WORKSHOP ASSICURAZIONI

Le polizze del futuro
tra blockchain e robo-advisor

Giancarlo Salemi
Le polizze del futuro tra blockchain e robo-advisor

Il settore assicurativo è alle prese con l’innovazione tecnologica e la trasformazione nello stile dei consumi. Così, 8 compagnie su 10 stanno investendo in advanced analytics e robotic process automation

Un popolo di santi, poeti e…assicuratori. L’Italia è quinta a livello europeo e settima a livello mondiale nel comparto delle assicurazioni che garantisce una crescita del pil di oltre il 8% l’anno, impiega 300mila persone, contando su oltre 200 aziende. Numeri importanti che testimoniano come l’industria assicurativa italiana fornisca un contributo significativo all’economia e alla società, anche se non bisogna nascondere le difficoltà del settore, ad esempio in Italia non riescono a decollare le vendite on-line del ramo RcAuto, ferme attorno all’8% del mercato praticamente da dieci anni. Anche l’avvento dell’insurtech è destinato a modificare un quadro ancora fin troppo tradizionale nel comparto assicurativo. Oltre a numerose Fintech, le startup che sviluppano tecnologie per il settore assicurativo, e player digitali che si affacciano sul panorama assicurativo, anche alcune compagnie tradizionali stanno infatti sfruttando l’innovazione tecnologica per trasformare la loro catena del valore ed avvicinarsi sempre di più al nuovo linguaggio del cliente. La tecnologia stia rivoluzionando ogni aspetto del settore assicurativo ridefinendo equilibri, business model e fattori competitivi. Più in dettaglio, quasi 8 compagnie assicurative su 10 (79%) stanno già investendo in Advanced Analytics e Robotic process automation. Il mercato vede un aumento degli investimenti anche nell’ambito di Intelligenza Artificiale, robo-advisor e blockchain: da qui ai prossimi tre anni si parla di un aumento dei budget del 40%. Insomma, il rapporto fra compagnie e nuove imprese digitali sta diventando un binomio indissolubile. È così che lo scenario del mercato assicurativo si sta trasformando sotto la spinta dei brand dell’insurtech. Crescono le startup che, ridisegnando l’esperienza dell’utente in campo assicurativo, favoriscono il rinnovamento del settore. Quasi 8 compagnie assicurative tradizionali su 10 (75%) dichiarano che lo sviluppo di competenze insurtech sarà fondamentale per soddisfare le esigenze dei consumatori.

Che il comparto sia in trasformazione lo ha sottolineato anche un report di Goldman Sachs Asset Management dove emerge come la maggior parte delle compagnie assicurative continui ad investire alla luce dei crescenti timori legati al rallentamento dell’economia globale. «Le compagnie assicurative si aspettano che gli Stati Uniti entrino in una fase di recessione, ma non quest’anno», ha dichiarato Michael Siegel, Global Head dell’Insurance Asset Management di Gsam «Di conseguenza continuano a investire, ma assumono i rischi con un approccio più selettivo. In particolare, le compagnie assicurative mantengono la recente tendenza ad allocare capitali verso classi di attivo meno liquide, come private equity, debito legato a infrastrutture e prestiti alle imprese a media capitalizzazione».

Quello che di certo è cambiato è l’andamento del cliente-consumatore nei confronti delle compagnie assicurative: gli italiani sono un popolo sempre meno fatalista, ma più attento alla gestione del proprio patrimonio, soprattutto rivolto al ramo vita, quello che è cresciuto di più. Come ha ricordato proprio la presidente di Ania, l’associazione che raggruppa le imprese assicurative, Maria Bianca Farina, «Nel 2018 la raccolta premi delle imprese assicurative italiane ha superato i 135 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente. A questo risultato positivo ha contribuito sia il comparto delle polizze Vita che quello delle polizze Danni. Ciò conferma la solidità del nostro settore, a cui le famiglie italiane continuano ad affidare una parte importante dei propri risparmi e la protezione dei beni e della salute».

