Un tesoro di manifattura

Viaggio nel cuore produttivo di Jaeger-LeCoultre, dove meccanica, artigianalità e “Métiers Rares” fanno nascere orologi inconfondibili

Davide Passoni
Un tesoro di manifattura

Nella manifattura Jaeger-LeCoultre di Le Sentier si fondono tradizione orologiera, lavorazioni artigianali e moderni macchinari

Quando un appassionato di orologeria varca la soglia di una manifattura, lo fa con un misto di rispetto, per la storia del marchio e dei suoi prodotti, e di eccitazione, per l’impazienza di vedere quello che troverà. Costui non deve però dimenticare che una manifattura orologiera è prima di tutto l’espressione tangibile di un’azienda che, per quanto antica possa essere, resta comunque un’impresa che produce manufatti e ha come obiettivo ultimo la loro vendita. Un’impresa sui generis, che spesso porta in sé diverse nature: quella dell’officina meccanica, dove vengono plasmati i componenti, partendo dalla materia prima e lavorandola come in una moderna fucina di Efesto; quella dell’ingegneria micromeccanica, con l’assemblaggio dei microscopici componenti all’interno delle casse, come motori in miniatura sotto piccoli cofani; quella del laboratorio artistico, dove alcuni dei pezzi sono decorati o impreziositi da pietre, come nella bottega artigiana di una volta. Non tutte le manifatture, naturalmente, racchiudono questi molteplici volti, che sono prerogativa di quelle più strutturate, spesso delle più antiche, sempre delle più esclusive. Come nel caso di Jaeger-LeCoultre, la cui manifattura di Le Sentier è un luogo nel quale tradizione orologiera e lavorazioni artigianali a mano si fondono con la modernità dei macchinari a controllo numerico e dei microscopi più avanzati, per produrre segnatempo preziosi e riconoscibili.

Edifici storici e non solo

Lo abbiamo scritto all’inizio: alla base di queste realtà c’è la visione, spesso la scommessa, di uno o più imprenditori che, come in ogni azienda (in questo settore, spesso un’azienda familiare), si preoccupano per prima cosa di avere a disposizione “i muri” entro cui far operare la propria impresa e sviluppare il proprio business. Gli edifici che compongono la manifattura di Jaeger-LeCoultre, raccontano già da soli la straordinaria avventura imprenditoriale che ha preso vita, nei secoli, al loro interno. Il primo corpo di fabbrica risale infatti al 1833, il secondo edificio al 1866, l’ultimo al 1888. Furono uniti all’inizio del ‘900, una volta che nella valle di Le Sentier arrivò l’elettricità necessaria a far funzionare i nuovi macchinari destinati alla produzione. Adesso sono integrati con edifici moderni, che hanno portato l’estensione della manifattura a coprire una superficie di circa 25mila mq. Dentro di essa lavorano 1200 persone, 1000 delle quali nelle fasi di produzione; tra esse, gli orologiai sono 200. 

Un’officina particolare

Anche da Jaeger-LeCoultre, la visita comincia da quella che poco sopra abbiamo chiamato la fucina di Efesto. Anche se non ci sono colate di metalli fusi, i semilavorati da cui le macchine a controllo numerico ricavano le varie parti dei calibri ci ricordano che siamo pur sempre in un reparto tipicamente metalmeccanico. Con tutti gli odori - quello dell’olio lubrificante usato nelle macchine, in primis -, e i rumori - quelli di trance, frese, trapani - che lo caratterizzano. Qui, non ci sono pazienti orologiai chini sul loro banco ad assemblare, muniti di lente o di microscopio, ma tecnici altamente specializzati che vengono formati nelle migliori scuole professionali della Svizzera. Siamo abituati: le visite in manifattura partono sempre dai reparti più tecnici, per arrivare gradualmente alle sale silenziose in cui operano i maestri artigiani. In questo modo si è certi di seguire il processo creativo dell’orologio per intero, partendo dal materiale grezzo per arrivare al prodotto finito. Significativo, in questo percorso all’interno di Jaeger-LeCoultre, il lavoro svolto nel reparto in cui sono realizzate le platine, che si configura come un ponte tra la macchina e l’uomo; qui, infatti, i diversi pezzi sono trattati dalle macchine per rimuovere i residui lasciati dalla precedente lavorazione meccanica e infine gli artigiani terminano il lavoro manualmente, per togliere le tracce di polvere e le eventuali imperfezioni residue. 

