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La criptovaluta in azienda. È utile
ma come moneta complementare

Marco Gemelli
La criptovaluta in azienda. È utilema come moneta complementare

Da Toyota a Nestlè, da Pfizer a Walt Disney Company, e ora Facebook, ma anche aziende minori e settori come l’industria del sesso o le sette religiose stanno inglobando i bitcoin nel proprio business

C'è chi ancora le guarda con diffidenza, chi invece ha deciso di puntare su di esse in maniera più decisa: all’indomani della decisione di Facebook di lanciare dall’anno prossimo la criptovaluta “Libra”- più che una sorta di bitcoin è uno stablecoin, che non dovrebbe soffrire della volatilità della più celebre valuta virtuale né nell’inflazione valutaria - il rapporto non sempre facile tra le imprese e le criptovalute vede in prima linea autentici colossi del business globale. In Cina ci sono l’Industrial and Commercial China Bank (Icbc) che ha brevettato l’utilizzo della blockchain per verificare i certificati digitali invece di affidarli ad autorità centrali, o la China Construction Bank Corporation (Ccb), mentre negli Usa non mancano i giganti bancari JP Morgan Chase & Co e la Bank of America. E se Francia e Spagna vedono rispettivamente Bnp Paribas e Banco Santander, in Italia è Intesa Sanpaolo a aver conquistato la palma di leader nell’uso di blockchain. Tra le assicurazioni non mancano la tedesca Allianz o la francese Gruppo Axa, mentre nel campo dell’informatica si spazia da Apple a Samsung, fino a Microsoft, Intel Corporation, Ibm e Siemens. Il settore automobilistico si aggiudica tre grandi brand: la giapponese Toyota, la tedesca Daimler Ag, produttore di Mercedes-Benz e la statunitense Ford. E ancora: usano le criptovalute Walmart, Nestlé, Amazon, Pfizer e persino la Walt Disney Company. Il quadro di riferimento, però, è tutt’altro che semplice. «Sul tema c’è molta confusione, che deriva sia dai nomi usati (c’è già una differenza tra ‘criptovalute’ o ‘criptoasset’) – spiega Filippo Zatti, docente di Diritto dell’economia all’Università di Firenze – sia dal fatto che il Bitcoin nasce per attivare un sistema di pagamento alternativo a quello finanziario mentre con ‘criptoasset’ si indicano cose diverse: mentre il Bitcoin punta a essere un sistema di pagamento, altri ‘coin’ hanno la funzione primaria di premiare, con un prezzo, chi valida i nuovi blocchi della blockchain. Giova ricordare che di per sé i critpoasset non avrebbero valore, se non esistessero piattaforme di scambio che li trasformano in moneta reale: se invece rimanessero all’interno della blockchain, il loro incentivo resterebbe slegato da un universo economico di riferimento. Il tema è molto complesso – aggiunge Zatti - ma spesso si cerca di codificarlo con le regole del mondo economico tradizionale: basti pensare che esistono diverse blockchain con regole di funzionamento e di governo delle tecnologie completamente diverse. All’orizzonte ci sono problemi di sicurezza, ma anche di tempistiche: per ottenere la validazione di un pagamento oggi servono circa 10 minuti (tuttavia col progredire della tecnologia questo problema dovrebbe rivolversi). Poi c’è il tema dell’accessibilità, della regolamentazione e della stessa natura giuridica di beni come gli utility token. Nonostante la questione sia di carattere sovranazionale, e auspicando accordi internazionali in merito – conclude Zatti - il Paese che saprà dare una giurisdizione al fenomeno avrà comunque vantaggi nell’immediato perché creando un ecosistema più favorevole vedrà arrivare gli investimenti. Al momento solo il Liechtenstein ha creato un Blockchain Act».

