Intervista a Federico Pellegrino, friend of the brand Seiko

La perfezione dipende dal dettaglio: lo sa Pellegrino quando prepara una gara, lo sa Seiko quando crea un orologio

Davide Passoni
Intervista a Federico Pellegrino, friend of the brand Seiko

Federico Pellegrino è stato campione del mondo nella sprint a Lahti 2017, vincitore di una Coppa del Mondo di sprint e di una medaglia d'argento alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018

Federico Pellegrino è attualmente l’atleta azzurro di punta dello sci di fondo. Campione del mondo nella sprint, vincitore di una Coppa del Mondo di sprint e di una medaglia d'argento olimpica nella stessa specialità, l’atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato è dall’inizio di quest’anno friend of the brand di Seiko. Una partnership nata un po’ per caso, ma che subito si è consolidata grazie a una comunione di basi e vedute. Lo conferma lo stesso Pellegrino a Economy TIME.
 
L’ultima stagione è stata d’oro per lo sci italiano: le coppe del mondo vinte da Federica Brignone e Dorothea Wierer, Dominik Paris che prima di infortunarsi era il discesista più forte… Solo un caso o un segnale di salute del movimento?
Non è un caso, i risultati delle ultime stagioni dimostrano una crescita costante. Purtroppo nello sci di fondo quest’anno non sono arrivate le vittorie, però analizzando l’insieme delle diverse discipline la gestione del presidente della Fisi Flavio Roda sta dando i suoi frutti. Agli atleti di alto livello non sta mancando nulla, così come a quelli delle squadre giovanili, sono stati fatti grandi sforzi da parte della federazione e i risultati sono frutto di un’ottima organizzazione e dello stimolo reciproco che riusciamo a darci tra atleti delle varie discipline. Dal 2015, dal quadriennio olimpico di Pyeongchang in poi, ho sentito sempre di più il senso di appartenenza alla federazione, sia personalmente, sia negli altri atleti; lo si nota nei momenti in cui ci si incontra, si sente molto spirito di squadra: è un fattore importante e non è un caso che i risultati arrivino da discipline differenti e anche da atleti diversi. Sono molto contento, penso che il clima che si respira sia eccezionale e mi auguro che si possa continuare così.
 
Come è nata la partnership che ti lega a Seiko?
In modo curioso. Non sono mai stato un grande appassionato di orologi, tra me e la mia compagna è lei la più sensibile agli accessori. La scorsa estate, invece, ho cominciato a pensare che forse un bell’orologio mi sarebbe stato bene. Un giorno, poi, lo scorso autunno, passando casualmente davanti a una vetrina ho notato un modello di Seiko che mi è piaciuto subito per la sua originalità ed è proprio quello che ora mi ritrovo al polso. Infatti, per una serie di coincidenze, sono entrato in contatto con l’ufficio stampa di Seiko Italia e parlando con loro e con l’azienda è maturata l’opportunità di una collaborazione, che oggi mi porta a indossare proprio quell’orologio che mi aveva colpito dalla vetrina (l’Astron 5X53, ndr). Sono molto contento di lanciarmi in questo mondo, che non conoscevo ma che ho iniziato ad apprezzare e che mi fa sentire soddisfatto di indossare un accessorio che mi rappresenta. C’era stato già un paio di occasioni in cui avevo avuto la possibilità di diventare partner di un marchio orologiero, ma la cosa non si era mai concretizzata: con Seiko ho compiuto una scelta molto accurata del brand a cui legarmi.
 
Nel tuo sport, il tempo ha una componente cruciale. E nella tua vita?
È importantissimo. Al tempo do un peso enorme, perché la mia professione si basa tanto su di esso; ogni giorno ho una tabella di allenamento da rispettare, che non si struttura su quantità o chilometraggio ma su ore, minuti, secondi di recupero in palestra o serie di allenamenti ripetute. So che in un giorno ho un tempo limitato di 24 ore, che devo impostare e vivere in base alle ore sulla tabella: è la vita dell’atleta, anche fuori dall’allenamento devo vivere in funzione della massima resa al momento del training. Col tempo lavoro in maniera molto delicata, passo quasi più tempo a organizzarmi la vita che a vivere, perché non posso permettermi di sprecarlo e devo far sì che anche le sfumature del mio lavoro non strettamente legate alla prestazione agonistica - partnership, partecipazioni a eventi, vita privata - siano gestite al meglio, ottimizzando le energie. Questo stile di vita richiede tanto, ma ho trovato i miei equilibri per conciliare lavoro e vita privata. A breve dovrei riuscire a sposarmi con la mia compagna, che fa il mio stesso lavoro, e questo aiuterà entrambi a gestire ancora meglio il proprio tempo.
 
Durante il lockdown, in molti hanno forse dato un valore diverso al tempo: a te come è cambiata la percezione del tempo in quel periodo?
C’è un periodo dell’anno, le ultime due settimane di aprile, in cui vivo più, come dire…, alla giornata, uscendo dagli schemi organizzati e dai tempi dettati dalle tabelle. In questo periodo, negli ultimi quattro o cinque anni sono stato completamente fermo, senza allenarmi, andando in vacanza in qualche posto esotico per rilassarmi e prendere il sole. È molto utile, in una vita così organizzata come la mia, staccare la spina e lasciarsi andare. Quest’anno la pausa di 15 giorni è arrivata forzatamente in anticipo, alle prime chiusure disposte dal governo. Finita questa, però, siamo ritornati a muoverci: la vita va avanti e anche il mio lavoro. All’inizio ho seguito una impostazione blanda dell’allenamento, d’accordo con il mio allenatore, ma mi sono accorto di essere troppo “schiavo” del rigore e del tempo per fare le cose alla buona: mi serve avere la mia tabella e nelle prime settimane ho avuto difficoltà a trovare lo stimolo per fare qualcosa per mia scelta. Ragion per cui ho chiesto all’allenatore di prepararmi di nuovo una tabella, che tenesse conto dei nuovi ritmi. Ecco, questa nuova impostazione forzata mi ha consentito di avere, durante il giorno, del tempo da dedicare ad altro e ne ho approfittato per finire cose lasciate indietro da tempo: come una casetta del relax davanti a casa mia con sauna, materasso ad acqua, idromassaggio, da usare per il recupero delle energie una volta ritrovata la normalità.
 
La storia di Seiko è fatta di perizia, dedizione, precisione, applicazione costante per ottenere un risultato vicino alla perfezione. Ricorda un po’ la vita di uno sportivo di alto livello…
Certamente. Il dettaglio che curiamo nel preparare qualsiasi gara ricorda molto quello che cura l’orologiaio per far funzionare un meccanismo alla perfezione. Quando arrivi ad alto livello, se sei fortunato ci arrivi grazie al talento, che è qualcosa di non quantificabile ma un insieme di situazioni, qualità, genetica. Una volta arrivato al top, però, se vuoi restarci il talento non basta più, sono fondamentali rigore, precisione, disciplina, metodo. La cura dei dettagli è basilare, senza trascurare la sostanza che è fatta di ore di allenamento e fatica. Su questo punto mi sono ritrovato in pieno con Seiko, è alla base della nostra collaborazione; quando indosso l’orologio non mi piace solo guardarlo e livello estetico, ma penso a tutto quello che c’è dentro come tecnica e passione. Mi piace immaginare che nel piccolo l’oggetto che ho al polso sono racchiusi una passione incredibile e la cura del dettaglio, gli stessi che metto io nel mio lavoro, quando mi alleno o gareggio.

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