Dai diritti LBGT alle serie tv: alla scoperta della Corte Suprema

Pochi sanno che la Supreme Court è anche una possibile tappa “turistica”: è infatti visitabile liberamente e gratuitamente, e passeggiando tra i suoi corridoi e le sue sale si respira letteralmente la storia degli Stati Uniti d’America

Maddalena Bonaccorso
Dai diritti LBGT alle serie tv: alla scoperta della Corte Suprema

fotografia di Costantino Caramagno

Il 15 giugno 2020 è stata un data storica, per le comunità LGBTQ americane, ma probabilmente anche per quelle del resto del mondo; la Supreme Court di Washington, la più alta corte federale degli Stati Uniti, si è infatti espressa contro i licenziamenti discriminatori portati avanti nei confronti di gay, lesbiche e transgender, stabilendo quindi che nessuna persona può essere licenziata sulla base del proprio orientamento sessuale.

La decisione, avallata da 6 voti favorevoli (tra i quali, a sorpresa, quello del presidente della Corte John Roberts e del giudice conservatore Neil Gorsuch, nominato da Donald Trump nel 2017) e 3 contrari, era molto attesa dagli attivisti lgbt non solo americani, anche perché spesso le decisioni della Supreme Court fanno da apripista a quelle degli altri Paesi.

Ma questo imponente edificio neoclassico nel centro della capitale degli States, non è nuovo a decisioni e sentenze che hanno fatto la storia, perché è proprio qui che vengono discussi i temi etici e sociali più importanti e con più impatto sulla vita del popolo americano: basti ricordare la storica sentenza “Roe vs Wade” del 1972 sul diritto all’aborto anche in assenza di problemi di salute della donna, o quella “Heller vs District of Columbia” del 2008 con la quale la Corte Suprema sancì il diritto di un individuo di possedere in casa un’arma da fuoco per autodifesa.

Pochi sanno, però, che la Supreme Court è anche una possibile tappa “turistica”: è infatti visitabile liberamente e gratuitamente, e passeggiando tra i suoi corridoi e le sue sale si respira letteralmente la storia degli Stati Uniti d’America.


Storia e architettura della Supreme Court


Arrivando a Washington in treno, la Supreme Court si raggiunge comodamente con una passeggiata di una decina di minuti dalla Union Station: l’indirizzo esatto è “First Street NE between East Capitol Street and Maryland Avenue”, ma anche senza mappa già da lontano la vedrete stagliarsi nella sua imponenza. Completata il 4 aprile del 1935, su progetto dell’allora famosissimo architetto newyorkese Cass Gilbert, richiama la forma di un tempio romano, con una grande scalinata frontale (che viene utilizzata solo per l’uscita, mentre l’entrata è laterale) e un monumentale pronao segnato da 16 colonne corinzie.

La struttura è in acciaio, ricoperta interamente da marmo bianco del Vermont: sul frontone campeggia la scritta "Equal justice under law" e in cima alla scalinata si possono ammirare due statue di James Earle Fraser, una -a sinistra- dedicata alla "Giustizia in meditazione" e l’altra -a destra- dedicata al "Guardiano dell'Autorità".

Le porte di ingresso sono di bronzo e raffigurano scene storiche dello sviluppo del diritto: la sicurezza dell’edificio è garantita da un corpo di Polizia creato ad hoc, chiamato “Supreme Court Police”.

Una volta entrati nell’edificio, si può girare liberamente: non esistono infatti visite guidate, ma i turisti sono fortemente incoraggiati a visitare tutte le parti aperte al pubblico e le mostre che spesso vengono organizzate all’interno, nonché a seguire i documentari sulla storia della corte suprema che vengono trasmessi in un piccolo cinema; e ovviamente ad acquistare i souvenir nel fornitissimo bookshop. Curiosità: i gadget della Supreme Court sono richiestissimi come regali per i neo laureati in legge, tradizione vuole che siano ben augurali per lunghe e proficue carriere legali!

La sala più importante da visitare è sicuramente la “Great hall”, dove si possono ammirare le 24 colonne monolitiche in marmo italiano (utilizzato solo in questi saloni centrali, mentre per tutte le altre lavorazioni interne si è scelto di utilizzare il marmo dell’Alabama) che arrivano fino al soffitto a cassettoni, e dove inizia la -perenne- fila per accedere alla “Courtroom”, centro pulsante della Giustizia: è proprio in questa sala da 450 posti, anch’essa dall’ispirazione tipicamente neoclassica con colonne e capitelli in marmo di Siena, che si riuniscono i giudici per le sentenze. Attualmente i giudici sono 9, vengono nominati dal Presidente degli Stati Uniti e la loro carica -salvo impedimenti di salute- permane a vita. I giudici rappresentano, per consuetudine, tutte (o quasi) le diversità culturali, religiose ed etniche della nazione.

Continuando poi il giro delle varie sezioni -è accessibile il piano terra e buona parte del primo piano dell’edificio- si possono ammirare i busti e i quadri degli ex giudici della Corte, la statua di John Marshall, scolpita da William Wetmore Story nel 1883 e che originariamente era stata realizzata per il prato ovest del Campidoglio, e due bellissime scale autoportanti in marmo e bronzo.


La Supreme Court in film e serie tv


Al di là dell’importanza storica, sociale e architettonica, inutile negare che molti turisti si rechino in visita alla Supreme Court per averla vista come location in numerosissimi film ed episodi di serie tv ad argomento “legal”.

Da “The Talk of the Town”, film del 1942 con un Cary Grant che interpretava un fuggitivo che trovava riparo nella casa di un giudice della Corte, fino al pluripremiato “The Post” del 2017, nel quale si racconta la storia dei “Pentagon Papers” e di come la Supreme Court avesse stabilito che il New York Times e il Washington Post potevano continuare a pubblicare documenti governativi segreti.

La corte suprema è protagonista anche in altri film molto conosciuti, come “Il rapporto Pelican”, “Amistad”, “Idiocracy” e “Infiltrato speciale”: ma è sicuramente nel campo delle serie tv che appare più spesso.

In “House of cards” si vede numerose volte il presidente Frank Underwood (interpretato da Kevin Spacey) dialogare con i membri della corte, in “Homeland” e “Designated Survivor” si racconta di rapporti burrascosi tra i presidenti in carica e i giudici: nel capolavoro “Le regole del delitto perfetto”, la protagonista avvocato Annalise Keating interpretata da Viola Davis intenta una class-action contro il Governo Federale per non aver fornito un'efficace consulenza legale pubblica, violando così il 6° Emendamento. Infine, nella serie “Shooter”, l’edificio viene addirittura bombardato.

Tipicamente, sia nei film che nelle serie tv, le scene vengono ambientate sulla scalinata principale (è molto complicato ottenere i permessi per le riprese), dove i protagonisti dei casi giudiziari incontrano la stampa.

photo credit: Costantino Caramagno

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