Ucci ucci, se il bilancio puzza
di contabilità creativa

Il Manipulations score elaborato all’Indiana University ora è applicabile alle Pmi italiane, grazie alla rielaborazione dell’Università di Firenze

Guidalberto Gagliardi
Ucci ucci, se il bilancio puzza ucci ucci, se il bilancio puzza di contabilità creativa

Sin dall’antichità, le pratiche contabili scorrette sono parte dell’economia. Certamente qualche scriba fenicio seduto all’ombra di un cedro avrà falsificato le scritture contabili per distrarre unguenti, monete o imposte. Lo stesso avviene oggigiorno. Anzi, la sofisticazione dei bilanci si è evoluta di pari passo con lo sviluppo economico e tecnologico, dimostrando che la creatività talvolta si esprime al meglio per il raggiungimento di scopi fraudolenti.

D’altra parte, è tutta la storia dei grandi scandali finanziari, così come quella dei piccoli fallimenti, d’altronde, è costellata da frodi contabili che miravano a diffondere l’impressione che l’azienda fosse florida anziché sull’orlo del tracollo. Di segno opposto sono le manipolazioni impiegate per agevolare l’evasione fiscale. Non mancano poi tentativi manipolatori mirati a consentire a manager o soci di maturare immeritatamente un bonus o un altro beneficio economico.

In sintesi, la contabilità può essere alterata per rappresentare un utile e dei flussi di cassa diversi da quelli realmente conseguiti. Queste manovre sono le più diffuse e vengono differenziate a seconda che si mantengano all’interno dei principi contabili (talora dette Earnings Management) o siano vere e proprie frodi (Earnings Manipulation). In pratica potrebbero esserci tentativi d’inflazionare i ricavi (sovrastimare le fatture da emettere o anticipare dei ricavi, gonfiare i lavori in corso, effettuare operazioni di corporate bartering, registrare indebitamente ratei attivi…) o limature di costi (sottostimare ammortamenti e accantonamenti, non svalutare crediti dubbi o non contabilizzare perdite su crediti, capitalizzare spese d’esercizio…).

Le manovre contabili più diffuse rappresentano utili e flussi di cassa differenti da quelli realmente conseguiti dall’azienda

Tra gli esercizi più sofisticati vi è l’income smoothing, che consiste nel rimandare al futuro parte dei guadagni di esercizi positivi per poterli utilizzare per rinforzare i risultati negli anni difficili e dare l’impressione di una crescita stabile.

Non mancano, poi, interventi volti a rappresentare uno stato patrimoniale più solido del reale. Essi possono includere incrementi delle voci dell’attivo (espansione dell’avviamento o di altre immobilizzazioni immateriali, rivalutazione di beni strumentali, mancata valorizzazione al mark-to-market) o tagli fittizi delle passività (con manovre volte a spostare dei debiti fuori bilancio o a riclassificarli nel patrimonio netto).

Che puntino a incrementare i risultati, a minimizzare il carico fiscale o a mostrare un assetto finanziario sostenibile, tutte le manovre di bilancio hanno in comune l’intento di ingannare uno o più stakeholder (azionisti, fornitori, banche, fisco…). Perciò, in generale, un bilancio scorretto crea una situazione in cui qualcuno che non lo merita consegue un beneficio, probabilmente ledendo i diritti di altri: si pensi a chi ottiene un finanziamento grazie a un bilancio fasullo, così togliendo risorse a iniziative imprenditoriali altrettanto meritevoli.

Ebbene, sarebbe bene poter scoprire tempestivamente che un bilancio è stato distorto. Ecco l’utilità di strumenti come il Manipulation Score elaborato dai ricercatori dell’Indiana University e adattati ai principi contabili italiani dal professor Francesco Dainelli dell’Università di Firenze, di cui parliamo nei riquadri sopra e a lato. Potete farlo anche voi: vi occorre un bilancio con i dati degli ultimi due eserci e applicare qualche formula matematica et voilà: l’affidabilità è servita.

