Bramini e debitori strangolati, addio promesse gialloverdi?

Dal 18 maggio sono passati tre mesi e nulla di concreto è stato fatto per evitare che le persone e gli imprenditori in difficoltà incolpevoli per debiti finiscano col fallire a danno loro e di tutta l'economia.

Marco Scotti
Bramini e debitori strangolati, addio promesse gialloverdi?

Brutta estate, se a due mesi dall’insediamento del governo gialloverde dovessero iniziare a profilarsi i primi tradimenti delle promesse elettorali. Di Maio e Salvini il 18 maggio hanno detto con chiarezza che il nuovo governo non avrebbe più permesso fallimenti o sloggi come quelli inflitti all’imprenditore Sergio Bramini di Monza dallo Stato e dai Tribunali. Costretto a sloggiare dalla sua abitazione, confiscata dalla banca creditrice che non aveva potuto rimborsare perché a sua volta non pagato da un’amministrazione statale…

Cosa impedisce al governo di passare dalle parole ai fatti? Basterebbe applicare le norme in vigore nei paesi che storicamente più ci somigliano: la Francia e la Spagna. Perché in Italia si promette si discute ma, come dimostra l'articolo allegato, si è fermi al palo? La spiegazione è, purtroppo, molto semplice: c'è in corso una straordinaria e silenziosa strategia di resistenza passiva all’instaurazione di un rapporto tra creditori e debitori europeo di tipo europeo da parte dell'alta burocrazia ministeriale e di gruppi consistenti all’interno della magistratura.

Per molti anni i governi in carica hanno sfacciatamente privilegiato i creditori e, soprattutto, gli speculatori e gli strati professionali che vivono sulla spoliazione degli indebitati. C'è stata, certamente, un’azione di lobbying, ma è fondamentale capire che la forza economica dei creditori ha permesso la diffusione sui media e, alla fine anche nelle teste delle persone, di vere e proprie fake-news.

Ripetute all'infinito sono diventate convinzioni o giustificazioni per l'alta burocrazia ministeriale e per parti importanti della magistratura. Ne cito solo alcune:

·        I creditori sono la parte debole nel rapporto contrattuale e come tali vanno protetti;

·        la legge sull’esdebitamento italiana va bene così e non va modificata;

·        l'Europa ci chiede di accelerare il processo esecutivo, ogni modifica che introduca tutele europee per i debitori va contrastata.

Ebbene: non c’è niente di vero. Le associazioni possono svergognare queste fake-news ma spetta a chi ha scelto di fare politica limitare la forza e l'influsso nei partiti di governo, nell'apparato ministeriale, di chi sostiene queste posizioni e, spero involontariamente, la svendita dei beni degli indebitati agli speculatori locali e internazionali.

Sergio Bramini ha incontrato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: si è aperto uno spiraglio per l’abrogazione dell’articolo 560 (legge 119/2016 Reni-Boschi), ma viene tutto rimandato dopo il 15 settembre.

Ieri, nel frattempo,  si è spenta la piattaforma MEF dell’Ato Messina 2, piattaforma dei Crediti Commerciali che serve a certificare e tracciare le operazioni sui crediti di somme dovute dalla Pubblica Amministrazione  per appalti, forniture, somministrazioni e prestazioni professionali.

“Ho immediatamente segnalato il problema – spiega Sergio Bramini – Mi hanno riferito che si trarrebbe di una questione tecnica ed entro venerdì la piattaforma dovrebbe ritornare on line. Intanto un’imprenditrice siciliana sta vivendo ore di grande angoscia: con la piattaforma spenta non può inviare la richiesta di pagamento di 17 milioni di euro. Il rischio è che debba licenziare i suoi dipendenti, ma nel frattempo pagare il 40 per cento di tassa su quell’incasso mai pervenuto. Mi auguro con tutto il cuore che la piattaforma venga rapidamente riaperta”.

Il condizionale è d’obbligo: grande la preoccupazione degli imprenditori che non possono accedere al sistema per la richiesta dei soldi dovuti. Una preoccupazione che sale in queste giornate d’agosto, con la paura che venerdì il sistema sia ancora off line. Non un venerdì qualsiasi, ma il venerdì prima del lungo ponte di Ferragosto.

“Sono molto preoccupato – commenta Bramini – Mi auguro che i tecnici riattivino velocemente la piattaforma. altrimenti sarà una tragedia”.

Bramini non si sbilancia troppo sull’incontro con il ministro Bonafede. “Il ministro si è dimostrato affabile – aggiunge – E ben disposto ad un’apertura per l’abrogazione dell’articolo 560. Un articolo che ogni giorno miete vittime: persone che vengono sloggiate dalla prima casa, ancora prima della vendita dell’immobile all’asta. Questo non è ammissibile; vengono sfrattate anche famiglie con minori, disabili e anziani. Non guardano in faccia neppure ai malati terminali: la casa messa all’asta vuota è più appetibile per l’acquirente”.

Sergio Bramini non si arrende. “Al mio fianco ho migliaia di persone che credono nella mia battaglia – conclude – A loro chiedo un aiuto: firmate la mia petizione on line per l’abrogazione dell’articolo 560. I vostri applausi e il vostro sostegno sono importanti, ma oggi ancora di più la vostra firma”.

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