QUI PARIGI, APPUNTI DALLA DéFENSE

La Francia diventa
un incubatore pubblico

Giuseppe Corsentino
La Francia diventa un incubatore pubblico

Macron l’aveva promesso due anni fa a Davos, ora la “start-up nation” è realtà, grazie ai finanziamenti veicolati dalla Dinsinc, che finora ha sostenuto una cinquantina di nuove iniziative imprenditoriali

Lo ha detto e lo ha fatto. Ed è una buona notizia, una di quelle “news to use”, notizie utili che vale la pena seguire e che sono la filosofia editoriale del giornale che state sfogliando.

Allora, il presidente Macron, due anni fa (appena eletto, dunque) al Forum di Davos, il gran concilio mondiale del capitalismo globale, aveva promesso che la Francia sarebbe diventata una  “start-up nation”, come a dire il posto migliore (per ricchezza dei finanziamenti, apertura culturale degli attori economici, sostegno pubblico, etc.) dove sviluppare e far crescere embrioni di aziende innovative destinate a diventare - ma non sempre, si capisce - “unicorni”, cioè imprese di successo con almeno un miliardo di dollari di fatturato.

Macron ha fatto di più. Ha introdotto il concetto della “start-up nation” all’interno dell’organizzazione dello Stato creando un vero e proprio incubatore pubblico che dipende dalla Direction interministérielle du numerique e du système d’information et communication (Dinsic) con il compito di sviluppare idee e progetti di servizi digitali che nascono all’interno dei vari ministeri, che prima si perdevano nei meandri della burocrazia e che oggi, invece, diventano start-up. Anzi, start-up di Stato. Ce n’è già una cinquantina, hanno avuto (complessivamente) più di sette milioni di euro di finanziamenti (con procedure diverse, inutile spiegarle qui) e generato app e servizi digitali che hanno risolto molti problemi e semplificato la vita ai cittadini.  «Perché è a loro che si pensa prima di tutto e questa è la differenza tra una start-up di Stato e una start-up privata il cui obiettivo è trasformare un’idea in business», spiega a Economy la responsabile dell’incubatore (Hela Ghariani, lionese, giovanissima)  che è stato battezzato Beta e che si può visitare all’indirizzo www.beta.gouv.fr.

Facciamo qualche esempio. All’interno di Beta sono stati sviluppati app e servizi (ora on-line) come Mes-aides.gouv.fr, un sito (allocato presso il ministero del lavoro) che consente di “verificare in meno di sette minuti” (è questa la promessa dichiarata in homepage) il proprio pacchetto di diritti sociali (assegni familiari, sussidio di disoccupazione, contributo per l’affitto, assegno-energia per pagare la bolletta e così via). E sempre qui, all’incubatore Beta (che ha la struttura giuridica del Groupement d’intérêt public, una specie di società mista pubblico-privato che collabora con molte università e può reclutare consulenti esterni, ingegneri e tecnici informatici) è nata l’app Pix.gouv.fr che consente di verificare le proprie competenze informatiche e di avere, in tempo reale, una sorta di certificazione pubblica, utilissima per i giovani in cerca di lavoro (altro che i nostri Navigator per il reddito di cittadinanza). Agli stessi giovani in cerca di lavoro risulta, poi, utilissimo il supporto digitale della Bonne boite.gouv.fr che fa incontrare offerta e domanda nei vari dipartimenti, cioè sul territorio (anche questo da segnalare al ministro Di Maio).

Continuiamo. Ecco un’idea e una start-up per il  Ministero dell’Agricoltura: Peps, acronimo di Pratiques économes en produits phytosanitaires, che guida gli agricoltori nell’utilizzo dei pesticidi e dei prodotti chimici e soprattutto - ecco l’idea - a come sostituire il famigerato glifosato (il Round-up della Monsanto, ora Bayer) che il governo francese, condizionato dalla lobby dell’industria agro-alimentare fa una certa fatica a mettere al bando.

Insomma, grazie all’incubatore Beta.gouv.fr, in meno di due anni, la “start-up nation” evocata da Macron è diventata realtà.

L’incubatore funziona a pieno ritmo. E con un modello di grande efficienza: ogni mercoledì - la sessione settimanale si chiama in gergo “stand-up” - chi ha avuto un’intuizione, un’idea, si ritrova con i giovanotti digitali dell’incubatore, che ha sede al ministero al numero 20 di avenue de Sègur dietro la cupola napoleonica di Les Invalides, per verificarne la fattibilità tecnica.

Ma anche siamo in area pubblica, l’ultima parola spetta a un privato, ad un imprenditore digitale che lo Stato ha assunto come super-consulente di Beta.gouv.fr. Si chiama Pierre Pizzardi (lontane origini italiane), un visionario che ha inventato “l’informatique conviviale”, cioè semplice a portata di tutti, e che ha scritto un saggio dal titolo “Dalle start-up di Stato allo Stato-piattaforma”.

Se si supera, scatta il primo finanziamento (in genere, 200mila euro) attinto dai budget ministeriali o da banche pubbliche. La start-up di Stato è pronta a partire.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400