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Gabriele Burgio, l’asso risanatutto del turismo

Marco Scotti
Gabriele Burgio, l’asso risanatutto del turismo

Gabriele Burgio

Il manager toscano è da otto anni al vertice del tour operator che ha riportato dalle secche di un fatturato in rosso a una dimensione europea. Diventando da intermediario un proprietario di strutture e aerei

«I millennial sono sicuramente un mercato interessantissimo, è giusto guardare a loro con simpatia e con riguardo. Però al momento non sono certo il nostro target. Basti pensare che sono gli over 50 quelli che detengono il 70% della ricchezza italiana. E noi a loro, almeno ancora per un po’, dobbiamo continuare a rivolgerci». Gabriele Burgio non è abituato a usare giri di parole o perifrasi che “indorino la pillola”. È la sua storia manageriale a spiegare perché: è il toscano che ha frequentato l’Mba più prestigioso del mondo (quello di Fontainebleau) e che ha trasformato Nh Hotel da una realtà nazionale in Spagna a un colosso dell’hotellerie con 401 strutture nel mondo e oltre 22.000 dipendenti. Ed è il manager che ha deciso di reinventarsi nel 2011 e di prendere il comando di Alpitour, uno dei tour operator più famosi in Italia, anche grazie all’iconico slogan degli anni Novanta “Turista fai da te? No Altpitour? Ahi! Ahi! Ahi!”. Alla guida dell’azienda, Burgio ha capito che c’era la possibilità di lanciare il guanto di sfida ai colossi del comparto come Tui e Thomas Cook. Un’impresa apparentemente impossibile, ma che sta iniziando a portare dei frutti. Al momento dell’arrivo del manager toscano, Alpitour perdeva 39 milioni, oggi invece punta ai due miliardi di fatturato con un Ebitda positivo intorno al 3%, in linea con i parametri del settore. La notizia, quindi, è che il turismo organizzato è ancora di attrarre il pubblico, nonostante gli allarmi lanciati in tempi recenti sulla possibilità che le vacanze fai da te - tra internet e compagnie low cost - avrebbero totalmente cannibalizzato il comparto. La verità è invece che internet ha cambiato il modo di viaggiare della fetta più giovane della popolazione, che per definizione non è quella con la maggiore capacità di spesa. Chi invece ha ancora i cordoni della borsa in mano sceglie le comodità e i servizi che soltanto un tour operator organizzato può offrire.

Va letto in questo senso, quindi, il modo in cui si è mossa Alpitour negli ultimi anni, alla costante ricerca di una dimensione internazionale che «finalmente ci viene riconosciuta» racconta l’amministratore delegato del gruppo. La ricetta di Burgio per continuare a crescere è stata quella di rilevare nuovi player: nel 2018, ad esempio, è stato completato l’acquisto di Swantour, di cui già Alpitour deteneva il 49%, e di Eden Viaggi. E i benefici di questa strategia di m&a dovrebbero iniziare a vedersi già dal bilancio di quest’anno. Un’altra gamba dellimpostazione del manager toscano è quella di non fungere più da semplice intermediario, ma di iniziare a possedere strutture e vettori. Per questo motivo sono state completate le ristrutturazioni di alcuni storici alberghi come il Tanka Resort o il Marsa Siclà, oltre all’acquisto di un prestigiosissimo hotel a Venezia da 80 stanze in un palazzo del 1300. Non va dimenticato, poi, che la compagnia Neos è diventata una parte fondamentale del business del gruppo, con 12 aerei in flotta di cui cinque per il lungo raggio. Infine, ad agevolare la crescita del tour operator, anche l’ingresso nel capitale azionario di Tip (Tamburi Investment Partners) che ha puntato in Alpitour circa 120 milioni di euro. Incontriamo il numero uno di Alpitour nel nuovo quartier generale dell’azienda, nella zona Isola di Milano, all’ombra del Bosco Verticale.

Burgio, recentemente ha spiegato l’importanza di non limitarsi a essere intermediari, ma di possedere i prodotti che vengono venduti: ci vuole ricordare le acquisizioni che avete operato sia per quanto concerne la compagnia aerea sia per quanto riguarda le strutture?