Mancano accordi internazionali per  regolamentare la moneta virtuale e al momento solo il Liechtenstein ha creato un Blockchain Act

Intanto, tra le 2.000 oggi in circolazione c’è una “moneta” per celebrare – in maniera bipartisan, of course - i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin, una per effettuare acquisti specifici, dalla cannabis ai panini del fast food fino al saldo del dentista o del sexy shop di fiducia, e persino una che consente di pagare la merce semplicemente facendosi scattare una foto in topless. Parafrasando una storica campagna della Apple secondo cui c’è un’App per tutto, anche il mondo delle criptovalute sta dando prova di grande, grande fantasia creando “token” che oscillano tra l’improbabile e il provocatorio: E poi c’è Libra, l’iniziativa di Mark Zuckegberg, di cui parliamo nel riquadro della pagina accanto). Quando si parla di moneta di scambio sul web, il pensiero corre subito alle più note - da Bitcoin a Ripple, da Ethereum a Litecoin – ma nelle maglie di internet in realtà esiste un gran numero di criptovalute sconosciute ai più e divenute peculiari per i motivi più disparati. In alcuni casi è l’argomento cui è legata la valuta, l’industria del sesso in primis, in altri le modalità di creazione della moneta, mentre non manca quella famosa per essere stata creata dal fratello del signore della droga sudamericana, Pablo Escobar. In altre parole, il nome (della moneta virtuale) non fa il monaco.

Oltre al tema della sicurezza c’è anche quello dei tempi: per ottenere la validazione di un pagamento oggi occorrono dieci minuti

Una carrellata tra le criptovalute non può prescindere da quelle istituite per omaggiare i presidenti di Russia e Stati Uniti. Se negli Usa, infatti, è stata creata una moneta virtuale per supportare la campagna elettorale del 2016 del presidente Trump, il Trumpcoin, con l’obiettivo di “creare un futuro luminoso per gli americani”, non dissimile è il Putincoin realizzata per sostenere l’economia russa all’interno dei propri confini e oltre. La seconda, complici anche i maggiori anni di esperienza politica del suo ispiratore rispetto al tycoon newyorkese, gode di una capitalizzazione di mercato doppia di quella del Trumpcoin (1,43 milioni contro 397mila dollari), che, almeno finora, si è rivelato un tentativo non riuscito per attirare gli elettori di Trump e i patrioti americani ad investire. Per i più religiosi esiste il Jesuscoin, che promette la salvezza eterna e – a detta degli sviluppatori, evidentemente distratti quando a scuola spiegavano il girone dantesco dei simoniaci – “sta negoziando con le chiese per diffondere il perdono dei peccati”. Meno fortuna ha avuto invece il CoinyeCoin, che si presentava con l’immagine di un cartoon di Kanye West ed è naufragato dopo una perentoria lettera da parte degli avvocati del musicista.

Al di là degli ispiratori, ci sono criptovalute palesemente provocatorie ed altre nate per scherzo ma diventate sufficientemente solide: è il caso del Dogecoin, creato nel 2013 dal product manager di Adobe Jackson Palmer e dall’ingegnere informatico di Ibm Billy Markus come parodia del Bitcoin e diventata invece moneta virtuale a tutti gli effetti con una capitalizzazione da un miliardo di dollari, arrivata a essere la 35° criptovaluta più scambiata al mondo con 400 milioni di dollari. Non mancano valute per vegani (il VeganCoin che si presenta come “criptovaluta cruelty-free” e può essere usata su piattaforme di meal sharing) cui fa da contraltare il WhopperCoin per gli amanti del fast food, quelle per la comunità Lgbt - l’Lgbt token, appunto – o quella kosher, il BitCoen, creata dall’imprenditore Vyacheslav Semenchuk: chiunque può investire e negoziare con essa, ma il 10% dei profitti della moneta sono disponibili sotto forma di prestiti a tasso zero per i membri della comunità ebraica.

Il 10% dei profitti del bitcoen (si scrive proprio così) è destinato a prestiti a tasso zero per i membri della comunità ebraica

Tra il serio e il faceto, poi, va registrata anche la moneta ideata per acquisire diritti minerari su oltre 600mila asteroidi, con la “valuta spaziale” Astrocoin pensata per quando (forse) un giorno entreremo in commercio con altri pianeti, così come la UfoCoin che non ha nulla a che fare con il contatto con gli extraterrestri ma significa “Uniform Fiscal Object”. E ancora: esistono la valuta Garlicon, immaginata nel 2017 per la comunità di Reddit e curiosamente ispirata all’aglio; il FuckToken (Finally Usable Crypto Karma), il DentalCoin per l’industria dei dentisti, e la Uet (Useless Ethereum Token) che fa esplicito riferimento a “nessun valore, nessuna sicurezza e nessuna utilità”. Insomma, una garanzia. Non mancano valute legate ai prodotti agricoli, dal CannabisCoin o il PotCoin per effettuare pagamenti e vendite della pianta preferita da Bob Marley, marijuana e prodotti correlati, fino al BananaCoin il cui valore è strettamente legato al prezzo di un chilogrammo di banane nelle piantagioni del Laos.

