Finanziamenti alle imprese, gli atti del convegno di Lecco

L'intervento integrale di Giuseppe Capriuolo, partner di RSM

Redazione Web
Finanziamenti alle imprese, gli atti del convegno di Lecco

Il periodo attuale è senza dubbio tra i più favorevoli dell’ultimo ventennio in termini di opportunità per le imprese che innovano.

Mai come nell’ultimo biennio, infatti, avevamo assistito ad una produzione cosi copiosa di strumenti finanziari e fiscali, peraltro tra di loro integrati, come quelli introdotti dalle attuali normative comunitarie e nazionali per investimenti in competitività ed innovazione.

Basti pensare al Piano Impresa 4.0 (inizialmente Piano Industria 4.0) che, con un nutrito pacchetto di incentivi fiscali, ha impresso un notevole slancio al generale rinnovamento del parco macchine impiegato nel sistema industriale italiano, oltre a rilanciare la produzione di specifici comparti manifatturieri di eccellenza (11% la crescita degli ordini nel 2017 rispetto al 2016, con punte del 13% nel comparto dei macchinari e delle apparecchiature elettriche e elettroniche, secondo quanto chiarito dal MiSE nella propria relazione annuale).

Sono ormai note le principali misure agevolative contenute dal Piano, che continua tuttavia ad arricchirsi di nuovi interessanti strumenti.

Nel solco degli incentivi fiscali concessi alle imprese che hanno investito o investiranno nell’adeguamento del proprio business alle tecnologie abilitanti della 4° rivoluzione industriale, è stato pubblicato in data 22 giugno 2018 il decreto che attiva i nuovi incentivi alla formazione, con la misura denominata “Formazione 4.0”.

L’obiettivo del nuovo strumento è quello di favorire l’acquisizione o il consolidamento, da parte dei lavoratori dipendenti impegnati nelle funzioni aziendali “vendita e marketing”, “informatica” e “tecniche e tecnologie di produzione”, delle conoscenze specifiche nelle materie di Industria 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realta' aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali.

Le agevolazioni sono concesse secondo un meccanismo automatico analogo a quello, ben noto, del credito di imposta sulla ricerca, in misura pari al 40% del costo lordo annuo della forza lavoro impiegata nelle attività formative, peraltro con facoltà di impiegare docenti interni ed agevolarne il costo nel limite del 30% della rispettiva retribuzione annua.

I piani formativi dovranno essere depositati telematicamente presso l’Ispettorato territoriale del lavoro ed essere certificati da un revisore legale dei conti, per le società il cui bilancio non sia già certificato ai sensi del D. Lgs. 39/2010.

Il nuovo incentivo completa un piano già nutrito di agevolazioni che ruota intorno al citato credito di imposta sulla ricerca, che arriva al 50% del costo incrementale sostenuto dalle imprese per attività di ricerca intra-muros ed extra muros, a partire dal 2015 e fino al 2020, rispetto alla media del periodo 2012-2014.

La centralità conferita a tale misura dal precedente esecutivo era stata originata da una spesa in ricerca ancora troppo bassa rispetto alla media UE, 1,34% contro 2,03% nel 2015 (fonte ISTAT), ed ancor più rispetto all’obiettivo medio del 3% fissato dalla strategia 2020 della Commissione Europea.

Lo stesso “decreto dignità”, licenziato lo scorso 2 luglio dall’attuale esecutivo, di fatto non opera sostanziali modifiche al pacchetto di incentivi sulla ricerca, limitandosi a restringere l’accesso alle agevolazioni delle sole spese di acquisto intra-gruppo di beni immateriali.

Sempre nell’ottica dell’investimento in innovazione e competitività, il Piano Impresa 4.0 ha introdotto anche altri strumenti che vanno dal Patent Box, che consente la detassazione degli utili derivanti dall’utilizzo diretto o indiretto di beni immateriali, fatta eccezione per i marchi, alla Nuova Sabatini, che agevola gli investimenti delle PMI in beni strumentali fino a 2 milioni di euro, con agevolazioni che crescono in caso di acquisto di tecnologie 4.0, dalle Start-up innovative, la cui costituzione digitale e gratuita è agevolata, tra gli altri, da incentivi fiscali concessi ai soci persone fisiche o giuridiche, agli incentivi riconosciuti ai competence-center.

Il complesso sistema di incentivi contenuto nel Piano Impresa 4.0 non esaurisce, come anticipato, il panorama delle incentivazioni per le imprese italiane, che anche a livello di Fondi Strutturali Europei è particolarmente nutrito.

La dotazione italiana nell’ambito della Politica di Coesione 2014-2020 ammonta a circa 42 dei 351 miliardi di euro complessivi stanziati nel bilancio comunitario, cui si aggiungono ulteriori 20 miliardi di cofinanziamento nazionale e circa 55 miliardi del fondo ex “FAS”, ora Fondo di Sviluppo e Coesione, alimentato con risorse nazionali per il riequilibrio economico sociale e lo stimolo ai nuovi investimenti.

Tali fondi sono declinati essenzialmente attraverso programmi nazionali (PON) e regionali (POR) da soggetti gestori quali Ministeri ed enti regionali. Ne sono esempio le recenti misure agevolative proposte da Regione Lombardia con la gestione di Finlombarda S.p.A. e cofinanziate da fondi FESR, le cui svariate finalità vanno dal sostegno all’avvio di attività imprenditoriali o professionali (bando “Intraprendo”), allo sviluppo e il riammodernamento delle imprese esistenti (bando “Al via”) ed allo stimolo degli investimenti in ricerca e sviluppo (bando “Linea Innovazione”)

Particolarmente attivo nella declinazione a livello nazionale dei fondi europei strutturali è stato, negli ultimi mesi, anche il Ministero dello Sviluppo Economico.

Recentissimo il rifinanziamento, con 560 milioni di euro, del bando sulla R&S incentrato su Industria Intelligente, Agrifood e Scienze della vita, di cui al decreto ministeriale del 5 marzo.

Obiettivo del bando è agevolare le iniziative tese al miglioramento sostanziale di prodotti e servizi esistenti o all’introduzione di nuovi prodotti e servizi tramite lo sviluppo delle c.d. tecnologie abilitanti (“KETs”): tecnologie dell’informazione e comunicazione, nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, fabbricazione avanzata, spazio.

L’impiego delle risorse, che resta subordinato a uno specifico decreto attuativo, sarà declinato attraverso due procedure: - una procedura negoziale, per progetti di importo complessivo compreso tra 5 milioni e 40 milioni, con aiuti sulle spese di ricerca del 20% a titolo di contributo a fondo perduto e del 20% a titolo di finanziamento a tasso agevolato; - una procedura valutativa a sportello, per progetti di importo compreso tra 800.000 e 5 milioni di euro, con aiuti sulle spese di ricerca fino al 70% a titolo di contributo a fondo perduto e del 20% a titolo di finanziamento a tasso agevolato.

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