Facebook editore, la “doppia morale” di Zuckemberg

Redazione Web
Facebook editore, la “doppia morale” di Zuckemberg

L’ha notata e raccontata il quotidiano britannico The Guardian: Facebook, che in ogni momento, in tutte le sedi e in tutte le salse non esita un istate a negare di avere qualsiasi tipo di responsabilità editoriale sui contenuti che i suoi utenti postano nella piattaforma, quando ritiene di poterne avere vantaggio giura il contrario in tribunale, di essere cioè un editore. In un piccolo tribunale della California, i legali di Zuckerberg hanno dichiarato che il social è un editore, ovvero una società che prende decisioni editoriali, protette dal primo emendamento della costituzione. Scrive il Guardian che in una causa intentatagli da Six4Three, ex startup che ha accusato il social di aver sviluppato uno “schema maligno e fraudolento” per sfruttare i dati personali degli utenti e costringere le società rivali ad uscire dal business. Dal canto suo, Facebook ha argomentato che le sue decisioni su “cosa non pubblicare” devono essere protette perchè è un editore. “La discrezione dell’editore è un diritto di parola a prescindere dall’uso dei mezzi tecnologici.

Un giornale ha funzioni editoriali sia sul suo website, sia in versione cartacea, sia attraverso news alert”, ha spiegato Sonal Mehta, legale di Facebook, ribadendo che che la decisione di impedire l’accesso ai dati è “la quintessenza della funzione di un editore”. Rileggiamo alla luce di questa affermazioni lo scandalo di Cambridge Analytica, e consideriamo anche che lanciando il suo primo prodotto editoriale stampato, “Grow”, Facebook non l’ha definito magazine, scegliendo di presentarlo come elemento di un programma di marketing.

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