Per i debitori impoveriti serve una legge ad hoc

Dopo il caso Bramini il velo di “omertà” su analoghe vicende si è sollevato

Redazione Web
Per i debitori impoveriti serve una legge ad hoc

Serve però che la classe politica risponda in maniera netta per evitare altri casi come quello dell’imprenditore brianzolo

Il caso Bramini è servito, oltre che per tutelare un imprenditore in difficoltà, anche per far accendere un faro su una condizione che attanaglia sempre più famiglie: quello dei debitori impoveriti, che a volte vantano anche crediti significativi nei confronti dello stato ma che nonostante questo non riescono a fermare la scure delle banche e degli espropri. Questa vicenda ha saputo polarizzare l’interesse della classe politica che sta varando il nuovo governo. Speriamo ora che si arrivi a una “fase due”, cioè quella in cui si possa creare un disegno di legge ad hoc per impedire nuovi casi come questo.

Bramini, infatti, è stato dichiarato fallito pur vantando nei confronti dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e aziende a prevalente capitale pubblico un credito per oltre 4 milioni di euro. Essendo un imprenditore, ha chiesto alle banche mutui e affidamenti in cambio di un’ipoteca sulla sua abitazione. Non è riuscito a rientrare delle sue esposizioni e ha subito l’espropriazione immobiliare e lo sfratto coattivo il 18 maggio scorso, nonostante sia Salvini che Di Maio abbiano cercato di impedire che casa sua venisse effettivamente sgomberata.

Nell’accordo tra Lega e 5Stelle in quello che è ormai il nuovo governo del nostro paese, al punto 5, si legge che “intendiamo sopprimere le norme che consentono di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. Bisogna quindi dare un seguito a questa promessa e contemporaneamente ideare una traccia di disegno di legge che contenga una serie di punti salienti.

In primo luogo: tutte le società o gli imprenditori che hanno crediti nei confronti dello Stato e degli enti pubblici in genere non possono essere dichiarati falliti. Poi è fondamentale che sia le società che gli imprenditori, i loro garanti e i fideiussori che risultano in uno stato di insolvenza per non aver potuto riscuotere crediti dalla PA non possono subire pignoramenti o altri rimedi esecutivi o cautelari.

Il ricorso al sovraindebitamento di cui alla legge 3/2012 come avviene per le procedure concordatarie deve avere effetto sospensivo e si deve disporre che, dal momento del suo deposito, i creditori non possono più tentare azioni esecutive e cautelari, che non solo non potranno più essere avviate, ma dovranno essere sospese se già in atto. Deve poi essere ridimensionato il peso dei creditori esecutari che, nella stragrande maggioranza dei casi sono le banche. Inoltre, sarebbe opportuno pensare a una norma che non renda esecutivo lo sfratto fino al momento in cui l’immobile non sia stato acquistato durante un’asta. A proposito di asta, non può più essere tollerato il ribasso di un quarto del valore della stima del bene sottoposto a esecuzione forzata. In questo caso, per evitare che il valore del bene si svilisca bisogna obbligare i magistrati del processo a riproporla a prezzo di mercato.

Infine, è fondamentale che venga impedito di azionare il pignoramento in caso di perdita del posto di lavoro, malattia, incendio o altro evento non imputabile al debitore stesso. Con un disegno di legge di questo tipo si potranno finalmente preservare le oltre 500mila famiglie che oggi versano nelle stesse condizioni di Sergio Bramini.

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