Intervista a Danilo Petta, watch designer

Con l’orologio Astronomia Sky di Jacob&Co (ideato da un altro italiano…), ha vinto l’IAA Muse Design Awards 2020. «Il design orologiero? Rigore, esclusività, discrezione, talento»

Davide Passoni

Santi, poeti, navigatori e… designer. Gli italiani sono tutto questo e molto altro… per esempio grandi appassionati di Alta Orologeria. E quando questa passione si unisce a quella del design, accadono cose belle. Come, per esempio, il fatto che il luxury & watch designer italiano Danilo Petta abbia vinto il prestigioso IAA Muse Design Awards 2020 - Platinum Winner nella categoria orologi - con il segnatempo Astronomia Sky di Jacob&Co, una creazione di ingegneria micromeccanica dal design futuristico, opera di un altro talento italiano, il maestro orologiaio Luca Soprana. Il Muse Creative Awards, con sede a New York, è un importante concorso internazionale che, dal 2005, premia i talenti di diverse discipline.
 
Petta, già Senior Product Manager di alcune linee della collezione De Ville di Omega e Chief Watch Designer di Purnell, è anche il primo designer orologiero a essere stato invitato alla prossima Biennale 2020 d’Architettura di Venezia, nel contesto Time-Space-Existence, con un progetto che trae ispirazione dal mondo micromeccanico. Il progetto è realizzato a quattro mani con Öznur Pınar Çer, founder e principal designer dello studio italo-tedesco Mask Architects del quale Petta è socio co-proprietario e Chief Design Officer. Con Economy TIME, ha condiviso alcune riflessioni su tempo, orologi e industria del design.
 
Che sensazione prova, da designer, a dare una forma visibile e tangibile al tempo?
Dare forma al tempo è un modo poetico per dare il valore che merita al corso di una vita, il vero lusso è avere tempo per se stessi; questo principio è al centro dei miei progetti. Lavorare con un’arte così nobile, propria della cultura di una nazione come la Svizzera, è sicuramente un privilegio per pochi; vedere e conoscere questi maestri orologiai creare opere micromeccaniche così complesse ha un fascino indescrivibile.
 
Che cosa la guida, davanti a un foglio bianco, quando le viene richiesto di disegnare un orologio?
Ci sono vari modi con cui mi approccio a un nuovo progetto: a volte ha un aspetto centrale il calibro, poiché si tratta già di per sé di un’opera d’arte, mentre in altri progetti posso trarre ispirazione da qualsiasi cosa che abbia una semantica estetica che trovo adatta al brief.
 
Come è nato e come si è sviluppato il progetto dell’Astronomia Sky di Jacob&Co?
Sostanzialmente abbiamo lavorato sull’upgrade del calibro JCAM10. Fui contattato prima dall’Atelier 7h38 che mi commissionò lo studio di come integrare esteticamente una volta celeste; poi l’azienda Jacob&Co mi commissionò direttamente lo studio della nuova cassa e il disegno del “braccio’’ dei secondi: parliamo di almeno 3 anni di lavoro e versioni diverse prima di arrivare al risultato finale.
 
Quanta cultura e tradizione italiana ci sono nel suo modo di intendere il design?
Ho basato tutto il mio approccio sulla tradizione delle proporzioni e dell’integrazione funzionale dei grandi maestri del design italiano, come il gruppo Memphis, Castiglioni, Citterio, Mari, Sotsass (allo Ied di Milano). Ho proseguito gli studi poi al Politecnico di Milano dove ho avuto modo di studiare a fondo i maestri dell’architettura classica rinascimentale: per me il maestro in questo senso resta Palladio.
 
Che rapporto ha con il tempo?
Ho un rapporto a tratti conflittuale, vorrei fare sempre meglio, avvicinarmi alla perfezione il più possibile ma spesso i tempi sono stretti per presentare un progetto e questo, a volte, lo trovo frustrante.
 
Definisca con tre parole il design orologiero, oggi. Magari spiegando perché ha scelto questa strada.
Facciamo quattro: rigore, esclusività, discrezione, talento. È successo per caso, in realtà mi sono trovato a un bivio; era il 2007, avevo finito il tirocinio d’architettura presso lo studio Rossi a Vigevano ma ricevetti una chiamata da Bulgari per un posto da designer in azienda a Roma e optai per quella strada.
 
E ora altre tre parole per definire l’industria del design, oggi.
È un argomento molto complesso, tre parole non bastano. Direi multidisciplinarietà, cultura del progetto, analisi, ecosostenibilità e disegno parametrico. Per quanto mi riguarda, è un settore in espansione rapidissima, ho diverse richieste di progetti unici, clienti che vogliono distinguersi e avere oggetti esclusivi. Parlo sia di pezzi d’alta orologeria sia di altro: attualmente, ad esempio, ho un mandato per lo stile di uno yacht.
 
Se Danilo Petta non fosse stato un designer sarebbe stato?
Sicuramente non un calciatore come mio papà. Amando il pianoforte e la chitarra, forse un musicista.

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