La musica, compagna infaticabile durante il lockdown

A tu per tu con Gile Bae, strumentista olandese che negli ultimi tre mesi si è esercitata nelle campagne del milanese

Giovanni Pellerito
La musica, compagna infaticabile durante il lockdown

Per Platone la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica per arricchire e nutrire l'anima. Un’affermazione di assoluta attualità! In tempi di Coronavirus, la musica è stata: compagna, amica, consolatrice, provocatrice, e molte volte anche ispiratrice; ci ha accompagnato  in scenari unici ed inaspettati come l'isolamento e la paura dell'ignoto. Un ruolo dominante quello della musica, ha indossato i panni di grande protagonista in questa fase storica e critica per l’intera umanità. Oggi, ci sono i presupposti per dare a tutto  movimento artistico una importante centralità nella nuova e delicatissima fase di ripartenza e di rinascita.

Sul "Nuovo Ruolo" della musica ne abbiamo parlato con  la pianista Gile Bae , Olandese 26 anni, ha debuttato a Seul col concerto per pianoforte e orchestra in Do Maggiore di Haydn. A sei anni studia con Marlies van Gent al Consevatorio dell’Aia esibendosi poi con diverse orchestre in Inghilterra, Austria, Germania, Olanda, Svizzera, Spagna, Portogallo, Belgio e Italia. A quindici anni vince il primo premio dell’“International Steinway&Sons Piano Competition” e rappresenta l’Olanda  con un recital alla Laeiszhalle di Amburgo. Ha suonato per la Famiglia Reale olandese e per il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi all’Alma Mater Studiorum di Bologna. Nel 2014, per il 25° anniversario dell’Accademia di Imola, dove si è diplomata col Maestro Franco Scala ha eseguito il Concerto in Re Maggiore di Haydn diretto da Vladimir Ashkenazy. Ha partecipato al Festival MITO, a “La Milanesiana” di Elisabetta Sgarbi con concerti mirati al rapporto musica, letteratura, e arti figurative. Nei concerti più recenti ha eseguito di Chopin le 4 Ballate di Chopin e il Concerto n. 1 nella piuma versione per pianoforte e quintetto d’archi, accompagnata dalle prime parti del Teatro alla Scala, nella sala di Mediobanca a Milano e a Malta, alla presenza del Presidente della Repubblica, nel Mediterranean Conference Centre. Su invito di Sir András Schiff parteciperà al progetto “Building Bridges”, nella stagione 2020/2021 con un tour di concerti europei.

Gile, come ha trascorso la sua quarantena artistica?

Decisamente bene, in una bella campagna vicino a Milano. Nessuno  al mondo era preparato ai “domiciliari”, se pur brevi. Anch’io ho avuto momenti di sconforto. Ma in assenza di distrazioni, ho potuto sfruttare questo periodo per ampliare il mio repertorio, leggere e ascoltare dischi. Ping pong e “calcio balilla”, non so se si usa anche in America, assieme alle corse in mountain bike nei boschi, sono stati un bel diversivo.

Come si immagina il ruolo della musica nel cosidetto “new normal”

Da una parte faccio fatica a immaginare una ripresa perché è “terra incognita”. Spero che la “musica d’arte”, come la chiama Pollini, possa trovare nuovo spazio anche per il contenuto “consolatorio” che può molto aiutare in un periodo di difficoltà economica di estrema pesantezza. I giovani artisti potrebbero ritrovare nuovo spazio per riaffermarsi dopo un lungo periodo pre-virus in cui non era facile competere, far valere la propria arte in un clima generale di divertimenti ben diversi ma attraenti per un pubblico non preparato alla musica colta.

E la sua ripartenza? Ad esempio quando inizierà la sua stagione concertistica.

È stato decisamente deprimente per tutto il settore doversi fermare, cancellare concerti, con teatri tuttora chiusi e spazi non utilizzabili. Le faccio un esempio: suono in casa un magnifico Bösendorfer da concerto, il Vienna Concert 280, ma per tre mesi non ho potuto farlo riaccordare perché l’accordatore non ha ottenuto il permesso di viaggiare. Una difficoltà in più che gli strumentisti ad arco non hanno perchè lo fanno da soli. Avrei dovuto iniziare un corso di perfezionamento all’Accademia Barenboim-Said a Berlino ma è stato rimandato di un anno. Spero tanto che il Tour di concerti europei (del progetto “Building Bridges” di Sir András Schiff), che mi è stato offerto dal Maestro, la cui prima tappa sarà il 17 settembre prossimo al teatro De Singel di Anversa, non debba subire cancellazioni.

La musica può agire sempre più da ponte culturale tra Italia e Stati Uniti? Se sì, in che modo?

Non c’è nulla da inventare. La storia del ‘900 racconta tournée meravigliose dei grandi musicisti europei del passato, esemplare l’arrivo di Rachmaninov negli Stati Uniti all’inizio secolo, fino a quelle annuali di Maurizio Pollini. Ma anche quelle di giovani artisti italiani. Ho appena reinciso con la migliore etichetta Hi-Fi italiana, la Foné di Giulio Cesare Ricci, le variazioni Goldberg di J.S.Bach e le 4 ballate di F.Chopin che verranno presentate appena il covid-19 lo consentirà con un lancio in Europa, Estremo Oriente e Stati Uniti, non solo CD ma anche LP che hanno un numero crescente di appassionati. Potranno rappresentare per me un buon passaporto per una presenza negli Stati Uniti, meta fondamentale per la carriera concertistica.

Da giovane ma affermata musicista e concertista, quale messaggio si sente di dare ai suoi colleghi?

Nella storia della musica non si è mai visto un così alto numero di talenti musicali, soprattutto pianisti, quanto oggi. Resta però un limite, un retaggio del passato quando la cultura degli interpreti era monotematica, la  musica, il pentagramma e basta. Nulla veniva insegnato delle arti, letteratura, pittura, scultura e architettura. E così pure storia, filosofia e scienze. Quando si suona un pezzo è fondamentale conoscere molto bene il contesto politico, sociale e culturale in cui il compositore è vissuto e in particolare cosa succedeva nell’anno di composizione dell’opera. Conoscere tutto ciò è ovviamente un grande piacere personale ma anche un forte contributo per un’interpretazione più approfondita. Oggi le cose vanno meglio nei conservatori e nelle accademie. Ma la parte più importante va affrontata da soli, deve diventare un’abitudine per ciascuno di noi così come lo era per i grandi interpreti del passato. Basterebbe citare Schumann, Ravel e Stravinsky, ma il catalogo è grande.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400