Ideona, Iva differenziata
per stangare senza scandalizzare

Redazione Web
Ideona, Iva differenziata per stangare senza scandalizzare

Parliamoci chiaro: è solo un’idea, ma sta montando come un budino nelle segrete stanze del Mef, il Ministero dell’economia e delle finanze chiamato dal governo a dare forma sostenibile alle levate d’ingegno dei due azionisti del governo Gialloverde, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Da oggi a settembre, quando si inizierà a discitere la legge di Bilancio per il 2020 – e sempre che la bomba non esploda già prima, cioè a luglio, con il documento di programmazione economica – bisognerà trovare un modo per reperire le risorse finanziarie che la recessione mondiale, come sempre acuita dal fattore-Italia, sta togliendo dai conti preventivi del governo. Alzare l’aliquota Iva più diffusa, oggi al 22%, portandola al 25%? Sarebbe la cosa più semplice ma anche la più scandalosa, perché è chiaro che l’Iva è un’imposta sperequativa, chiunque paga lo stesso sui consumi che ha, indipendente dal fatto che guadagni 1000 euro al mese o 50 mila euro al mese. E dunque, l’ideona: aumentare l’Iva in maniera progressiva a seconda del valore dei beni e dei consumi acquistati. Per esempio alzando al 40% l’aliquota già pazzesca, del 38%, che grava sui beni di lusso; ma anche elevando dal 22 al 30% quella che colpisce gli acquisti di media esosità, come le auto sopra i 1200 centimetri di cilindrata, piuttosto che le moto o gli alberghi da 4 e 5 stelle. E così via. Per potersi difendere dalle accuse di ulteriore avidità fiscale dicendo di aver protetto i ceti meno abbienti...

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