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Grande Fratello, la minaccia sul futuro delle professioni

Riccardo Venturi
Grande Fratello, la minaccia sul futuro delle professioni

Dai baristi di Las Vegas contro i barman automatici ai medici "rimpiazzati" dall'app Babylon Health: monta la protesta contro l'intelligenza artificiale. Se n'è discusso alla tre giorni sull'innovazione organizzata da Valore srl

Medici ridotti a operatori di call center da app con intelligenza artificiale, baristi che scioperano contro i robot che fanno cocktails, autisti che protestano contro la guida autonoma. Non è tutto oro quel che luccica nel lavoro del futuro, che è già presente: se n’è parlato nella tre giorni dal titolo “Il futuro delle professioni e l’impatto sul welfare”, organizzata da Valore Srl, che ha riunito i maggiori esperti del settore. Un dibattito da cui è emersa l’esigenza di investire in innovazione, ricerca e sviluppo e formazione, con uno sguardo di prospettiva rivolto alle nuove generazioni.

La tre giorni ha partorito un paper dedicato all’influenza dell’innovazione digitale sulle professioni, «che invieremo ai ministri Di Maio e Salvini, affinché ne traggano spunto e ai quali abbiamo chiesto un incontro di approfondimento», commenta Stefano Ronchi, ad di Valore. Davide Casaleggio, presidente di Casaleggio Associati, ha sottolineato l’impatto della velocità inedita con la quale le tecnologie travolgono gli assetti tradizionali del lavoro: «Con le tecnologie esponenziali i dati si moltiplicano con una velocità alla quale non eravamo abituati» dice Casaleggio, «sono tecnologie che non viaggiano in modo lineare. Se faccio trenta passi arrivo alla porta, se ne faccio 30 esponenziali la nostra mente non riesce nemmeno a capire quale distanza percorreremo: 24 giri del mondo».

Intanto, numerose categorie professionali vengono spazzate via in un breve lasso di tempo. «Ci stiamo abituando a vedere intere classi di professioni di massa protestare per difendere il loro lavoro» osserva il presidente di Casaleggio Associati, «come i baristi che scioperano a Las Vegas contro i barman automatici, o gli autisti che protestano contro le macchine autonome, che a Phoenix sono già attive e funzionanti, e ancora avvocati o medici che reclamano la necessità di una firma umana sui lavori eseguiti da macchine». Un caso particolarmente significativo per la professione medica, quello della app Babylon Health che collabora con il National Health Service, il servizio sanitario nazionale britannico, è stato portato al dibattito da padre Benanti, docente di Etica delle tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana, nonché membro del gruppo di esperti sull’intelligenza artificiale (IA) del Mise, con un intervento dal titolo “Algoretica: la macchina al servizio dell’uomo”. Il video di una telefonata tra un paziente e un medico, mediata dalla app, è sconcertante: mentre il paziente elenca i sintomi, l’intelligenza artificiale automaticamente effettua una diagnosi con la percentuale di esattezza, e segnala i farmaci più indicati. Tutto in tempo reale. «Il medico si sta trasformando in lavoro operatore di call center» mette in evidenza padre Benanti, «una trasformazione che è la fine della classe medica: se non paga a Babylon la sua fee, non lavora. Ma quanto mangia del salario questo sistema abilitante? Il Governo inglese ha scambiato questa trasformazione con un risparmio sul sistema sanitario».

Nel corso dell’evento Alessandra Ghisleri ha presentato un sondaggio di Euromedia Research, effettuato presso i cittadini e i professionisti iscritti alle Casse di previdenza privata, in merito al futuro del mondo del lavoro. Per il 59,1% degli intervistati, il mondo delle professioni negli ultimi 5 anni non è cambiato in maniera rilevante mentre, per il 35,5% in futuro si modificherà ma lentamente, perché i cambiamenti fondamentali sono già avvenuti negli ultimi 5 anni. «Un dato importante» commenta Luca Eleuteri, partner di Casaleggio Associati, «si tratta di una chiara sottovalutazione del contesto attuale, che è in crescita esponenziale. C’è un ritardo del Paese rispetto ai principali trend di innovazione digitale e dunque le persone hanno una percezione errata del cambiamento».

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