Credito, Experian: nei prossimi mesi qualità rimarrà buona

Una situazione così propizia non è totalmente esente da rischi

Redazione Web
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L’Osservatorio sull’indebitamento del settore privato mostra la fotografia di una crescita sostenuta e stabile del credito al consumo in Italia, che è in linea con quella registrata dal settore in tutta l’Unione Europea. Finché permarranno le condizioni favorevoli attuali del ciclo economico e dell’economia reale e finanziaria, con tassi di interesse ancora stabili, sarà a mio avviso mantenuto il trend positivo fino al 2019. La previsione al momento è inoltre quella di una crescita in larga parte “sana” e sostenibile, visti gli attuali tassi di insolvenza ai minimi storici. Ritengo poi che i robusti presidi sul rischio di credito implementati nell’era post-crisi del 2007-2010 e in seguito all’entrata in vigore delle diverse “ondate” di normativa Basilea, saranno efficaci nel mantenere anche nei prossimi mesi una buona qualità del credito.

Tuttavia, occorre considerare che anche una situazione così propizia non è totalmente esente da rischi. Da una parte sorge spontanea la preoccupazione di essere in presenza di un effetto bolla. In particolare la crescita vertiginosa del settore auto che, date le sue caratteristiche tipicamente cicliche, è il volano del settore del credito al consumo, sembrerebbe confermare tale rischio. Per esempio negli USA, normalmente precursori del ciclo economico rispetto all’Europa e dove i tassi di interesse sono in risalita, il settore auto sta registrando un aumento delle insolvenze. La pressione sui risultati e la competizione tra operatori poi spinge verso un allargamento delle erogazioni, quindi per il futuro è significativa la probabilità di un aumento delle erogazioni alle fasce relativamente più vulnerabili e rischiose della popolazione.

Un altro aspetto che si prefigura con il trend di crescita di fintech e digitalizzazione (senza dimenticare le società telefoniche che finanziano con le bollette apparati ogni giorno più costosi) è l’espansione del credito “non tradizionale” che di fatto insiste sulla stessa capacità di spesa/rimborso dei consumatori ma che potrebbe non essere rilevata pienamente dagli attuali sistemi di verifica del merito creditizio del settore finanziario. La buona notizia è che esistono anche soluzioni valide per gestire e limitare tali rischi. È vero che i presidi del credito sono robusti, ma è anche vero che sono migliorabili in diversi ambiti. Per esempio alcuni operatori spinti dalla situazione favorevole dei tassi di default e dalle pressioni sui costi, hanno in parte diminuito gli accessi alle informazioni creditizie. Nel medio periodo, questa potrebbe rivelarsi una scelta rischiosa: la raccomandazione per gli operatori è quella di prendere decisioni avendo sempre a disposizione il set informativo più ampio possibile e i modelli previsionali più affidabili. In particolare i modelli del credito che includano la componente previsionale macroeconomica, oltre a essere in linea con la nuova normativa contabile, consentirebbero di coprire in anticipo il maggiore rischio rappresentato da un’inversione del ciclo economico.

Lo stesso ragionamento vale anche per quanto riguarda la valutazione della capacità di rimborso dei richiedenti credito (la cosiddetta “affordability” nella terminologia anglosassone). Il contesto diventerà sempre più complesso con l’avvento della digitalizzazione e del fintech, ma anche per le fondamentali innovazioni introdotte da alcune normative come la PSD2 - che di fatto apre agli operatori concorrenti il patrimonio informativo relativo ai rapporti esistenti dei consumatori con la propria banca. Questo per aumentare la concorrenza del settore e consentire a tutti gli operatori di valutare in maniera ottimale le offerte di credito e altri servizi, ai nuovi clienti. In questa nuova realtà diventa fondamentale avere dei sistemi di analisi e valutazione del credito, adeguati ai nuovi livelli di complessità, che facciano uso sia di tutte le informazioni disponibili, sia degli algoritmi di analisi più avanzati.

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