Se la mitica Tesla lascia a piedi
i poliziotti in missione

Redazione Web
Se la mitica Tesla lascia a piedi i poliziotti in missione

Secondo la rivista britannica “What Car?”, le Tesla si collocano al quarto posto (su 31) nella classifica delle case automobilistiche più affidabili del mondo, con un punteggio del 96,9%. A penalizzare la casa di Elon Musk il fatto di avere un servizio clienti non del tutto efficiente. Una valutazione interessante, che posiziona Tesla in modo positivo e che… è forse interamente da rivedere. Perché sicuramente la macchina elettrica più futuristica (ma forse non futuribile) che ci sia si è fatto un nemico contro cui forse era meglio non mettersi: la polizia americana. Il motivo? Durante un normale controllo nella città di Fremont – agglomerato urbano a sud di San Francisco – gli agenti, a bordo della loro fiammante Tesla, hanno iniziato a inseguire un uomo che non si era fermato al canonico “alt”. Ma qualcosa è andato storto: poco dopo l’inizio della corsa, il poliziotto alla guida ha dichiarato di avere problemi con la batteria e che avrebbe avuto un’autonomia di sei miglia, circa 10 km. Morale: il sospettato è riuscito a fuggire, la sua macchina è stata abbandonata a San Josè e la Tesla in dotazione agli agenti è stata riportata nella centrale operativa con il carro attrezzi.

Si dirà: ma che cosa ce ne può Elon Musk? Sarà sicuramente dimenticanza dell’impiegato alla ricarica. E invece no. Perché il codice di comportamento della polizia locale – che ha in prova il modello di Tesla per sei mesi – impone di far uscire quei mezzi solo se abbiano almeno metà carica a disposizione. Tradotto, tra i 200 e i 300 km. Ipotizzando anche che l’inseguimento abbia messo sotto pressione la batteria, dimezzandone ulteriormente l’autonomia, diviene difficile capire che cosa sia andato storto.

Il problema non è banale: chi non vorrebbe un mondo migliore, senza inquinamento, senza più tubi di scappamento che surriscaldano le città? Tutti sono pronti ad affidarsi all’elettrico, ormai indicato come panacea di tutti i mali. Ma nel farlo, però, non dimentichiamoci di alcuni problemi essenziali. In primo luogo: qualcuno si è mai preoccupato di raccontare dove e come verranno smaltite le inquinantissime batterie che permettono di muovere i veicoli? E poi: la scorsa settimana hanno fatto il giro del mondo le immagini della Tesla con il pilota automatico che sfrecciava sull’autostrada californiana mentre il conducente e l’accompagnatore dormivano saporitamente. In quell’occasione non è successo nulla di grave, ma siamo già pronti per togliere all’uomo le funzioni per sovrintendere alle manovre di un’automobile?

C’è poi un tema più squisitamente funzionale: finora, l’unica tecnologia a cui abbiamo permesso di non svolgere appieno i suoi compiti è quella che regola computer e telefoni. Basta pensarci: per noi è normale riavviare un pc che si è impallato, non riuscire ad accedere alle app del telefono perché in quel momento è “poco disponibile”. Ma i mezzi di trasporto sono un’altra cosa. Accetteremmo che un aereo, con la stessa frequenza con cui riavviamo il cellulare, necessitasse di essere fatto atterrare con priorità assoluta o addirittura si bloccasse in volo? Siamo disposti a pensare che un macchinario industriale possa arrestare la sua produzione per un problema marginale? Ovviamente no.

E allora: se è vero che Tesla rappresenta il futuro (e non c’è motivo per non crederlo) come mai in una fase così avanzata della commercializzazione (oltre 260mila vendute nel solo mese di giugno di quest’anno) si verificano guasti così gravi? A febbraio di quest’anno alcuni proprietari hanno lamentato malfunzionamenti allo schermo touch e, soprattutto, improvvise crepature del lunotto posteriore. Non esattamente bazzecole. Musk si trova di fronte a un bivio: o trova la soluzione ai suoi problemi e sbanca il mercato o rimane così com’è, un giocattolo per ricchi. Esattamente come altri gadget della sua “The boring company”.

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