In particolare, lo scorso anno la raccolta premi nei rami Vita è stata di poco superiore a 102 miliardi, in ripresa del 3,5% dopo le contrazioni registrate nel 2017 (-3,6%) e, soprattutto, nel 2016 (-11,0%). Ma il 2018 è stato positivo anche per la raccolta premi nei rami Danni che è stata pari a 33,1 miliardi in aumento del 2,3%. Più specificatamente, nel comparto Auto si è registrata per la prima volta dopo sei anni una sostanziale stazionarietà (+0,1%) dei premi nel ramo R.C. Auto e una crescita del 5,9% nel ramo corpi veicoli terrestri. La redditività - se così vogliamo chiamarla - del settore danni è sostenuta anche dai cambiamenti regolamentari nel settore introdotti dal governo di Mario Monti nel 2012 e da quello di Paolo Gentiloni nel 2017 per inquadrare meglio i risarcimenti da danni stradali.

Anche qui la sfida è stata per le compagnie assicurative di modellare il proprio business e renderlo compatibile con il cambiamento promosso, ad esempio, dalla tumultuosa crescita delle black box che solo in Italia hanno superato i 5 milioni di autovetture su un parco macchine di 33 milioni. Uno strumento, quello delle scatole nere, di notevole efficacia destinato non solo a far ridurre il rischio delle frodi ma anche a costringere a chi guida a una pratica improntata a una prudenza maggiormente sorvegliata e, che, grazie agli sconti applicati dalle compagnie assicurative, sono destinate a crescere in modo vertiginoso nei prossimi anni.

Se si guarda invece ai canali di vendita a crescere di più nel comparto assicurativo sono state le reti bancarie. Oltre i due terzi della nuova produzione Vita sono stati infatti intermediati tramite sportelli bancari e postali, con un volume pari a 57,8 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2017. Negativo è stato invece l’andamento della raccolta di nuove polizze mediante i consulenti finanziari abilitati che di fronte ad un ammontare di 12,5 miliardi hanno registrato una contrazione del 2,4% rispetto l’anno precedente con una quota di mercato del 15% della nuova produzione. Anche gli agenti di assicurazione sono rimasti al palo, con nuovi affari complessivi di 9 miliardi di euro, pari all’11% del nuovo business ma in frenata dell’1% e per il terzo anno consecutivo. Mentre il canale agenzie in economia, quello alle dirette dipendenze della assicurazione ha registrato un trend opposto crescendo del 15,5% per un ammontare di nuovi premi pari a 4,7 miliardi pari al 6% del totale.

Le compagnie di assicurazioni devono fronteggiare anche un doppio fenomeno: i millennials e l’invecchiamento della popolazione. Per quanto riguarda i nuovi diciottenni sono una generazione nata e cresciuta con le nuove tecnologie digitali e puntano decisamente alla flessibilità dell’offerta, con la conseguente personalizzazione del prodotto. Anche la trasparenza, la chiarezza e l’efficacia della comunicazione da parte delle società assicurative rappresentano dei forti valori aggiunti per chi appartiene a questa generazione. Un altro fattore che si rivela decisivo per i più giovani è poi la multicanalità, strettamente connessa al customer care: il cliente oggi esige di poter gestire le proprie polizze da qualsiasi canale, e di ricevere supporto veloce ed efficace su ognuno di questi canali. La crescente offerta di strumenti digitali che vanno incontro a questi bisogni dimostra come le compagnie assicurative prendano sempre più in considerazione le richieste dei più giovani: alcune società ad esempio, sfruttano proprio le potenzialità del multicanale e del digitale, offrendo servizi che risultano accessibili anche ai giovanissimi. Poi c’è il capitolo della popolazione più anziana recentemente preso sotto osservazione proprio da Ania. Attualmente gli ultrasessantenni rappresentano circa il 12% della popolazione globale e tale stima dovrebbe salire fino al 21% nel 2050, anno in cui per la prima volta nella storia dell’umanità ci saranno più over 60 che under 16. «La nostra industria ne è profondamente coinvolta avendo come missione la protezione di persone e famiglie dai rischi a cui sono esposte – ha ricordato recentemente la presidente di Ania - In un rinnovato gioco di equilibri, continua ovviamente ad essere prioritario il concetto delle cure, sia facilmente accessibili che di qualità, ma a questo si sommano aspetti divenuti decisivi e imprescindibili come la prevenzione, l’assistenza e il benessere».

