Digitale, cosa passa nella mente degli imprenditori

Va bene sfruttare gli innegabili vantaggi che l’innovazione offre ma occhi ed energie puntate sul business

Redazione Web
Digitale, cosa passa nella mente degli imprenditori

Cosa pensano realmente gli imprenditori medi italiani dell’economia digitale di cui tanti autorevoli esperti parlano con crescente frequenza? Siamo innanzi ad una reale opportunità oppure sotto le connessioni virtuali si nascondono potenziali  minacce. Come si possono coniugare le 2mode2 digitali con la gestione ordinaria del business?

Per tastare il polso degli imprenditori che costituiscono l’ossatura portante del nostro sistema economico,  BDO, società di revisione tra le più attive sul mercato italiano, ha promosso, nell’ambito della serata conclusiva del Premio Mario Unnia Talento & Impresa, un interessante agorà telematico, nel corso del quale ha chiesto ad un campione di circa 20 imprenditori, di esprimersi sul tema. 

Per il 55% degli interpellati, digitale è sinonimo di preoccupazione per la trasformazione del proprio modello di business.  Va bene cullarsi con le facili infatuazioni del siamo tutti discepoli di Jeff Bezos ma la realtà è ben diversa. Davvero vale la pena trasformare il proprio modello organizzativo, costruito negli anni con il sudore di generazioni di manager familiari, per essere “digitali” e così più appeal? Non tutti la pensano così, chiaramente: per molti l’effetto di queste scelte epocali saranno la riduzione dell’occupazione (18%) e una significativa perdita di competitività della propria impresa (18%). Quindi, avanti ma con prudenza, pensando anche all’effetto sociale che potrebbe generarsi.

Già questo induce una riconsiderazione della reale rilevanza che le imprese hanno dell’essere digitali a tutti i costi. Per il 44% degli interpellati da BDO guardando ai prossimi 3-5 anni l’espetto più critico per la propria impresa non è il digitale (19%) bensì la capacità d’innovare il proprio prodotto. Una valutazione incentrata al sano realismo, coniugato con i conti della propria impresa. 

Inoltre, il 38% ritiene che la crescita e, quindi, la sopravvivenza della propria impresa dipenda ancor più che dal digitale dall’espansione sui mercati esteri. Una contraddizione, a tutti gli effetti, se è vero che nulla meglio del digitale permette di entrare in tutti i paesi del mondo standosene comodamente seduti nel proprio ufficetto di provincia. 

Infine, se le imprese italiane, spesso di piccole dimensioni, come potranno crescere nell’era del digitale? Ridottissimo il contributo delle associazioni di categoria (6%), marginale quello delle Università (12%), più efficace il passaggio generazionale nella mani di nativi o profili skillati sui social (24%). Ma, sorpresa delle sorprese, per il 59% si vince la sfida grazie al networking e alle reti di imprese. Insomma, una lega dei piccoli per vincere la sfida. Un sano istinto di sopravvivenza, comune negli oceani: banchi di acciughe compatte che sfidano i peggiori predatori…proprio come avviene tutti i giorni nei mercati di tutto il mondo….

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