Nella banca del tempo

Form ha una storia che risale agli Anni ‘30 e che le consente di essere la realtà italiana più importante per l’assistenza e la ricambistica. Una vera clinica dell’orologio

Redazione Web
Form Milano

Il desk di accoglienza di Form

Entrare da Form, a Milano, è un po’ come entrare nella caverna di Alì Babà. I tesori che custodisce, però, non sono le straordinarie ricchezze di oro e gioielli che l’umile taglialegna mediorientale trova ammassate nell’antro dei Quaranta Ladroni, bensì le parti di ricambio meccaniche di tutti gli orologi possibili e immaginabili, fabbricati da molti decenni a questa parte.

Armadiature degli Anni ’30, con cassetti a scomparti rigorosamente ordinati per marchio e componenti, si affiancano a macchine modernissime per la diagnostica di qualsiasi tipo di problema e segnatempo. Perché Form è probabilmente la realtà italiana più importante per l’assistenza e la ricambistica orologiera, ma non solo.

Il suo business, infatti, va oltre: «Diciamo che è circa 50-50 tra riparazione-componentistica e vendita di macchinari - racconta Rodolfo Riccelli, amministratore delegato dell’azienda -. Oltre alla riparazione, la nostra fornitura spazia dall’arredo e dai banchi da lavoro fino ai macchinari: possiamo fornire un laboratorio completo, dalla A alla Z. Dal tappetino antistatico al banco, dalla macchina di diagnostica a quella per lavare, per lucidare, per sabbiare, per i test di impermeabilità e molto di più».
 
Possiamo considerarvi un’azienda storica?
L’azienda è nata come Form nel 1990, ma la sua storia parte dagli Anni ’30 e ci consente di avere ricambi introvabili, naturalmente di ciò che è rimasto. Quando fu fondata, l’azienda si chiamava Mifo, Magazzini Italiani Forniture Orologeria, e nacque con l’ambizione di avere più negozi in Italia, cosa che però non avvenne. Era in via Torino (poco distante da dove si trova ora, ndr) e dopo i bombardamenti del 1943 fu spostata in via Mazzini 2, dove rimase fino al 1990, quando chiuse. Allora io e un mio ex socio, che eravamo gli addetti alla ricambistica, la rilevammo e cambiammo la ragione sociale. Ci spostammo in via Mazzini 18 per altri vent’anni e dal 2011 siamo nella sede attuale, in uno spazio più grande e di proprietà.
 
Con un assortimento di pezzi di ricambio unico in Italia, mi pare di capire.
Si è conservato tutto nell’arco degli anni, senza buttare nulla, ben catalogato con le relative referenze: bilancieri, alberi di carica, bariletti, molle… tutto è in ordine alfabetico. Nei cassetti degli armadi vi sono scatolette a scomparti dove si trovano tutte le parti di un movimento. Per alcuni di essi conserviamo ogni componente: in teoria, li potremmo assemblare completamente. E vi sono più cassetti per ogni tipo di movimento, manuale o automatico.
 
Si può trovare davvero tutto?
Diciamo tutto o quasi. Ciò che viene fornito regolarmente si trova, ciò che non viene più fornito va a esaurimento. Per il resto, facciamo del nostro meglio per offrire un servizio di alto livello. Una volta, infatti, era possibile avere i ricambi di tutti gli orologi, mentre da qualche anno molte case preferiscono non fornire la ricambistica per fare tutto in casa. È un problema tanto per noi quanto per l’utente finale. Se però pensiamo a questo e contemporaneamente vediamo quanti ricambi abbiamo in magazzino, possiamo immaginare quale sia l’ampiezza del nostro stock. Diciamo, per completezza di informazione, che i nostri clienti non sono i privati ma sono le case o i rivenditori, i cui orologiai di norma sono bravissimi: se vengono da noi significa che hanno un problema grosso, che il più delle volte equivale a un pezzo introvabile.
 
