiale di robot, con una clientela che va dalla piccola azienda al colosso dell’automotive. 

La succursale italiana del big giapponese esiste da sei anni, un periodo in cui sono i numeri a parlare: raddoppiati gli addetti (da 80 a 160), aumentato di due volte e mezza il fatturato (da 80 a 180 milioni). Risultati che hanno spinto Fanuc a investire 25 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo spazio multifunzione a Lainate, in provincia di Milano. L’inaugurazione è avvenuta prima dell’estate e chi decidesse di visitare la nuova sede troverebbe un centro che unisce al contempo l’area espositiva, quella di “training” dedicata ad addetti interni e operatori delle aziende clienti e un centro tecnico che è in grado di garantire sostituzioni e riparazioni in tempi poco italiani e molto giapponesi. 

A guidare Fanuc Italia Marco Ghirardello (nella foto), che è entrato in azienda come “semplice tecnico” (anche se di semplice c’è davvero poco…) e che ha poi saputo scalare rapidamente le gerarchie fino a diventare numero uno della branch nostrana e vicepresidente di Fanuc Europa. «La peculiarità della nostra azienda – ci spiega Ghirardello – è di aver differenziato il proprio business: non più solo partnership con distributori e clienti finali, ma anche una sorta di “mentore” sulla legislazione relativa all’Industria 4.0 per le pmi e un centro di formazione di nuove competenze. Proprio per cercare di ovviare a questa carenza di skill, abbiamo creato una nuova Academy da 50 posti, oltre all’avviamento di una serie di partnership con università e istituti tecnici».

Se dunque Fanuc è riuscita a crescere costantemente, anno dopo anno, lo deve non tanto a un mercato che ha ritrovato vigore (salvo poi perderlo nuovamente, negli ultimi due trimestri) grazie agli incentivi, ma alla capacità di rispondere alle esigenze dei soggetti più diversi. «Il nostro segreto – continua Ghirardello – è riuscire a modularci, a sederci al tavolo dalla piccolissima alla grande azienda dell’automotive. Chi è stato capace di ascoltarci, spesso e volentieri è cresciuto anche in maniera sensibile. Anche perché il recupero dell'investimento dei nostri impianti, tra i 100 e i 250mila euro (circa la metà di quelli venduti) è tra i 12 e i 18 mesi. Per questo il crollo degli ordinativi ci preoccupa un pochino meno, perché la maggior parte dei nostri clienti è molto forte sull’export e continua ad aver bisogno di nuove macchine al di là degli incentivi. Ora secondo me si creerà una nuova dicotomia tra chi, avendo acquistato nuovi impianti, riuscirà a trarre da essi tutta la loro forza. Perché questi macchinari sono veramente disruptive solo se li si impiega correttamente, come nel caso dell’intelligenza artificiale che permette di migliorare sensibilmente la produzione». 

Il nuovo centro di Lainate – oltre a garantire ai dipendenti una mensa di alta qualità, che una volta a settimana propone anche il sushi «perché vogliamo far mangiare bene i nostri ragazzi» - è stato dunque realizzato per essere un polo attrattivo per le piccole imprese. «In conclusione – chiosa Ghirardello – vogliamo essere un po’ partner e un po’ consulenti. Ascoltiamo i clienti, cerchiamo di comprendere quello di cui hanno bisogno e poi traduciamo la loro esigenza per i giapponesi che si occupano della realizzazione del macchinario». 

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