POTETE PROVARLO ANCHE VOI

Nell’eterna lotta tra “guardie e ladri”, per fronteggiare attività contabili opache sono state sviluppate tecniche di auditing, controllo contabile, due diligence e forensic. Oltre a queste metodologie applicate a livello di singola azienda, da organi interni di controllo o a opera di revisori indipendenti, sono stati introdotti anche sistemi impiegabili dall’esterno per tentare di prevenire o identificare pratiche contabili scorrette (un esempio “privato” è il rating, mentre le autorità fiscali hanno percorso diverse strade tra cui in Italia il “redditometro” e gli “studi di settore”).

Qualche studioso ha però pensato di sviluppare una metodologia standardizzata che consenta di scansionare rapidamente e dall’esterno un bilancio al fine di cogliere i sintomi di possibili interventi di adulterazione. Uno degli strumenti diagnostici più interessanti è il cosiddetto “Manipulation Score” o M-Score. Una metodologia di semplice applicazione. D’altronde, come qualsiasi indicatore sintetico, lo M-Score si presta a interpretazioni errate. Vale perciò la pena conoscerlo, provarlo e inserire il suo impiego in un più articolato insieme di indagini contabili.

Lo M-Score è un modello di regressione statistica costruito per stimare il grado di probabilità della presenza di manipolazioni contabili. Il suo inventore, Messod D. Beneish dell’Indiana University, l’ha verificato su centinaia di bilanci di società americane notando una forte correlazione tra i risultati dello M-Score e l’effettiva presenza di fenomeni di “contabilità creativa”. L’indicatore si è mostrato particolarmente efficace nell’identificare le distorsioni volte a mostrare profitti inesistenti.

L’estensione automatica dello M-Score ai bilanci delle società italiane non è però perseguibile, in quanto le grandezze validate statisticamente da Beneish si basano sui principi contabili statunitensi. Il suo adattamento per le PMI italiane, a opera del Prof. Francesco Dainelli dell’Università di Firenze, impiega nella seguente formula cinque indicatori speciali che misurano la durata dei crediti commerciali, l’incidenza del costo del venduto, la presenza di attività immateriali, il grado di ammortamento dei cespiti e la leva finanziaria:

Nel caso in cui lo M-Score “italiano” superasse il valore di -4,14, il bilancio avrebbe elevate probabilità di essere stato manipolato. Il Prof. Dainelli ha verificato il modello su un campione di imprese manipolatrici e ha riscontrato un tasso di successo del 90%.

PREGI E LIMITI

Il Manipulation Score è semplice da calcolare: è sufficiente un bilancio con i dati di due esercizi per poterlo impiegare. Di conseguenza, può essere agevolmente ed economicamente calcolato per controllare anche un grande numero di aziende e identificare documenti contabili “ad alto grado di malleabilità”. In questo modo si possono rapidamente eliminare da un confronto tra peer i bilanci meno affidabili, oppure si può ricevere un segnale di allerta e quindi avviare un’indagine approfondita sul documento sospetto alla ricerca di conferme della presunta alterazione evidenziata dallo M-Score.
Occorre comunque rammentare che il superamento del valore soglia del Manipulation Score non indica con certezza la presenza di manipolazioni ma solo una probabilità statistica. Mutamenti di mercato, rilevanti interventi sulla catena del valore aziendale oppure operazioni di M&A (Mergers and Acquisitions) possono influire sulla significatività dei risultati. Il modello di Beneish, inoltre, è stato pensato soprattutto per identificate manovre contabili volte a gonfiare gli utili, mentre in Italia sono probabilmente prevalenti i tentativi di ridurre la redditività per minimizzare il carico fiscale o quelli che vogliono fittiziamente rinforzare il patrimonio netto.
Lo M-Score, dunque, può essere un utile complemento ad altri indici di bilancio e può innescare eventuali approfondimenti circa il possibile utilizzo di pratiche contabili scorrette.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400