FINANZIARE L'IMPRESA

Credit crunch, la soluzione è (anche) il fintech

Redazione Web
Credit crunch, la soluzione è (anche) il fintech

Secondo i dati di Bankitalia, la contrazione del credito colpisce soprattutto le microimprese, “invisibili” alle banche. Ma l’invoice trading consente una valutazione del rischio che bilancia le fragilità finanziarie delle Pmi

Brutte notizie: secondo Bankitalia, prosegue la contrazione del credito, passato dai 914 miliardi di euro di novembre 2011 ai 726 del 2017, ai 668 di aprile 2019. Brutte notizie soprattutto per le microimprese, che registrano tassi di decrescita anche superiori al 3% in 7 regioni, perché le banche spostano l’attenzione verso le imprese più grandi. «Dopo sette anni di ritirata precipitosa del credito, il sistema bancario non è ancora riuscito a trovare un nuovo equilibrio in grado di consentire il rilancio delle imprese italiane», commenta Fabio Bolognini (nella foto), Chief Risk Officer di Workinvoice, il primo mercato online di invoice trading in Italia, che ha settembre ha stretto una partnership con il leader della business information Cribis. «Se da un lato occorre tenere in considerazione che parte di questa riduzione deriva dalla cessione e cancellazione di prestiti in sofferenza (circa 50 miliardi da gennaio 2018), è altrettanto vero che al credito ‘cattivo’ non si è sostituito credito nuovo». A una lettura più approfondita del fenomeno, realizzata a partire dai rapporti pubblicati periodicamente dalla Banca d’Italia per le economie regionali, si delinea un quadro più articolato, in cui si possono notare due fenomeni principali: nell’ultimo anno la contrazione del credito in Italia è stata a macchia di leopardo, con tassi di ricrescita in Friuli, al Sud e nelle Isole, ma in calo negli assi Piemonte-Lombardia-Veneto al Nord e Toscana-Marche-Umbria al Centro. E la minore disponibilità a concedere credito colpisce decisamente le micro-imprese (società di persone fino a 20 addetti), con tassi di decrescita anche superiori al 3% in 7 regioni e leggeri miglioramenti solo nelle due Isole.

«Le riduzioni dei prestiti alle imprese», sottolinea Bolognini, «hanno colpito le regioni con maggiore quota relativa, penalizzando il Nord (che vale il 65% del totale) con eccezioni in Friuli e Trentino; mentre per quanto riguarda le piccole imprese è stata penalizzata in modo pesante tutta l’area centrale (23% del totale). I dati mostrano invece una leggera ripresa al Sud, che opera ancora su volumi limitati e sta ricostituendo in parte un magazzino di prestiti falcidiato pesantemente dal 2011 al 2017.

La panoramica regionale conferma due trend già noti a Workinvoice: ovvero, la difficoltà nell’accesso a nuovo credito e lo spostamento continuo operato dalle banche verso imprese di maggiori dimensioni, che in buona parte sostituiscono il credito alle piccole imprese nelle regioni più produttive e più indebitate con il sistema bancario».

Così, la risposta è sempre di più la finanza alternativa e digitale – il cosiddetto Fintech - perché gradualmente compensa la carenza di credito fornito dal canale bancario in tutti i casi dove il rischio è giudicato percorribile. «A più incisivo può rivelarsi l’apporto delle soluzioni di invoice trading come quelle fornite da Workinvoice», spiega ancora Fabio Bolognini, «perché consentono una valutazione del contesto e del rischio che bilancia alcune tipiche fragilità finanziarie delle Pmi con la qualità del loro portafoglio clienti e l’appartenenza a filiere di produzione certificate dal capo filiera. Non a caso lo “sconto fatture” digitale italiano, sebbene abbia ancora un mercato potenziale enorme, dimostra una crescita costante: basti pensare che ha registrato ad aprile 2019 un erogato annuale di circa 840 milioni, con un incremento del 26% rispetto al trimestre precedente e del 126% rispetto al primo trimestre del 2018».

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