APPROFONDIMENTI

Dal capolinea della Germania
può ripartire la nuova Europa

Ugo Bertone*
Dal capolinea della Germaniapuò ripartire la nuova Europa

La crisi ha colpito anche l'efficienza teutonica: da Deutsche Bank a Volkswagen, da Bayer a Daimler, l'industria tedesca mostra la corda. Così il Paese dovrà cambiare rotta in materia di integrazione europea

Achtung! Fate attenzione alla caduta degli dei che stanno scivolando giù dalla vetta dell’Olimpo. Non molti avevano previsto le difficoltà della Germania, cuore economico dell’Unione Europea, che si affaccia all’autunno con tassi di crescita “italiani” e non promette di fare meglio nel 2020. Al di là dei numeri del pil (solo mezzo punto di crescita, meno della metà di Francia e Spagna) a sottolineare la gravità della crisi è il malessere che accomuna in pratica tutte le eccellenze del made in Germany.

Deutsche Bank, già leva finanziaria della prima potenza mondiale dell’export, ha annunciato una precipitosa ritirata entro i confini europei, rinunciando a competere negli Stati Uniti e uscendo dalla banca d’affari della City. Pochi giorni prima Harald Kruger, il manager che avrebbe dovuto guidare la rivoluzione elettrica di Bmw, ha rassegnato le dimissioni per le perplessità emerse in consiglio. Il bollettino della settimana nera dell’economia di oltre Reno si completa con l’allarme utili di Basf, che prevede profitti in calo del 30 per cento a fronte della caduta della domanda, e con il profit warning di Daimler, il secondo di fila in un mese. Prende così velocità un fenomeno così esteso da avere, aldi là dei casi individuali, ormai il carattere di crisi di sistema. L’auto, innanzitutto, stenta a ritrovare il passo degli anni buono. Pesa la crisi scatenata dal dieselgate che si combina con il costo degli investimenti necessari per competere nell’auto a guida autonoma e nella transizione a marce forzate verso l’elettrico. E così Volkswagen, anche perché indebolita (come Deutsche Bank) dell’onere di cause e spese legali, ha deciso di condividere gli investimenti e di sfruttare, a pagamento, le tecnologie sviluppate da Ford. 

Ma non va meglio in altri settori. L’ansia di trovare nuovi sbocchi industriali ha suggerito missioni rischiose e sfortunate come l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer che si sta rivelando un massacro per l’eredità delle passate gestione, sotto accusa per la produzione di sostanze cancerogene.

Non va meglio all’acciaio di Thyssen, alle prese con una ristrutturazione contestata, né alla Sap, il gigante dei software (l’unica società del gotha tedesco nata dopo il 1970), anch’essa alle prese con tagli e cambiamenti strutturali. L’elenco potrebbe continuare anche perché la crisi dei grandi sta contagiando il Mittelstand, ovvero le piccole e medie imprese che rappresentano il cuore dell’industria. Così come pesa sul triangolo industriale (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) che è strettamente legato alle sorti del made in Germany.

Un bel guaio ma, come sempre accade, nel disastro c’è sempre un aspetto positivo: la crisi può spingere la Germania a cambiare rotta finalmente in materia di integrazione europea, dall’Unione Bancaria all’avvio di progetti comuni di crescita in ambito europeo. È la speranza di Marcel Fratzscher, l’economista che guida il centro studi Diw. Uno dei grandi pensatoi di Berlino. «Tra le cause - dice – spicca l’illusione di una parte della classe dirigente di poter fare a meno dell’Europa, considerata un costo a tutto vantaggio dei partner. Quasi che la Germania possa competere nel mondo senza un solido retroterra finanziario e politico all’altezza degli altri». 

Un’illusione alimentata dai successi dell’economia di questi anni: perché cambiare, è stato il pensiero dominante di questi anni, se il sistema funziona? Ma questa mentalità sparagnina, che rallentato le riforme e frenato l’economia europea, oggi è al capolinea. E speriamo che la Germania del dopo Merkel lo capisca in fretta.    

L'autore Ugo Bertone. Torinese, ex firma de "il sole-24 ore" e "la stampa", è considerato uno dei migliori giornalisti economico-finanziari d'Italia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400