Come si costruisce un assortimento del genere?
Come si fa un investimento, ma sui generis. Mi spiego. Considerando che il più delle volte un orologio si usura e si guasta dopo diversi anni di vita, nel secolo scorso sono stati comprati i ricambi e sono stati stoccati in azienda come se fossero in banca, perché si immaginava che sarebbero serviti dopo 20, 30, 50 anni. È stato un investimento a lunghissimo termine che, se non ci fosse stato, oggi non sarebbe più possibile riparare tanti orologi degli Anni ‘60 e precedenti. Tenga anche conto del fatto che, negli anni, abbiamo rilevato alcune aziende del settore come la Merveille, storico importatore di Revue, oppure la Sarchi & Calligaris, che faceva il nostro stesso lavoro, o ancora la Longinotti, distributore di Eterna in Italia. Aziende di cui abbiamo rilevato la ricambistica per dare un servizio completo ai nostri clienti.
 
Quante persone lavorano in Form?
Siamo in sette. Gli impiegati nella parte tecnica non sono maestri orologiai ma fornituristi, persone che conoscono l’orologio a menadito e che, quando un cliente chiede un determinato pezzo, sanno esattamente quale cercare e dove cercarlo. Sono anche in grado di fornire al cliente una comparazione, suggerendo che un dato pezzo può essere uguale a un altro e consigliando quindi una eventuale alternativa. Un po’ come un farmacista che suggerisce un farmaco equivalente: non è un medico, ma sa bene di che cosa parla.
 
In sostanza, se necessario, da voi un orologio può essere sottoposto a un check-up completo?
Quando un orologio arriva in Form avrà una diagnosi completa, che può partire da una semplice fotografia per arrivare all’apertura, allo smontaggio, al lavaggio, alla lubrificazione, alla regolazione, al rimontaggio, alla prova di impermeabilità, fino all’applicazione delle pellicole su vetro e fondello, come se fosse nuovo.
 
A fianco dei ricambi, si diceva, siete anche specializzati nella realizzazione di macchine per l’industria orologiera.
Nella parte della ricambistica si sente il profumo della storia dell’orologeria, mentre nell’altra parte dell’azienda siamo in una dimensione ultramoderna, con macchine ideate e costruite da noi per i test di impermeabilità e per la diagnostica da collegare ai computer, sui quali basta appoggiare l’orologio per avere in tempo reale informazioni di ogni tipo: amplitudine, scarto, battuta d’errore e molto di più. Alcuni macchinari di diagnostica più evoluti possono anche essere collegati allo smartphone tramite app per avere i dati “pronti in tasca”.
 
E realizzate anche banchi da lavoro?
Noi li progettiamo e li disegniamo, poi vengono realizzati da aziende in Brianza e in Friuli. Ne abbiamo di tradizionali e anche di nuovi, con braccioli ergonomici e sistema di innalzamento elettronico con memoria della posizione. Ma forniamo anche accessoristica: dai kit di riparazione alle scatole per conservare i pezzi, alle paste per le lucidature. Tengo anche a dire che per noi è molto importante la formazione sui nuovi macchinari. In collaborazione con gli ingegneri dell’azienda svizzera Witschi, organizziamo nella nostra sala eventi le presentazioni delle nuove macchine lanciate sul mercato, dedicate ai responsabili delle assistenze tecniche dei vari marchi e dei dealer, per tenerli sempre aggiornati. Sono momenti molto apprezzati, perché sono creati da noi per divulgare le novità, non per vendere.
 
A proposito di vendita, i vostri clienti sono solo italiani?
Principalmente, ma ne abbiamo anche all’estero: in Thailandia, in Grecia… Di recente abbiamo venduto una macchina a un cliente arabo.
 
In tutto questo… che cosa è per lei il tempo?
Il tempo è una cosa troppo preziosa per poterne parlare. Ci rendiamo conto di quanto è importante quando non l’abbiamo più, come tante altre cose della nostra vita quotidiana.

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