L'Europa fa i suoi interessi con la Cina? Ok, ma non faccia più prediche

La realtà politica e civile cinese è ancora oggi, anzi più che mai - per quel che se ne sa - l'opposto dei principi fondanti dell'Unione europea. Dittatura a vita, nessun diritto politico, diritti civili al minimo, stato di polizia, pena capitale ai record mondiali. Serve far più business con la Cina? Si può anche ammetterlo, per quanto nessuno possa prevedere l'evoluzione a lungo termine. Ma almeno l'Europa rinunci ad atteggiarsi a riferimento mondiale per i valori umani.

Sergio Luciano
L'Europa fa i suoi interessi con la Cina? Ok, ma non faccia più prediche

“Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale – si legge nella premessa della “Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea” del 2012 - l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”.
L’11 marzo del 2018, con 2.958 sì, 2 no, 3 schede bianche e una nulla il Congresso Nazionale del Popolo cinese ha approvato la riforma della Costituzione che concede a Xi Jinping la possibilità di restare presidente della Repubblica senza limiti di tempo. Deng Xiaoping, il successore di Mao, aveva introdotto nel 1982 la regola dei due mandati quinquennali, proprio per non ricadere nel rischio di un uomo solo al potere, a vita. Quella barriera contro gli eccessi, contro gli spettri della Rivoluzione culturale è stata abbattuta. La Cina ha fatto un salto nel passato. La tv statale ha annunciato che «1,4 miliardi di cinesi avanzano uniti sulla stessa strada».
Per Riccardo Noury, portavoce in Italia di Amnesty International, “il governo italiano, come gli altri che lo hanno preceduto, mostra una scarsa attenzione sui diritti umani e conferma che gli affari con la Cina valgono molto di più delle gravissime violazioni compiute quotidianamente“.
Parole definitive, con buona pace della retorica delle dichiarazioni ufficiali.
Fare affari con la Cina serve al business europeo di breve e medio termine. Nessuno sa cosa accadrà a lungo termine, ma nessuno se ne preoccupa. La nazione egemone in Europa, cioè la Germania, trae già massimi vantaggi dal business con la Cina.
Che la Cina di Xi sia uno stato illiberale, che sia opaca come cento anni fa, che proceda annualmente a un numero di esecuzioni capitali non inferiore alle mille unità e secondo alcune fonti superiori alle 10 mila, che lo stesso leader a vita abbia imprigionato o diversamente perseguitato decine di migliaia di oppositori, non importa niente a nessuno.
L’Unione europea si è comportata come una comunità d’interessi, nient’altro che così, calpestando i suoi principi fondanti per una mera valutazione di opportunità economica. Per carità: comprensibile. Forse indispensabile. Ma che almeno a Bruxelles nessuno faccia più la morale a nessun altroo, nel mondo, e nessuno s’impanchi a maestro di virtù.
 
 
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400