Un difetto del manager? La mancanza di autoironia

Elisa Stefanati

L’umorismo è una cosa seria soprattutto in azienda: parola di Giovanni Vernia

Che l’ironia sia una dote fondamentale per la gradevolezza di una persona è un assunto difficilmente contestabile,  ma che l’autoironia  sia  strategica per migliorare il clima aziendale e le relazioni sociali nel business è anche l’assunto di base dello spettacolo di Giovanni Vernia che già nel titolo riassume il proprio mandato: il seminario motivazionale si chiama infatti Work-shock.

Ma andiamo per gradi: come si fa a diventare da manager a personaggio dello spettacolo e comico? A rispondere è proprio lui Giovanni Vernia;  classe 73 una laurea cum laude  in ingegneria elettronica,  ma soprattutto una grande passione per il teatro. L’inizio della carriera lo vede vestire con successo l’habitus di  brillante manager di  una multinazionale di consulenza americana prima e poi come responsabile del mercato italiano  per una società americana di Marketing Online.

Tanta roba  per chi osservasse da fuori senza porsi troppe domande. Ma aVernia non sembra bastare. E’ infatti solo dopo aver dato libera espressione alla propria inclinazione per l’improvvisazione teatrale che il temerario  ingegnere  avverte l’esigenza di assecondare  una nuova creativa ambizione che  oggi lo porta ad interpretare con successo il mestiere di comico, attore, conduttore radiofonico, regista e dj producer italiano. Il mondo aziendale, con le sue delicate dinamiche  che lui ha conosciuto molto da vicino,  fa ancora parte della suo raggio d’azione ma cambia- è il caso di dirlo- il punto d’osservazione.

Dalla scrivania al palco, dove Vernia è protagonista di successo di esilaranti e coinvolgenti  seminari motivazionali partendo da un assunto fondamentale: l’umorismo è una cosa seria anche in azienda. Work-shock è uno spettacolo orizzontale e trasversale dove la platea viene coinvolta in esercizi pratici e in divertenti esperimenti.  Giocare, mettersi alla prova,  osservarsi da fuori, lasciare per un attimo i propri panni  e non prendersi troppo sul serio per facilitare un clima empatico anche davanti ad un business plan, ad un colloquio di lavoro o quando si deve fissare un nuovo piano aziendale di produttività.

Lo show del comico -laureato in ingegneria- parte dall’assunto che nessun uomo è più serio di chi sa ridere di sé stesso. Vernia sostiene che il manager che si pone con eccessivo distacco,  rigidità e intransigenza  difficilmente riesce  a creare un clima empatico, collaborativo e quindi performante davanti ad un obiettivo anche complesso.  Nella sua trasposizione riesce a scomodare persino il maestro Sigmund Freud ricordando un assunto chiave del padre della psicoanalisi:  l’umorismo è una forma alta di intelligenza, è anche il più potente meccanismo di difesa ed uno strumento di decompressione.

La comicità è tanto più efficace quanto più è improvvisata” sostiene il performer dal palco “ma per improvvisare occorre conoscere la situazione e le variabili coinvolte per evitare l’approssimazione.  La domanda è banale “ Comici si nasce o si diventa?”  Ma Vernia che banale non riesce mai ad essere -nemmeno davanti alle battute- non ha esitazioni “qualcuno può essere più  portato ma tutti possono “imparare” un modello di umorismo che sia naturale e gradevole e aiuti a sciogliere la tensione, ma  a patto che venga usato bene: ad esempio la volgarità è sempre bandita,  come il gossip che produce l’effetto contrario. L’umorismo funziona dunque solo se usato  nei  modi e nei tempi giusti, altrimenti diventa un’arma a doppio taglio”.

Oggi Giovanni Vernia è stato protagonista  della  convention di Bayer dedicata alla Giornata Mondiale della Radiologia, moderata da Susanna Messaggio ”. Un’occasione in più per ricordare che c’è un vantaggio nel prendersi in giro da soli e lo sosteneva anche Herman Hesse: si può diventare attori di sé stessi, trasformando i propri punti di debolezza in punti di forza.

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