Pmi, poco indebitate . Ma manca la capacità di remunerare il capitale

Sono il motore dell'economia, ma gli imprenditori non hanno ancora una visione manageriale

Francesco Megna
La gatta dei Pir, la tartaruga dell’Unione bancari

I prestiti alle imprese continuano   a crescere ormai da due anni , con un aumento su base annua del 2% circa, mentre i tassi di interesse hanno toccato i minimi storici. Crescita meno veloce rispetto a inizio anno quando era stato registrato un incremento pari al 2% mentre la dinamica dei prestiti alle imprese a marzo ha registrato un + 1,2%. Un aumento della domanda collegato alla ripresa,   al quale si contrappone comunque una congrua capacità di autofinanziamento che mantiene basso  il fabbisogno di risorse esterne.

E' in questo quadro senz'altro positivo che si trovano molte delle eccellenze del manifatturiero capaci di ottenere risultati eclatanti sui mercati globali. Dall'altro lato però vi sono PMI poco capaci  di remunerare in modo congruo il capitale immobilizzato. Quali le cause? Se da un lato registriamo la lunga storia dell'industrializzazione del nostro Paese, la più che adeguata tradizione artigiana, la diffusa imprenditorialità distrettuale, dall'altro lato molte imprese sono state frenate dall'insufficiente investimento in competenze manageriali, dalla ritrosia a cedere proprietà e controllo e da una parziale inefficienza del settore dei servizi.

La ripresa comunque  mette in luce cheanche tra le PMI sono in crescita le spese in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto ; in recupero anche gli investimenti immateriali. Tutto ciò consente di guardare con occhio propositivo al legame tra aspetti dimensionali e produttività. Ma riproporre politiche industriali basate solo su incentivi di dubbia efficacia  e proclami sarebbe profondamente sbagliato .Il credito alle PMi per esempio deve continuare a prevedere la valutazione del merito in maniera trasparente a sostenere lo sviluppo e la crescita. Con particolare attenzione alle direttrici di sviluppo ove nei prossimi anni si giocherà la partita della competitività; la digitalizzazione, con un divario che attualmente non si riesce a colmare, anche per motivi culturali,  dietro i ritardi nell'adozione di tecnologie all'avanguardia; e  la banca può diventare decisiva per fare il salto verso Industria 4.0.

Altro tema fondamentale la sostenibilità ; la relazione tra comportamenti responsabili e crescita delle produttività Aziende orientate alla sostenibilità sociale sono per loro natura poco esposte al rischio reputazionale con tutti i benefici su scala globale. Un'altra direttrice importante è la catena globale del valore; cioè quel processo organizzativo del lavoro  in base al quale le singole fasi della filiera di produzione vengono parcellizzate e svolte da fornitori e reti di imprese sparse in diversi Paesi in base alla convenienza economica e al grado di competenza e specializzazione delle diverse aziende coinvolte. Dalla concezione del prodotto alla vendita diretta al consumatore, tutte le fasi intermedie si possono coinvolgere in un network di imprese dislocate in diversi paesi. Temi su cui confluiscono interessi nazionali e parametri regolamentari  rispetto ai quali le nostre PMI hanno maggiori difficoltà a farsi sentire ; in questo caso, come già avvenuto nel tempo, il contributo delle banche potrebbe rivelarsi efficace. 

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