Russia, che affari in Borsa
(per chi si fida di Putin)

Redazione Web
Russia, che affari in Borsa (per chi si fida di Putin)

Il mercato borsistico russo, nell’insieme, scambia oggi i suoi titoli ad appena 5,3 volte gli utili a termine: prezzi stracciati, insomma.

Un grande sconto rispetto alla sua storia e di gran lunga il mercato più economico dei mercati emergenti. La valuta e il mercato azionario si sono staccati dal loro gancio abituale: il prezzo del petrolio, che rimane uno dei principali fattori trainanti delle attività russe. Perché, allora, i capitali di tutto il mondo non si precipitano a Mosca a fare incetta di buoni affari? Semplice, perché non si fidano. Per esempio, i titoli delle banche continuano a perdere valore: come quelli di Sberbank, scesa di oltre un terzo in pochi mesi.

La situazione politica è ancora in evoluzione, la crisi siriana si è riacutizzata, e potrebbe peggiorare ancora molto, prima di migliorare.  Eppure, rispetto all’inizio della crisi, all’epoca dell’annessione della Crimea e di quelle sanzioni, la situazione macroeconomica russa è molto migliorata: il petrolio è ai massimi, l’avanzo del bilancio pubblico è considerevole, l’inflazione è al 2%... Il fabbisogno di finanziamenti esterni è drasticamente ridotto, dato che le imprese statali sono state ripulite dal debito in dollari. Quindi la depressione del mercato azionario russo è tutta legata alle sanzioni, oggi paragonabili a quelle contro Corea del Nord e Iran. Dal loro inizio, il mercato azionario russo ha perso il 15% in dollari, soprattutto a causa del rublo che è crollato del 12% rispetto al dollaro.

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