Confsal: servono 155.000 nuovi laureati

Secondo le previsioni dei sindacati autonomi il 70% dei nuovi nati farà lavori che non esistono, il 33% delle professioni sarà digitalizzato

Camilla Sala

Qual è il volto del lavoro nel XXI secolo? Si può ancora parlare di mondo del lavoro o piuttosto, complice l’avvento delle moderne tecnologie, è opportuno pensare alle diverse forme che il lavoro sta assumendo e che sfuggono a parametri e classificazioni ormai parte di un mondo in via di estinzione, quello dell’impresa fordista da un lato e del lavoratore dall’altro?

La quarta rivoluzione industriale, che ci sta traghettando dall’homo faber all’homo technologicus, ridefinisce il lavoro e le competenze del futuro e irrompe sulla scena con la potenza dei numeri: entro il 2022 saranno richiesti in Italia 155 mila laureati, il 70% dei nuovi nati farà lavori che oggi ancora non esistono, il 33% delle professioni sarà digitalizzate. Di fronte a questo scenario, occorre agire accettando la sfida, che è poi anche un’opportunità. Ed è quanto intende fare la CONFSAL – Confederazione generale dei sindacati autonomi – che ha chiamato ieri a raccolta presso la sede del CNEL economisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo del lavoro, storici e sociologi, per un confronto sul tema Nuove economie e lavoro, sfide ed opportunità.

Al centro del dibattito, l’esigenza di adeguare le politiche di sviluppo ai nuovi modelli di crescita, puntando su istruzione e formazione di competenze specializzate. Un impegno che vede in prima linea il nuovo Esecutivo, come rimarcato dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, che ha citato tra i provvedimenti prioritari per l’azione governativa il Decreto dignità e l’investimento di circa 2 miliardi di euro l’anno per i centri per l’impiego.

Nel corso dell’incontro, da più parti è stata sottolineata l’importanza degli investimenti per la diffusione della conoscenza attraverso modelli organizzativi delle aziende e dei corpi intermedi di rappresentanza che favoriscano la crescita delle cosiddette “capabilities dinamiche”, necessarie per far fronte alle esigenze di un mondo del lavoro e della produzione in costante mutamento.

E la CONFSAL è pronta a dare un contributo concreto in questa direzione. Due i nuovi strumenti presentati dal segretario generale della Confederazione, Angelo Raffaele Margiotta, messi in campo per colmare il gap di competenze che rallenta la crescita del nostro Paese: “l’indennità di professionalizzazione per i lavoratori” e la “Fabbrica delle competenze”, che mira a far acquisire a giovani e meno giovani competenze tecniche specifiche calibrate sui bisogni delle aziende. L’obiettivo di CONFSAL è promuovere la qualificazione professionale, matchandola con le esigenze sempre maggiori di specializzazione che il moderno mercato del lavoro richiede.

La formazione è il punto cruciale: lo è per Tiziano Treu, presidente del CNEL, che ha sottolineato come le risorse allocate in questo settore non siano da considerarsi una spesa ma un investimento, perché il problema della scarsa crescita italiana è soprattutto la difficoltà di coniugare conoscenza ed economia. Quest’ultima è solo una delle criticità evidenziate da Giuseppe De Rita, presidente del CENSIS, nel suo intervento, cui si aggiungono la mancanza di grandi collaborazioni collettive o lo stato di sostanziale isolamento in cui operano gli imprenditori, ciascuno nel proprio campo, con la propria cultura e il proprio modo di essere. Come uscirne? Abbandonando “la dimensione sociale sempre più molecolare, puntando sulla rappresentanza in filiera e sulle piattaforme di servizi spostate verso la dimensione industriale”. “Occorre – ha avvertito da parte sua Giorgio Rembado, vicepresidente del CIDA, sindacato dei dirigenti pubblici e privati – disinnescare gli effetti perversi di due fenomeni che incidono negativamente sul mondo del lavoro: il “dumping contrattuale” che altro non è se non concorrenza al ribasso, e la moltiplicazione dei soggetti sindacali”. Rembado a tal proposito ha portato un esempio del cortocircuito che a volte caratterizza il mondo della rappresentanza: alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ci sono 13 organizzazioni sindacali per 125 dirigenti iscritti.

Una nota diversa nel confronto promosso dalla CONFSAL è venuta dal sociologo Domenico De Masi, che immagina per un futuro prossimo un mondo del lavoro rivoluzionato nel quale “l’azione congiunta del progresso tecnologico, dello sviluppo organizzativo, della globalizzazione, dei mass media è destinata a produrre un tipo nuovo di società che potrà adottare il concetto di ozio creativo, sintesi di lavoro, gioco e studio”.

Per quanto affascinante sia questa visione, il futuro prossimo, più volte evocato dagli organizzatori del Convegno, impone però al mondo del lavoro di anticipare il cambiamento, ammodernandosi da un punto di vista strutturale e organizzativo e puntando sulla professionalizzazione dei lavoratori come presupposto indispensabile per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

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