Non orologi ma ventilatori: la sfida di Bremont al Coronavirus

La Maison orologiera inglese converte parte della propria produzione, mentre Louis Vuitton si dà alle mascherine e Patek Philippe...

Davide Passoni
Non orologi ma ventilatori: la sfida di Bremont al Coronavirus

Un orologiaio di Bremont all'opera su un meccanismo

L’epidemia di Coronavirus ha bloccato anche le lancette degli orologi, lo abbiamo già scritto nelle scorse settimane. Praticamente tutte le Maison hanno fermato la produzione per periodi più o meno lunghi (persino il colosso Rolex) e, mentre la maggior parte di esse si è limitata alla chiusura delle manifatture, non mancano casi di marchi che si sono messi a disposizione delle autorità sanitarie per combattere il virus. 

Ventilatori polmonari per Bremont 

L’inglese Bremont, invece ha offerto di cambiare la destinazione della sua struttura di Henley-on-Thames dall'orologeria alla produzione, assemblaggio e collaudo di pezzi di precisione per ventilatori polmonari. Il cofondatore di Bremont, Nick English, ha affermato che l'azienda ha già fatto un'offerta al governo britannico per offrire i propri servizi. La tecnologia e l'ingegneria necessarie per fabbricare apparecchiature mediche sono notevolmente simili a quelle dell'orologeria. In Svizzera, alla fiera EPHJ di Ginevra di recente si sono viste attrezzature per la produzione di attrezzature mediche affiancate a quelle per l'orologeria. «Un ventilatore è composto da molte parti diverse e nessuna azienda può realizzarne una in una sola notte. Tuttavia, ci sono parti che certamente potremmo produrre se ci venissero dati i progetti. Abbiamo un'intera fabbrica che è piena di macchine in grado di produrre queste parti», ha spiegato English al quotidiano Henley Standard. 

Mascherine e disinfettanti per LVMH

Fin dai primi giorni dell’emergenza, il colosso del lusso LVMH (di cui fanno parte i brand Hublot, Zenith, TAG Heuer e Bulgari) aveva destinato alla produzione di gel disinfettante le unità dedite, in Francia, alla realizzazione di profumi. Ora, Louis Vuitton fa un passo in più convertendo i suoi laboratori francesi alla produzione di centinaia di migliaia di mascherine protettive non chirurgiche; in questi laboratori, trecento artigiani sono stati mobilitati in risposta alla richiesta del governo di aumentare la produzione di maschere non chirurgiche alternative per aiutare nella battaglia contro il Coronavirus. Queste mascherine non chirurgiche sono state approvate dai diversi organi di governo e sono state create in collaborazione con Mode Grand Ouest, una rete regionale dell'industria tessile che fornisce uno dei materiali principali. 

E intanto, Patek si acquista online 

Infine, un effetto collaterale del Coronavirus sull’industria orologiera riguarda Patek Philippe, la cui più grande forza, oltre che nei suoi valori familiari, risiede nel modo in cui tratta i propri rivenditori autorizzati: come parte della sua famiglia allargata. Ora che, a causa della pandemia, i partner di Patek Philippe in quasi tutti i suoi principali mercati hanno dovuto chiudere i loro negozi, la Maison ha allentato le proprie regole che, da sempre, hanno impedito ai rivenditori di vendere online gli orologi del marchio. Dal 30 marzo, infatti, il pulsante "Aggiungi al carrello" è apparso accanto a una selezione di modelli Patek Philippe sui siti dei rivenditori di proprietà della famiglia, tra cui gli inglesi Berry’s Jewelers e Laings. La Maison, però, continua a non vendere dal proprio sito ufficiale. Esistono certamente limiti a questo inconsueto canale di acquisto e i clienti non devono aspettarsi di trovare online orologi come i Nautilus o l’Aquanaut, ma intanto un tabù è stato infranto.

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