Le Fiamme Gialle all’attacco
di Netflix: “Evade le tasse italiane!”

Redazione Web
Le Fiamme Gialle all’attacco di Netflix: “Evade le tasse italiane!”

Non è un terremoto, siamo ben lontani da scosse telluriche di quella portata. Diciamo però che è una piccola spallata, come quella del lupo contro la casa dei porcellini. Resta da capire quale sia la dimora contro cui si è scagliata la furia della fiera, impersonata in questo caso dalla magistratura italiana e quindi liberata in un colpo solo – per carità - da qualsiasi connotazione negativa. I porcellini – che non per niente sono eponimi di grassezza e benessere – sono le aziende del tech e le loro ricche provvigioni sono il tesoro nascosto in cantina. Perché? Perché nessuno dei big, da Facebook ad Amazon, da Google ad Apple paga le tasse nel nostro Paese nella misura dovuta. Il colosso di Bezos ha recentemente transato per 100 milioni per chiudere un’indagine della Guardia di Finanza sul periodo compreso tra il 2011 e il 2015. Google, con la sede in Irlanda (così come Facebook) non sembra proprio munifica con il Fisco. La guerra ai GAFA (acronimo orribile che rappresenta le quattro big corporation di cui sopra) ha portato un extra-gettito nelle casse dello Stato pari a 5,6 miliardi di euro.

Ultima battaglia in ordine di tempo è Netflix, il servizio di streaming che nel nostro paese ha 1,4 milioni di abbonati. Imbracciando la proverbiale calcolatrice e stimando il costo dell’abbonamento in almeno 11 euro al mese (ci sono anche soluzioni più costose, ma facciamo finta che non esistano) farebbero 184,8 milioni di ricavi in Italia, con un conseguente ritorno anche per le casse statali. Giusto? Sbagliatissimo! Perché Netflix al momento non versa neanche un euro nel nostro paese, visto che ha sede in Olanda e che in Italia non ha né un quartier generale, né degli impiegati. Possibile? Sulla carta sì, nel senso che nessuno costringe l’azienda fondata da Neil Hastings ad avere una sede legale in Italia né a erogare i suoi servizi dal nostro Paese. Però (e il però è bello grosso) i servizi di Netflix vengono veicolati agli utenti tramite fibre e cavi che sono sul suolo italiano e per i quali l’azienda paga regolari bollette.

E i moduli di intelligenza artificiale, che consentono di ricevere i tanto agognati “suggerimenti”, devono poggiare su computer e server che elaborano gli algoritmi in modo da profilare gli utenti italiani, che vorranno vedere programmi adatti a loro, nella loro lingua madre. Per questo motivo, la Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo accusando Netflix di «stabile organizzazione materiale occulta». Si tratta di un unicum nella legge italiana: di fatto, si equiparano computer, server e cavi a scrivanie e uffici, perché nell’era della delocalizzazione totale e della smaterializzazione dei luoghi di lavoro, anche un semplice pc può diventare un ufficio. E costringere Netflix a pagare delle tasse non soltanto in Olanda, ma anche da noi. Come si vedrebbe alla fine di una delle serie che ci tengono incollati al divano: “to be continued”…

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