Imprese italiane in Brasile? Ecco come fare

Parla Graziano Messana, fondatore di GM Venture che opera a San Paolo

Federico Unnia
Imprese italiane in Brasile? Ecco come fare

Mai come in questo periodo le imprese italiane, anche pmi, guardano con interesse al mercato brasiliano. L’incertezza politica non sembra intaccare le spinte alla crescita che l’economia del Paese sud americano sta vivendo. Lo sanno bene  in GM Venture, società di gestione e consulenza fondata nel 2006 da Graziano Messana, con sede a San Paolo. Grazie al modello di business innovativo, cura la gestione finanziaria, amministrativa e contabile di filiali in Brasile, offrendo un unico punto di contatto per le case madri italiane facilitando così un controllo totale delle operazioni locali.

Che tipo di mercato c’è in Brasile per la consulenza contabile e fiscale?

Il Brasile è un mercato particolare e diverso da quello italiano. Per svolgere queste attività internamente alla propria azienda o filiale bisogna essere grandi, altrimenti tutte le aziende piccole e medie delegano queste attività all’esterno. Va segnalato tuttavia che non esiste la figura del dottore commercialista e conseguentemente non esistono gli studi di commercialisti. Esistono i contadores, che sono figure più vicine ai ragionieri, nella maggior parte poco esperti di tematiche internazionali oppure esistono grandi società che assorbono i processi contabili, ma spesso anche loro non sono una soluzione sempre efficiente e soprattutto facile da scegliere. Per spiegare la complessità basti pensare che nelle cosiddette big four, due di queste, KPMG e PWC, hanno deciso di uscire da questa attività perché il Brasile spende 10 volte il tempo medio mondiale per gestire la sua complessità amministrativa-contabile.

Qual è il modello di business di GM Venture?

Noi siamo partiti nel 2006. Inizialmente pensavamo di aiutare le aziende italiane ad entrare in Brasile. Invece i primi progetti ci hanno fatto capire che il nostro ruolo era determinante per garantire una corretta gestione futura volta alla creazione del valore e a ridurre al minimo le passività occulte. Così il modello di business si è rapidamente trasformato in quello che oggi è il nostro abituale lavoro, cioè fare il CFO in outsourcing: amministriamo tutte le attività non ritenute core business delle società italiane che investono in Brasile. Assumiamo la carica di legale rappresentante che in Brasile necessariamente deve essere assunta da un soggetto residente. Quasi sempre poi, quando le società crescono, inseriamo risorse umane dedicate all’interno delle aziende che seguiamo. In questo senso custodiamo la cassaforte dell’imprenditore in Brasile perché tutti i flussi finanziari vengono da noi governati e poi riportati con strumenti facili da leggere per il management italiano.

Ma quindi come gestite il tema della consulenza contabile?

Lavoriamo e continuiamo a lavorare con tre società di BPO che abbiamo selezionato nel tempo. Hanno DNA diversi e dimensioni diverse. Abbiamo particolarmente intensificato negli anni però i lavori con una società che si chiama Premium, frutto di uno spin off di un manager, il cinquantenne Jose Brito, che per anni è stato responsabile in PWC, e in maggio abbiamo deciso di acquisirne una quota rilevante per integrare ancora di più le nostre attività con le loro. È una bella sinergia e il tema della contabilità è un tallone di Achille per le aziende che investono in Brasile per cui crediamo di aver fatto una scelta interessante ad integrare maggiormente le attività nostre con quelle di Premium.

Quante persone lavoreranno a San Paolo?

Assieme totalizziamo una trentina di persone e ognuno mantiene ovviamente i propri uffici seppur con i consueti staff meeting settimanali. Però nel modello di business di GM Venture è prevista l’esistenza di uno staff, più o meno consistente, all’interno delle società clienti. Se contiamo anche queste teste il numero di persone raddoppia facilmente.

Quante aziende italiane hanno partnership con il Brasile?

Le presenze dirette sono circa un migliaio, di cui la maggioranza concentrate nello stato di San Paolo che comunque rappresenta circa il 40% del PIL dell’intero Paese e annovera circa 6 milioni di discendenti italiani. Una cultura per certi versi molto prossima a quella italiana.

Che prospettiva di crescita per le aziende italiane in Brasile?

In Italia noi abbiamo il “prodotto” e qui c’è il mercato. Se chi si avvicina al Brasile comprende che non deve essere una strategia mordi e fuggi ma di medio lungo periodo, fa la scelta adeguata e raccoglie buoni frutti. Ci sono molte aziende o imprenditori che quando vanno in Cina si armano come se andassero in guerra, un po’ per timore delle lingue e usanze molto diverse, un po’ perché sono terrorizzati dal prendere una fregatura o fare una cattiva negoziazione o essere copiati. Invece quando questi stessi soggetti si affacciano all’America Latina e al Brasile spesso vengono impreparati e possono commettere gravi errori: bisogna documentarsi bene prima e non strada facendo. Problematiche a parte, per quanto riguarda le opportunità ci sono parecchi settori che sono interessanti. L’internet delle cose che abbraccia molti settori trasversalmente come farmaceutica, agrobusiness e domotica. Settori tradizionali come cosmetica, che vale 40 miliardi di dollari, e mobili in cui ci sono molti spazi, ma anche il settore degli elettrodomestici dove da solo il Brasile rappresenta il 50% di tutto il sud America. L’e-commerce ha cifre da capogiro con 140 milioni di utenti internet e 50 milioni di essi che fanno acquisti on line. Anche sul marketing digitale si possono fare buoni affari, dato che il Brasile è al terzo posto, dopo USA e Cina, come numero di utenti Facebook, Instragram e Youtube. E per finire sulle energie rinnovabili dove il mercato sta crescendo a due cifre.

E per la consulenza? 

Anche per la consulenza io credo che ci sia molto spazio. Il know how italiano è premiato adeguatamente se ben indirizzato. Stiamo curando una nuova start up per conto di TEMSI, una società di ingegneria di Bologna con un track record di 40 anni. Loro stanno applicando tutti i processi messi in atto in Italia alle realtà brasiliane. Il risultato è molto soddisfacente perché riescono a dialogare in modo molto proficuo, ovvero fanno toccare con mano all’impresa come la loro consulenza riduca i costi di logistica e di gestione in generale, e guadagnando proporzionalmente sul risparmio ottenuto in azienda. Siamo appena partiti, e anche questa sarà una start up che realizzeremo in tempi record, anche perché la TEMSI BRASIL ha già diversi milioni di reais di fatturato in consulenze da consolidare nella nuova società brasiliana. Ma abbiamo seguito anche altri casi in passato su consulenza specifica in certificazione farmaceutica o consulenza IT nella misurazione di onde emanate da dispositivi mobili, ricordando che il Brasile ha 200 milioni di persone e 210 milioni di linee telefoniche.

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