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Un'Europa di professionisti
per sostenere i cittadini

Redazione Web
Un'Europa di professionisti per sostenere i cittadini

L'executive board del Consiglio europeo delle professioni liberali ha fissato il piano d'azione per il triennio. Il presidente Gaetano Stella: «Le Istituzioni europee devono aver maggior considerazione del nostro settore»

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entre a Strasburgo si insediava il nuovo Parlamento europeo, il 2 luglio a Milano si riuniva l'executive board del Consiglio europeo delle professioni liberali (Ceplis), presieduto dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. Un timing perfetto per riallacciare a doppio filo un legame con i nuovi decision-makers europei in Commissione, in Parlamento, in Consiglio e nel Cese (il Comitato economico e sociale europeo); ma anche per mettere sul piatto tutto il peso di 5,6 milioni di liberi professionisti che contribuiscono al 10% del Pil europeo e che, per dirla con le parole del neo-presidente del Ceplis, «devono avere maggiore rilevanza nelle decisioni politiche delle rinnovate istituzioni europee». Il nuovo corso del Consiglio europeo delle professioni liberali, attraverso lo sviluppo organico delle professioni in Europa, punta ad aumentare la competitività dell'intero sistema produttivo e a garantire diritti e tutele sociali a tutti i cittadini europei. «Quando sosteniamo le battaglie dei liberi professionisti, stiamo difendendo le cause dei cittadini, dei nostri pazienti e dei nostri clienti», sottolinea Stella. «I liberi professionisti europei non lavorano solo a scopo di lucro, bensì la loro soddisfazione e il loro orgoglio raggiungono l’apice quando il loro lavoro ben fatto incontra la riconoscenza dei loro clienti e dei loro pazienti» Un progetto piuttosto ambizioso, che ridefinisce il ruolo e il perimetro economico e sociale dei professionisti nel nuovo scacchiere europeo. Il piano d'azione disegnato da Stella per il prossimo triennio del Ceplis si muove infatti su più livelli d'intervento, che incrociano la necessità di consolidare e implementare i punti fermi della legislazione europea sulle professioni con le spinte evolutive dettate dal mutato scenario del mercato dei servizi professionali, ma anche con un occhio di riguardo alle scottanti problematiche sociali che attraversano l'Europa.

C'è l'esigenza di portare avanti il lavoro sul “Bolstering the Business of Liberal Professions”, avviato dall'ex presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani; il monitoraggio continuo  dell’applicazione delle Direttive Europee sul “Riconoscimento reciproco”, “Servizi nel mercato interno”, “Proporzionalità” e “Pacchetto Servizi”; il rilancio della mobilità dei professionisti nei diversi Paesi dell'Ue, anche attraverso una spinta più decisa al programma “Erasmus per Giovani Imprenditori/Professionisti”; marcare da vicino la programmazione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, con focus particolare sui fondi europei che promuovano la crescita e la sostenibilità dei professionisti. Ma c'è anche il bisogno di avviare politiche mirate sulla digitalizzazione per sostenere lo sviluppo del settore professionale; di semplificare gli oneri amministrativi e delle procedure burocratiche; di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, sollecitando l’Europa affinché adotti una propria Agenda e, non ultimo, la partecipazione attiva delle rappresentanze dei professionisti al dialogo sociale europeo.

Su questi tavoli si giocherà il confronto con i nuovi decisori politici delle istituzioni europee, attraverso un dialogo aperto e costruttivo.

STELLA: ERRORE STRATEGICO ABOLIRE IL CNEL

«La soppressione del Cnel è un gravissimo errore di strategia politica che impoverisce l'economia e il mercato del lavoro del nostro Paese». In una nota diffusa a fine giugno, il presidente di Confprofessioni e consigliere del Cnel, Gaetano Stella, rilancia con forza l'appello delle parti sociali contro l'abolizione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, prevista dalla riforma costituzionale approvata in Commissione Affari Costituzionali del Senato. «L'iniziativa della Commissione è l'ennesimo tentativo per destabilizzare la democrazia rappresentativa e forzare ancora una volta il processo di disintermediazione delle forze sociali. Privare il Paese di un organismo dove siedono 38 categorie produttive dei lavoratori, delle imprese, delle libere professioni e del terzo settore per un bacino di oltre 15 milioni di associati significa azzerare la partecipazione sociale al processo legislativo e alla vita politica del Paese».

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