Profondo rosso Moby, il mercato teme il default

Le compagnie che fanno capo alla famiglia Onorato hanno ormai più debiti che fatturato e l'attività industriale lo scorso anno ha generato perdite. Senza contare la multa da 29 miliardi inflitta e non pagata all'Antitrus grazie ad un'impugnativa e le rate scadute e non onorate dell'aquisto di Tirrenia. La cui fusione con Moby è stata bloccata dai commissari

Sergio Luciano
Tirrenia, il sindacato contro il caro-biglietti per i camion

E’ un azzardo morale senza precedenti quello che consente al Gruppo Moby Tirrenia, concessionario pubblico di trasporti navali con la Sardegna, la Sicilia e le isole toscane, di non essere ancora saltato e di andare avanti in una situazione finanziaria e industriale di pre-default: un indebitamento finanziario netto di 590 milioni di euro – a fronte di un valore della flotta che il gruppo autodetermina in oltre 1 miliardo, nonostante un’età media delle navi  molto più alta degli standard della concorrenza; un ebitda crollato dai 131 milioni del 2017 a quota 47,5; e una perdita netta di 62,7 milioni di euro contro l’utile di 22,9 milioni del 2017. E un bond da 300 milioni al 7,75% di rendimento che alla Borsa di Lussemburgo viene scambiato a 35,8 per l’evidente rischio di default, esploso dopo la pubblicazione di questi risultati. Segnale d’allarme inequivocabile che il mercato lancia sul futuro del gruppo.

Un palese disastro gestionale. E non basta. La concessione per i collegamenti Tirrenia è in scadenza nel 2020 e una richiesta di proroga è stata già bocciata dall’Antitrust, che ha anche multato due anni fa per 29 milioni Moby-Tirrenia per abuso di posizione dominante, multa impugnata, con giudizio pendente in sede amministrativa (ma sull’importo eventualmente dovuto non risultano accantonamenti prudenziali); intanto due petizioni con decine di migliaia di firme hanno chiesto al governo la revoca anticipata della convenzione; i commissari liquidatori della ex Tirrenia hanno chiesto un sequestro cautelativo di 65 milioni di euro perché Moby non ha pagato né la prima né la seconda rata convenuta per l’acquisto della flotta, per totali 115 milioni; e gli stessi commissari hanno anche impugnato la fusione inversa progettata da Moby con la controllata Tirrenia, che infatti è stata bloccata in attesa del giudizio della magistratura, perché sovvertirebbe gli schemi alla base della convenzione in scandenza.

Ma c’è dell’altro. Nel bilancio 2018 emergono due operazioni con parti correlate sorprendenti. Moby dovrebbe infatti pagare nei prossimi 8 anni ad una società controllata dai due fratelli Achille e Alessandro Onorato ben 91 milioni per il sub-noleggio di due navi: con quali vantaggi per l’azienda rispetto a un noleggio non intermediato, non si sa. Mentre lo stesso presidente Vincenzo Onorato si è fatto pagare in anticipo compensi sulle annualità 2018 e 2019 per quasi 5 milioni, ottenendo inoltre che la scadenza di un precedente finanziamento avuto dalla stessa Moby al tasso del 2% per circa 1 milioni di euro venisse prorogata dal 2018 al 30 aprile 2021: un marcato uso personale della cassa di un’azienda già sovraindebitata da parte della famiglia che ne controlla il capitale.

Intanto la stessa azienda, incredibilmente, viene considerata interlocutrice d’affari affidabile dall’Autorità di Sistema portuale di Livorno – istituzione pubblica - che ha contrattualizzato l’altro ieri la cessione a una società controllata al 75% dal Gruppo Onorato – la Livorno Terminals, partecipata al 25% dal gruppo Aponte – della Porto 2000, azienda che gestisce il terminal crociere e la stazione marittima traghetti dello scalo di Livorno. Nell’offerta presentata in gara d’acquisto, la società di Onorato – sì, proprio dello stesso imprenditore che ha appena presentato il bilancio Moby-Tirrenia di si parla sopra – ha promesso 10,74 milioni di euro per pagare l’aquisizione e investimenti per 91 milioni di euro. Senza fidejussione. Auguri ai venditori.

Interessante infine – si fa per dire – notare nei conti 2018 del gruppo Moby Tirrenia alcune chicche utilizzate per motivare i pessimi risultati: i costi di lancio di alcune nuove rotte, in particolare in Sicilia, che però non stanno rendendo (e la chiusura della Nizza-Bastia a suo tempo presentata con enfasi e grancasse); il prezzo del carburante, non certo destinato a decrescere dopo gli ultimi sviluppi geopolitici internazionali; le minusvalenze di complessivi 25,4 milioni sofferte per la vendita delle navi Dimonios e Puglia.

I finanziatori del gruppo Moby Tirrenia sono in allarme rosso. Ed essendo stati violati i covenant – gli impegni previsti dalle attuali condizioni debitorie – li hanno rinegoziati per il 2019 e 2020, con verifiche al 30 giugno e al 31 dicembre prossimi. “Pochi debiti sono un problema del debitore”, diceva Eugenio Cefis, un’autorità in materia, “ma molti debiti sono un problema per i creditori!”

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400