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La verità è diventata relativa: nell'era dei social vince chi urla

Alessandro Cola
La verità è diventata relativa:  nell'era dei social vince chi urla

In assenza di informazioni dettagliate, il singolo tende a uniformare le proprie opinioni a quelle dei conoscenti. E la bolla di filtraggio operata dagli algoritmi di Google e di Facebook acuisce il fenomeno

L’assoluto si è disintegrato sotto i colpi letali della soggettività. Se con Newton il tempo era un concetto assoluto, dopo Einstein si è relativizzato anch’esso e oggi grazie a un buon esponente della fisica mondiale, Carlo Rovelli, le conclusioni sembrano a tutti ancora più impattanti: il tempo non esiste. Non c’è più una verità da scoprire, una ragione da seguire, l’ago della bilancia pende in favore di chi grida più forte o di chi ha più like sul proprio profilo. Una notizia diventa “vera” senza passare sotto un’analisi attenta e critica della ragione, basta che abbia un numero sufficiente di interazioni. Le fake news popolano il web, l’informazione si è fatta orizzontale dal momento che non passa più solamente attraverso i canali ufficiali. Avete mai sentito parlare della teoria della terra piatta? È solo un esempio, nemmeno il più imbarazzante. I social network sono spesso un nido in cui si insedia il pericoloso meccanismo per cui il volume di contenuti pubblicati diventa predominante sia rispetto al messaggio veicolato che alla forma. Si pensi ad esempio ad un politico che utilizza i canali social. All’aumentare del numero di follower, aumenta necessariamente anche la probabilità che il “signor Rossi” venga intercettato, nei momenti liberi spesi sui social, dall’interazione tra un amico digitale e quanto espresso dal candidato.

A questo punto entra in gioco un fenomeno psicologico, chiamato social proof, per cui il singolo, in assenza di informazioni più dettagliate, tende ad uniformare le proprie opinioni a quei conoscenti ritenuti più competenti in materia. E gli amici, si sa, hanno maggior peso rispetto agli sconosciuti. Il passaparola si configura quindi come una tra le più potenti armi per diffondere e veicolare il messaggio, senza che esso venga vagliato dalla ragione. Diventa credibile quindi, sebbene manchi una sua ragion d’essere. Questo anche a causa della cosiddetta bolla di filtraggio, fenomeno secondo cui vediamo nel web solo le notizie in linea con i nostri interessi. Se riprendiamo l’esempio della terra piatta, interagendo con contenuti promossi dai terrapiattisti, riempiremo il nostro feed di ulteriori post, articoli, promozioni allineate a questo tema e volti a confermare il nostro punto di vista. L’algoritmo di Facebook, Instagram, Google privilegerà quelle notizie che riterrà per noi più “interessanti” togliendo di mezzo la buona e sana opposizione. La iper-personalizzazione dell'esperienza di navigazione, dunque, è da una parte utile per chi non vuole perdere tempo a cercare dati che non servono, ma allo stesso tempo può alimentare molte false certezze, fino all’estremo. Al fine di raggiungere il target più ampio possibile, si rende necessario far sentire la propria voce, sovrastare il prossimo o l’oppositore, non necessariamente con argomentazioni qualitative, ma semplicemente “alzando la voce”. In un contesto socioeconomico instabile come quello contemporaneo urlare significa esprimere un malessere, e attirare l’attenzione di tutti coloro i quali soffrono del medesimo disagio, ma che forse non hanno la forza, la voce, o il coraggio di urlare

E chi si occupa di marketing e comunicazione, questi meccanismi li conosce bene, e li sfrutta quanto più possibile. Anche la politica ha risentito molto di questa nuova impostazione: da una parte abbiamo al governo un partito dove il ministro degli interni ha il più alto numero di fan Facebook di tutti i politici europei. Dall’altra, dove regna l’incertezza e la precarietà, è facile affidarsi a una filosofia dell’esclusione. Ma anche se non è possibile intravederla ancora, la sintesi arriverà. Il caos che stiamo vivendo ogni giorno può avere un duplice ruolo: distruggere uno status quo ormai obsoleto e generare nuovi orizzonti inediti.

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