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Linkontro Nielsen e la fiducia:
le imprese ne hanno ancora poca

La 35esima edizione di Linkontro, l’appuntamento annuale di Nielsen dedicato alla business community del largo consumo, affronta il tema cruciale della fiducia delle imprese. Un fattore cruciale per un serio rilancio dell'economia

Riccardo Venturi
Linkontro Nielsen ragiona sulla fiduciaGli italiani ne hanno, le imprese meno

Domenico De Masi e Carlo Cottarelli con il moderatore Andrea Cabrini a Linkontro Nielsen.

I dati del largo consumo nei primi mesi dell'anno sono migliori di quanto ci si potrebbe attendere: nel periodo gennaio-aprile 2019 le vendite a valore del food nel largo consumo in Italia hanno fatto registrare un incremento del +2,3% sullo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento complessivo, a totale negozio, è pari al +2% a valore, con una previsione di chiusura dell’anno +1,5% a valore. Si conferma la tendenza a una polarizzazione degli acquisti e degli acquirenti tra la fascia alta e quella bassa in termini di prezzi, e a un progressivo svuotamento di quella intermedia.

 

Gli italiani, nonostante tutto, mantengono un buon livello di fiducia, ma le imprese italiane invece di fiducia ne hanno poca. Si è sviluppata attorno a questo dato la 35esima edizione di Linkontro, l’atteso appuntamento annuale di Nielsen dedicato alla business community del largo consumo, con la partecipazione dei principali player del settore, dal titolo “Build Trust. Rigenerare fiducia per guardare lontano”, nella cornice del Forte Village di Santa Margherita di Pula, in Sardegna. «La fiducia degli italiani è stabile (cala solo a quota 68 rispetto ai 70 punti del 4° trimestre 2018), senza segnali evidenti di ritorno ai livelli bassi del passato e in linea con quanto osservato negli altri Paesi europei. Da qualche mese il vero gap è tra la fiducia degli italiani e quella rilevata tra le imprese» dice Romolo de Camillis, Retailer Services Director di Nielsen Italia. I dati del largo consumo, per la verità, dovrebbero indurre a una qualche fiducia: nel periodo gennaio-aprile 2019 le vendite a valore del food nel largo consumo in Italia hanno fatto registrare un incremento del +2,3% sullo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento complessivo, a totale negozio, è pari al +2% a valore, con una previsione di chiusura dell’anno +1,5% a valore. Si conferma la tendenza a una polarizzazione degli acquisti e degli acquirenti tra la fascia alta e quella bassa in termini di prezzi, e a un progressivo svuotamento di quella intermedia. L’impressione è che i dati Nielsen restituiscano fedelmente la tendenza inesorabile alla scomparsa della classe media. Vincono quindi da un lato i prodotti premium e le varie mode del biologico e del senza (glutine, olio di palma, ecc), dall’altro trionfano i discount, che però, sorpresa, attraggono anche clienti non di fascia bassa, lanciando a loro volta linee premium e proponendosi come una sorta di nuovi supermercati dove è possibile spendere molto poco oppure trovare prodotti di qualità a prezzi comunque ragionevoli. Una formula che funziona, visto che il canale discount è leader per margine: l’utile prodotto dalle principali aziende discount rappresenta bene il 34,2% degli utili distributivi (fonte Mediobanca).

Sono stati diversi gli spunti interessanti sul tema della fiducia nel corso dell’evento. Il migliore è stato probabilmente il concerto di Al Bano, le cui canzoni, nella loro disarmante semplicità, non sono altro che un inno alla fiducia e alla positività. Il cantante, alle prese con un insidioso vento di Maestrale durante il concerto, ha affermato: «sento che questo vento mi sta facendo andare via la voce, ma vincerò io, come sempre»: e infatti la sua potenza vocale ha continuato imperterrita a entusiasmare la platea di imprenditori, fino alla pacifica invasione del palco e al bis quasi imposto a furor di popolo. Anche dai relatori sono arrivati diversi interventi degni di nota. Oliviero Toscani, autore delle decine di splendidi ritratti di persone comune di tutto il mondo esposti all’evento, ha affermato che la fiducia è il bene più prezioso, ma per dare fiducia ci vuole generosità: una qualità di cui probabilmente il Belpaese è un po’ carente. John Tavolieri di Nielsen ha avanzato una tesi singolare: l’economia globale oggi non si regge sul petrolio e nemmeno sui dati, bensì proprio sulla fiducia e sulla trasparenza, che funzionano da lubrificante del sistema, permettendo ai suoi attori di essere più veloci. L’astronauta Maurizio Cheli, nato a Zocca, 1500 anime, come Vasco Rossi, passato dallo Shuttle all’Everest scalato l’anno scorso, ha dato la sua definizione di fiducia: il collante che permette a un gruppo di singoli di diventare un singolo collettivo. Il professor Vincenzo Perrone ha ricordato che la fiducia sviluppa ossitocina, un ormone collegato alla serotonina e alla felicità, e che la fiducia generalizzata è una determinante significativa della crescita economica di un paese; che però richiede coesione, più una società si disgrega, con disuguaglianze economiche, di educazione e occupazione, meno fiducia c’è. Carlo Cottarelli ha messo in guardia dagli effetti psicologici nefasti che avrebbe un’impennata dello spread analoga a quella del 2011. Domenico De Masi ha sottolineato che per avere fiducia uno dell’altro si deve avere un modello di vita condiviso, mentre in questa società un modello di base manca, ognuno si fa il suo; e ha affermato che in Italia si lavora troppo, con una produttività molto bassa, aggiungendo: «Sapere che lavorando meno si produce di più per me napoletano è una splendida notizia, per i milanesi una coltellata al cuore». Peter Brabeck-Letmathe, vicepresidente Fondazione board del World economic forum, ha ricordato che il tema trattato quest’anno a Davos è stato proprio quello della fiducia e della globalizzazione, mettendo in evidenza l’attuale mancanza di fiducia nella nostra capacità di adattarci per tempo alla quarta rivoluzione industriale.

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