«Stiamo innovando i nostro modelli di business, siamo sempre più consulenti a tutto tondo del benessere delle famiglie e delle imprese», ha continuato Maria Bianca Farina tratteggiando il nuovo corso del settore alla prova dell’evoluzione tecnologica e dei mutati bisogni di protezione che riguardano le persone ma anche le cose, come nel caso dei software. «Stiamo già sperimentando la tecnologia blockchain su alcuni processi assicurativi per i quali abbiamo attivato la prima sandbox italiana. Stiamo inoltre sperimentando la percorribilità di soluzioni per la nuova mobilità». Insomma una sfida globale per il settore i cui investimenti lo scorso anno hanno raggiunto 850 miliardi di euro, di cui oltre 300 in titoli di Stato italiani. «Larga parte dell’investimento assicurativo ha sostenuto il debito pubblico finanziando investimenti in titoli sovrani anche e soprattutto negli anni più difficili. Titoli che rappresentano oggi oltre il 15% dell’intero stock in circolazione. Le sfide di fronte alle quali si trova la nostra collettività interpellano in prima persona il comparto assicurativo nel duplice ruolo di elemento essenziale nella coesione del paese, attraverso i servizi prestati a famiglie imprese, e di strumento significativo di investimenti a lungo termine e di stabilità».

FRANZI (BROKERS): «UN MESTIERE DIFFICILE, MA CRUCIALE»

Il settore del brokeraggio assicurativo continua a essere un punto di riferimento per la gestione dei rischi del comparto produttivo del Paese con una quota di mercato nei soli rami danni raggiunge un volume di oltre 14 miliardi di euro nel 2018. Una quota, quella intermediata dai broker, riferita alla raccolta premi delle imprese italiane ed estere, che si attesta al 37,8%, in aumento proporzionato all’incremento della produzione danni rami elementari.
Nonostante questo, i broker stanno vivendo “un processo di transizione” accompagnato da una “fase di trasformazione” come spiega ad Economy Luca Franzi de Luca, presidente di Aiba, la principale associazione che raggruppa i brokers di assicurazioni e riassicurazioni italiani. «I broker devono concentrarsi sul loro core business - ci spiega – ovvero dare un servizio di consulenza qualificata, assistendo il cliente nell’individuazione e nella quantificazione dei rischi cui sono esposti, perché l’eccesso di offerta assicurativa coniugata con una crescente standardizzazione dei livelli di copertura, avrà sempre più bisogno di broker altamente qualificati».
Non solo. Il settore si trova di fronte anche a sfide importanti perché il mercato assicurativo si sta sempre più allargando, basti pensare che anche nuovi operatori, da Banca Intesa a Poste, puntano a diventare tra i principali operatori nei rami danni. Non è facile, quindi, il ruolo del broker che deve riuscire a conciliare, in un circuito virtuoso, assicurato e assicuratore affinché siano noti e condivisi i termini del trasferimento del rischio e non ci siano sorprese in caso di sinistro. In tutto questo la digitalizzazione è insieme una grande opportunità, ma anche un rischio, sottolinea Franzi. «Porta maggiore efficienza all’interno delle nostre imprese, semplificando il processo di gestione amministrativa. Ad esempio come Aiba abbiamo investito molto nel progetto Aiba Digital che ha l’obiettivo di una gestione automatizzata del back office dove, attraverso una piattaforma, ogni broker pur mantenendo il proprio software, è in grado di dialogare con un unico linguaggio con i diversi sistemi utilizzati dalle compagnie».
La grande minaccia dell’era digitale si chiama cyber risk. Pensiamo al caso di un danno provocato da malfunzionamento del software che governa i processi aziendali: l’eventualità è oggi sempre più esclusa dalle coperture Property e di Responsabilità Civile tradizionali, mentre a loro volta le coperture specifiche sui cyber risk, tendono escludono le lesioni e i danni materiali.
«Questo può portare ad un grosso livello di scopertura – annota Franzi – ma più rendo efficiente l’azienda tramite l’automazione, minore rischia di essere il livello di copertura per i rischi tradizionali». L’altro aspetto che il presidente dell’Aiba sottolinea è la crescita delle malattie mentali - la psiche è uno dei grandi problemi, oggetto di dibattito nel recente Forum Economico di Davos – che però non sono contemplate nel mondo assicurativo. «Le cure psichiatriche sono quasi sempre escluse dalle coperture assicurative Rimborso Spese Mediche e chi soffre di questo tipo di malattia è tendenzialmente soggetto non assicurabile per gli infortuni e l’invalidità permanente e, quindi, se da un lato questo fenomeno sta crescendo molto rapidamente, dall’altro c’è un vero e proprio buco perché potenzialmente siamo tutti privi di un’assicurazione con un bisogno che è in fortissima ascesa».

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