Per quanto riguarda Neos, abbiamo nella nostra flotta tre 787 Dreamliner della Boeing e un quarto verrà consegnato entro la fine di quest’anno. Per le strutture alberghiere, invece, abbiamo completato l’acquisto del resort Andilana a Nosy Be, in Madagascar. Inoltre abbiamo rilevato due strutture in Sardegna, il Tanka Resort e il Colonna Village. A Scicli, nelle terre di Montalbano, abbiamo appena inaugurato il Marsa Siclà. E ancora: a Venezia è partito il progetto di restauro della Dimora Ca’ di Dio, a poca distanza da Piazza San Marco. Si tratta di un nuovo cinque stelle (con 80 camere) della collezione Lifestyle di Voihotels la cui apertura è prevista per il 2020. Infine in Albania abbiamo ottenuto la gestione della struttura alberghiera Palasa Bay Resort, un quattro stelle superiore che si trova nell’omonima località, nella zona Sud dell’Albania, inserita in uno splendido e incontaminato tratto di costa. Il resort  conta 180 camere: la costruzione di questo hotel si inserisce in un più ampio piano di sviluppo che il Governo albanese sta realizzando per incentivare i flussi turistici, soprattutto a livello internazionale. Prevediamo di inaugurarlo nel 2021.

Il turismo è uno dei comparti con i margini più bassi, quasi come la Gdo: ma allora come si fa a incrementare i ricavi?

La strategia di Alpitour è continuare a lavorare sulla filiera, consolidando la proprietà del prodotto: aerei, hotel, servizi e marketing con i nostri brand. Questo ci consente di creare presidi su alcune destinazioni: Maldive, Madagascar, Capo Verde dove abbiamo i voli Neos che raggiungono la destinazione, gli hotel di proprietà gestiti da Voihotels e la commercializzazione dei nostri brand. Inoltre c’è un impegno costante ad aprire nuove mete per il mercato italiano: abbiamo lanciato recentemente il Vietnam e il Myanmar, il Qatar, l’Albania. C’è una ricerca continua per allargare i confini e proporre soluzioni innovative per i nostri clienti che ci scelgono per la qualità dei servizi e per la capacità di selezionare esperienze uniche.

A proposito di numeri: obiettivo confermato a due miliardi di fatturato per il 2019? Con che Ebitda?

Abbiamo un obiettivo di 2 miliardi per il 2019. Ma quello che conta non è solo l’incremento del fatturato, quanto piuttosto la redditività generata e siamo ormai ad un 3% di rapporto fatturato/ebitda che ci colloca in linea con i gruppi internazionali.

Diamo altre cifre: quante persone lavorano nel vostro Gruppo e quante proposte di viaggio avete?

Attualmente abbiamo d’estate circa 4.000 dipendenti, in inverno scendiamo a 2.800. E riusciamo a creare circa 150 milioni di proposte di viaggio.

Quali sono i vostri principali competitor in Europa?

Ormai la competizione è cambiata, non si limita unicamente al segmento turistico. Certo restano i grandi gruppi europei come Tui e Thomas Cook, che fatturano rispettivamente 27 e 12 miliardi, ma ormai le Olta (le online travel agency, le agenzie di viaggio online), le low cost, le nuove formule di accomodation non alberghiera che offrono pacchetti ed esperienze sono tutti soggetti con cui confrontarsi.

Avete perfezionato l’acquisto di Swantour a febbraio del 2018 e di Eden Viaggi: vi fermate qui o proseguite il percorso di m&a?

Negli ultimi due anni abbiamo siglato operazioni importanti a livello di tour operator: i marchi sono tanti e stiamo lavorando sul processo di integrazione che richiederà del tempo. Certamente l’attenzione è sempre alta, soprattutto sul fronte alberghiero dove ci arrivano moltissimi progetti da valutare.

Quali sono le mete su cui avete scommesso più fiches e quali quelle su cui punterete per l’anno prossimo?

Abbiamo un focus sempre molto forte sull’Italia, dove con la nostra VoiHotels gestiamo 8 resort tra Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria, a cui si aggiungono 2 hotel 5 stelle lusso a Taormina.

La vostra compagnia aerea, Neos, ha il mandato dell’azionista per realizzare almeno il 50% del fatturato con terze parti: confermerete questa tendenza anche negli anni a venire?

Si tratta di una strategia che la compagnia aerea porta avanti con convinzione perché è opportuno che abbia una presenza competitiva anche sul mercato. Inoltre Neos sviluppa da anni operazioni anche con player internazionali, come nel caso del lancio di Samoa Airways, dell’incoming da Israele, o della realizzazione di un volo ad hoc in Islanda per un gruppo scandinavo che verrà lanciato quest’estate.

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