FINANZIARE L'IMPRESA

Una rete di boutique legali
per affiancare le Pmi in crisi

Sergio Luciano
Una rete di boutique legaliper affiancare le Pmi in crisi

Per le imprese familiari relazionarsi con i grandi studi, italiani o internazionali, è difficile. Per questo Maurizio Borra sta costruendo un network in grado di creare rapporti di fiducia con le famiglie 

«Mi si potrà accusare di utopismo, ma all’idea di creare una rete di studi legali indipendenti ma cooperanti credo molto. Non è utopia, è interesse comune»: Maurizio Borra (nella foto), nato a Cuneo e attivo a Vicenza, ha nel sangue la grande e ricca provincia italiana.

Fa assai bene il suo lavoro, ma ne conosce i problemi, riassumibili in una formula semplice semplice: 260 mila avvocati in Italia, con un reddito medio dichiarato di 40 mila euro lordi all’anno. Ovvero, come trasformare una professione prestigiosa e delicata in un lavoro che, per lo meno nelle grandi città, è oggettivamente ingrato e precario, se si considera che un avvocato è un libero professionista e da quel reddito deve ritagliare quanto gli servirà per vivere da pensionato. E dunque? Dunque un avvocato come Borra, che ha acquisito notorietà per qualche “missione impossibile” che gli è però riuscita assai bene nel settore delle ristrutturazioni aziendali – denso, purtroppo, di opportunità nel Vicentino, ultimamente – ci prova. Insieme al civilista piemontese Stefano Ambrosini e all’ingegnere Giancarlo Masciarelli, per esempio, è riuscito a far ammettere al concordato un’azienda sana ma in crisi nera come la Guerrato Spa, specializzata nell’impiantistica ospedaliera, evitando un fallimento che sarebbe stato socialmente devastante.

Nelle family company la crisi finanziaria instaura un conflitto d’interessi tra l’azienda e la famiglia così la consulenza diventa cruciale

«Dalla crisi del 2009, acuita pesantemente dal fallimento delle due banche venete», spiega, «abbiamo cominciato, nel nostro studio, a lavorare per salvare aziende. Ci siamo messi decisamente dalla parte delle famiglie imprenditoriali. In Veneto, come e più che nel resto d’Italia, la famiglia e l’impresa sono la stessa cosa. Ma la crisi finanziaria instaura un conflitto d’interessi tra l’azienda e la famiglia. L’azienda deve pagare i creditori, se vuol vivere. La famiglia non sempre ha le risorse necessarie ma vuole continuare a fare impresa. Bisogna convincere gli imprenditori a saldare questo conflitto. Laddove ci sia prodotto di qualità e una sufficiente capacità produttiva, si può. Ma spesso occorrono competenze esterne all’impresa, e la consulenza legale e societaria è cruciale. Materia da avvocati dal nuovo approccio».

Perché – è la tesi di Borra – affiancare un’impresa in crisi richiede un approccio interdisciplinare che l’ottica giuridica agevola. «L’ho capito nella prima ristrutturazione, quella della Ferroli, che produce caldaie a San Bonifacio di Verona, 500 milioni di ricavi, 3.000 dipendenti anche in Cina e in Vietnam… Morto a 83 anni il fondatore Dante Ferroli, spaesati gli eredi, abbiano trovato il fondo Attestor che ha reso possibile trasformare i debiti bancari in Spf (strumenti partecipativi finanziari), che non risultano debiti, ma sono convertibili a 5 anni. Con la famiglia passata in minoranza l’azienda si è salvata e abbiamo fatto accordo di ristrutturazione dei debiti ex 182bis». Dunque una capacità di “traduzione” dei problemi finanziari in soluzioni giuridicamente salde, «e anche di traduzione tout-court», aggiunge Borra, scherzando un po’ ma non troppo: «Con le famiglie venete funziona meglio se si parla in dialetto che con lessico finanziario inglese, il che negli studi internazionali o in quelli italiani ma giganteschi è ben difficile».

Dunque, ecco il progetto: «Creare una rete di boutique professionali con soggetti che hanno – a differenza di un approccio formale che i grandi studi tendono adottare – rapporti naturali e profondi con le famiglie imprenditoriali, una forte capacità di servizio su misura e soprattutto non hanno il difetto tipico delle grandi strutture dove si parla una volta col senior partner e poi vedono solo gli junior. La sto costruendo, questa rete: potrebbe anche societarizzarsi, prima o poi. Ma sempre in nome della tutela delle famiglie e delle loro imprese».

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