Cafà (Fonarcom): “Salario minimo è risposta forte a dumping contrattuale”

Il salario minimo sia la base di partenza per una nuova contrattazione

Redazione Web
Stipendi

“Si stima che nei prossimi anni, circa il 40% delle persone presteranno il loro lavoro in modalità sempre più vicine a forme di lavoro autonomo. I rider di cui parliamo in questi giorni sono gli antesignani di un cambiamento che già oggi ci chiede soluzioni nuove, anche dal punto di vista contrattuale. Nonostante i vari paesi Ue inquadrino questi lavoratori in modo differente, rimane la necessità di garantire loro nuove forme di tutele: una di queste potrebbe essere il salario minimo legale” ha detto oggi Andrea Cafà, presidente del fondo interprofessionale Fonarcom, nella tavola rotonda sul tema Dallo Statuto dei lavori al salario minimo: come cambia il mercato del lavoro.

“Quest’ultimo costituirebbe, tra le altre cose, una risposta forte al fenomeno del dumping contrattuale, per il quale auspico che non si proceda più attraverso meri comunicati sui siti web ma con azioni concrete che mirano alla reale tutela dei lavoratori” ha concluso Cafà.

Ed è Salvatore Vigorini, presidente dell’associazione InConTra, che, in base all’esigenza di ripensare completamente il modello secondo lo Statuto dei lavori ipotizzato da Marco Biagi, formula un’ipotesi: “Se cambia il lavoro deve cambiare necessariamente anche il rapporto di lavoro. C’è bisogno di maggiore e di nuova flessibilità, anche nell’interesse del lavoratore e non solo dell’impresa. La nostra proposta è che il rapporto di lavoro abbia un andamento stratificato e modulare: uno zoccolo duro trasversale di diritti e di tutele ed un salario minimo garantito. La contrattazione torna in gioco da qui in poi, una contrattazione ovviamente aziendale o territoriale”.

La vera novità per Nunzia Penelope, giornalista esperta di lavoro, è quanto si sta verificando: sono i lavoratori a richiedere la flessibilità e non più soltanto le aziende, come dimostra il successo dello smartworking. Altrettanto interessante, in questo scenario così modificato, è la presenza dell’algoritmo di cui la contrattazione deve tenere conto.

Giovanni Pecci, del CdA di Nomisma, dopo aver segnalato che da troppo tempo produttività e competitività sono passate in secondo piano nella contrattazione, ha consigliato al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, di lasciare un ministero. Due sono troppi, quindi scelga: o il Lavoro o lo Sviluppo economico.

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