Irene Pivetti, ritorno alla politica dopo vent'anni da imprenditrice

"Sì, ho scelto di puntare su Strasburgo per mettere a frutto quello che ho imparato, a vantaggio del nostro Paese", spiega oggi l'ex presidente della Camera leghista che si ripresenta con una lista autonoma apparentata con Forza Italia nella circoscrizione Nord-Est.

Marco Scotti
Irene Pivetti, ritorno alla politica dopo vent'anni da imprenditrice

Diventare presidente della Camera a trent’anni, intrpretare con grande autorevolezza e serietà quel ruolo difficile e poi defilarsi con estrema dignità dalla politica senza pietire una seconda opportunità che il sistema non le avrebbe dato se non dietro insistenze e disponiblità ecccessive per il suo stile: è stata la scelta di Irene Pivetti, entrata a Montecitorio nel ’94, cioè nella prima legislatura che vide l’affermarsi di Forza Italia come prima forza politica del Paese e di Silvio Berlusconi come nuovo leader e ago della bilancia della politica nazionale e serenamente capace di cambiare mestiere e quasi pianeta, reinventandosi, con successo, impenditrice-
Una persona di valore, e indipendente. Questa è l’Irene Pivetti che vent’anni dopo si ricandida adesso in una Forza Italia che è l’ombra di quella di allora, in Friuli Venezia Giulia e nel Nord-Est per le elezioni europee.
“Sono stata fuori dalla politica per venti anni”, ha raccontato la Pivetti, spiegando il perché del suo ritorno: “Lo scorso anno ho costituito una forza politica moderata che si chiama Italia Madre e sulla base di questa Antonio Tajani un mese fa mi ha proposto di candidarmi come indipendente in Forza Italia chiedendomi quale collegio volessi scegliere. Ho scommesso sul nord est perchè è una splendida terra, ricca di potenzialità non solo economiche ma anche politiche dove il centro va completamente ricostruito”.
“Se la destra deve essere questa ultima Lega, così concentrata sui soli temi della sicurezza che non affronta nessun altro tema di identità, di libertà o di economia non mi sta bene”, spiega Irene: “Inoltre c’è un suicida antieuropeismo che io non condivido nel modo più assoluto. Usare i voti degli elettori del centrodestra che hanno contribuito a far eleggere i deputati leghisti per far passare il reddito di cittadinanza è uno schiaffo alla povertà perchè è una menzogna non alleviandola ed è uno schiaffo all’impresa perchè è una misura che favorisce e istiga i nulla facenti; si tratta di un’operazione politica di un cinismo insopportabile”.
La Pivetti definisce i Cinquestelle – oggi alleati opportunisti della Lega – un movimento né di centrodestra nè di centrosinistra, ma “di centrocinismo. Una volta si diceva Francia o Spagna purchè se magna. Governano protestando senza mai proporre nulla. Io fino a poco tempo fa sono stata cittadina residente a Roma e vedo come la Raggi ha trasformato la più bella città del mondo in una pattumiera a cielo aperto”.
In questi vent’anni la Pivetti si è dedicata all’import-export, soprattutto tra Itala e Cina: “Dove ho passato molto tempo, e posso dire di aver visto davvero la frontiera lungo cui corre il nuovo mondo. Quest’esperienza così intensa ha cambiato anche il mio modo di vedere il mondo e l’Italia. Assolutamente sì. In Cina ho capito che ci riempiamo la bocca con il Made in Italy qui, il Made in Italy là... e invece siamo solo Dumbo”, ha raccontato a Luca Telese, per Panorama. Cita Dumbo per “noi italiani non siamo nel mondo quello che crediamo di essere. Ho girato intere province e molte città, dove tra i pochi stranieri che sono stati mai avvistati nell’ultimo secolo c’erano solo due distinte figure antropologiche. Un ingegnere tedesco e la sottoscritta”.
“Siamo bravissimi nella gestione della logistica di un cantiere. Siamo geniali nel pianificare un distretto industriale. Noi su quel terreno siamo molto più creativi dei francesi e molto più flessibili dei tedeschi. Siamo quelli delle macchine industriali e della manifattura di qualità. Siamo più bravi, soprattutto in questi campi. Ma non ne siamo consapevoli! E pensiamo piuttosto che conquisteremo il mondo con gli chef dei reality. Una follia. Ora mi piacerebbe portare a Strasburgo questa mia esperienza. Senza esterofilia, ma anche senza alcuna reverenza”. Perché non con la Lega, il partito in cui è nata e che l’ha proiettata al vertice della politica nazionale? “Perché io sono autonomista, non sovranista. Se la Lega prende questa direzione, è Salvini che si sta spostando, non io. Io restto liberale. Nell’unico partito liberale sopravvissuto: Forza Italia”.
 
 

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