Ma il vero regno delle criptovalute bizzarre è sicuramente il sesso, specie declinato nell’industria del porno. L’elenco oscilla tra Lustcoin - dedita al pagamento di prestazioni sessuali – al Sexcoin (che capitalizza oltre 3 milioni di dollari) o il BunnyToken, nati come sistema di pagamento alternativo per il settore degli adulti e per chi intende pagare servizi e intrattenimento osé con questa moneta. Tra le più curiose c’è poi il Titcoin, con le donne che potranno pagare nei negozi attraverso una fotografia del proprio seno: fatti gli acquisti, alle casse basta sollevarsi la maglietta, slacciare il reggiseno e farsi fotografare dal cassiere. Questi invierà le foto a Pornhub che verserà nelle casse l’importo richiesto. Infine, una citazione va a Spankchain, letteralmente “la moneta delle sculacciate”.

E CON LIBRA, FACEBOOK VUOL DIVENTARE BANCA

Il social network come una banca, con una propria moneta. Dall’anno prossimo sarà operativa su Facebook – la piattaforma con due miliardi di utenti – la criptovaluta Libra, promossa dall’azienda di Mark Zuckerberg con “l’obiettivo di diventare una solida base per l’accesso ai servizi finanziari, inclusa una moneta globale, per soddisfare le esigenze finanziarie quotidiane di miliardi di persone” (come si può leggere nel Libra White Paper diffuso da Fcebook/Calibra). Libra è strutturata su un nuovo tipo di blockchain (costruita su una combinazione di approcci innovativi e tecniche consolidate), al momento permissioned, gestita da un’associazione indipendente, no-profit, di diritto svizzero con sede a Ginevra. I membri fondatori dell’associazione promossa da Facebook/Calibra coinvolge importanti società in eterogenei settori di attività: servizi di pagamento, tecnologia, piattaforme on-line, telecomunicazioni, blockchain, venture capital e organizzazioni no-profit. In prospettiva, saranno coinvolte le prime cento istituzioni accademiche in base al ranking Qs o Cs, con l’obiettivo di raggiungere complessivamente, entro il 2020, cento membri così da avere un numero di nodi tale da consentire di aprire la blockchain a più fruitori possibili trasformandola, tempo cinque anni, in permissionless. Ulteriore particolarità di Libra è che sarà asset-backed ovvero il valore sarà garantito da un fondo di attività finanziarie a bassa volatilità, come depositi bancari e titoli di Stato a breve termine in valute affidabili sottoposte al controllo di banche centrali che godono di un elevato standard reputazionale. Queste caratteristiche candidano Libra ad essere potenzialmente una moneta digitale globale, espressione dell’economia mondiale. Un Bancor privato, insomma. Di conseguenza, le autorità di controllo dei mercati finanziari dovranno accelerare il lavoro, peraltro in molti casi già avviato, di una definizione di un quadro regolatorio efficace a gestire un sistema complesso, non solo per i potenziali effetti sulla stabilità del sistema finanziario internazionale, ma anche per la protezione dei dati personali. Infatti, verrebbe in possesso di Facebook una mole di dati tale da controllare di fatto la vita privata di un terzo degli abitanti del pianeta. Le prime reazioni all’annuncio di Libra esprimono quanto meno perplessità sull’operazione. Significativa, a tal proposito, è la lettera inviata il 2 luglio scorso a Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg di Facebook e a David Marcus di Calibra da parte del Comitato sui servizi finanziari della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America, nella quale, senza troppi giri di parole, si richiede di procedere, d’accordo con i membri fondatori dell’associazione Libra, ad una moratoria sullo sviluppo di Libra per i problemi che il progetto comporta per la tutela della privacy, le operazioni finanziarie, la sicurezza nazionale e la politica monetaria.
Zuckerberg avvisato...

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