Dal grande al piccolo

Se la dimensione operaia del mondo dell’orologeria ha un fascino tutto suo, il volto più stuzzicante della manifattura si rivela quando si entra nei reparti dove regna l’infinitamente piccolo. Quei minuscoli calibri, motori in scala ridotta, sono animati da cuori in cui battono le spirali, componenti nella cui realizzazione Jaeger-LeCoultre eccelle da sempre. Al visitatore sono mostrate allineate su un tavolino, declinate nelle loro differenti tipologie: da quella piatta, la più comune, a quella cilindrica, fino alla semisferica e alla sferica, la più pregiata, che equipaggia il cuore degli orologi con Gyrotourbillon. Prodotte in un apposito laboratorio e brevettate dalla Maison, le spirali sono regolate a mano al microscopio da un’unica persona, la signora Aline, che ha la responsabilità della precisione di ciascun segnatempo che, dalla manifattura, finisce al polso dell’appassionato.
Al regno del piccolo appartiene anche una delle scoperte più interessanti e incredibili che si possono fare visitando i reparti di Jaeger-LeCoultre, ossia il fatto che nel processo di produzione degli orologi della Maison hanno un posto di primo piano le farfalle. Niente di poetico né di esotico, è solo una questione di chimica. Merito di una secrezione prodotta da un lepidottero che vive nel Sudest asiatico, dotata di una eccellente capacità adesiva: questa secrezione viene utilizzata dalle lavoratrici della manifattura per fissare i rubini sintetici alle due estremità dell’ancora dello scappamento dell’orologio. Questa secrezione agglutinante può essere sciolta e solidificata fino a tre volte, per consentire di posizionare perfettamente i rubini nel caso si verificassero degli scarti significativi nella loro lunghezza. Si tratta di un’operazione di estrema precisione e pazienza, svolta tutta al microscopio date le dimensioni delle componenti interessate, di gran lunga le più piccole all’interno dell’orologio.

Sul filo dell’arte

La visita alla manifattura tiene fede al motto latino dulcis in fundo, perché si conclude negli atelier delle complicazioni, delle decorazioni e dei Métiers Rares, che sono un po’ come la cella nei templi dell’antica Grecia: un luogo intimo e accessibile solo agli eletti. Solo che qui non si trovano le statue degli dei cui è dedicato il tempio, ma alcuni dei monumenti più belli realizzati dall’ingegno umano per misurare il tempo.
L’atelier delle complicazioni, diviso tra grandi complicazioni e complicazioni, ha come responsabile delle grandi complicazioni Christian Laurent che, lavora in manifattura da quasi cinquant’anni e che, oltre a essere un maestro orologiaio tra i più capaci al mondo, è anche una star di Instagram con diverse migliaia di follower.
L’atelier dei Métiers Rares è stato invece creato nel 2016, per riunire la trentina di artigiani che lavora ai mestieri rari, in modo che possano essere condivise idee e ispirazioni, in una dinamica di sana contaminazione. Qui si realizza il guillochage, decorazione creata dalla signora Muriel con un macchinario che risale agli Anni Venti; costei è l’unica in manifattura in grado di eseguire questa operazione a mano. Il suo è un lavoro complesso, per il quale serve una coordinazione perfetta tra mano destra e mano sinistra: una gira il tornio, l’altra traccia le righe del guillochage. Per far sì che questo lavoro sapiente, tramandato attraverso l’esperienza e l’abilità, non vada perduto, Muriel forma un giovane orologiaio che possa apprenderne i segreti e tramandarli un domani lui stesso.
Dopo il guillochage c’è la smaltatura, perché Jaeger-LeCoultre è una delle poche manifatture che possiede un gruppo di smaltatori interni: sono quattro donne che realizzano tutto, dal grand feu alle miniature, decorando i quadranti, cuocendoli e rilavorandoli fino al prodotto finale. Anch’esse tramandano il proprio sapere ai più giovani, perché non esiste una vera scuola che li formi. Poi ci sono gli incisori, che personalizzano casse e fondelli. Per loro, l’incisione di una sola iniziale di un nome può necessitare di due giorni di lavoro, che diventano settimane nel caso si vogliano incidere lettere particolari, dediche o simboli di famiglia. Un lavoro fatto di esperienza, passione e concentrazione, tutte caratteristiche che si ritrovano anche nell’opera di chi si occupa dell’incastonatura. Famosa nella Maison di Jaeger-LeCoultre è la tecnica dello “snow setting”, che consiste nel posizionare i diamanti in diverse angolazioni in modo da creare un effetto neve che rende il quadrante splendente. Gli artigiani che vi si dedicano sono così esperti che creano il castone su misura per la pietra dando a quest’ultima una semplice occhiata.
 
Da tutto quanto abbiamo raccontato, si capisce come una visita tra le mura di Jaeger-LeCoultre sia un’esperienza da vivere con i sensi e la mente aperti, provando a guardare al di là dell’oggetto orologio per scoprire qual è la molla da cui nasce uno degli accessori di lusso più amati dagli uomini e anche dalle donne. È la voglia di contribuire al progresso, alla conoscenza, all’arte, creando al contempo benessere e occupazione. Per quanto prezioso possa essere, senza tutto questo un orologio sarebbe solo una macchina perfetta ma priva di anima.

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